Nuove scoperte per curare l’infertilità: l’enzima SGK1

Ultima modifica 14 Aprile 2021

Una donna su sei è affetta dalla cosiddetta “infertilità inspiegata”. Non esisterebbe, cioè, alcuna causa medica oggettiva per spiegare la sua difficoltà a concepire oppure a portare avanti una gestazione.

Nella dolorosa condizione di una donna infertile rientra, purtroppo, anche la tragedia della poliabortività.

Gli scienziati continuano ad effettuare ricerche per regalare la gioia della maternità anche a quelle donne che, apparentemente, non sarebbero in grado di concepire. Una recente e incoraggiante scoperta scientifica riguarda l’enzima SGK1, che si comporterebbe come una sorta di “interruttore” naturale capace di regolare non solo la fertilità, ma anche la buona riuscita di una gravidanza. L’enzima in questione riguarderebbe soltanto l’universo femminile.

La sua concentrazione e funzionalità potrebbe essere la causa principale delle difficoltà di concepimento. Non solo, potrebbe anche essere alla base degli aborti spontanei e ripetuti.

La scoperta è frutto dello studio di un gruppo di ricercatori dell’Imperial College di Londra i quali, prima di giungere a questa conclusione, hanno effettuato indagini sulla mucosa uterina di 106 donne che si sono prestate a questa ricerca scientifica.

Dai risultati è emerso che le donne che presentavano alti livelli di SGK1 riscontravano seri problemi di sterilità inspiegata. Le donne che invece avevano bassi livelli dell’enzima incriminato erano quelle più soggette ad interruzioni spontanee di gravidanza. La sperime

ntazione è poi proseguita utilizzando dei topolini: gli scienziati hanno inibito l’enzima SGK1 ottenendo quindi il concepimento. Poi, però, si è manifestato un manifestato un sanguinamento uterino, possibile causa di aborto proprio per i livelli nulli dell’enzima.

Ciò significa che una temporanea perdita di SGK1 durante il periodo fertile è essenziale per attivare una gravidanza che altrimenti verrebbe bloccata sul nascere. Dunque, per curare l’infertilità si può intervenire diminuendo i livelli di questo enzima. Livelli che invece potranno essere aumentati se si vuole evitare la gravidanza, dando il via a nuovi e più sicuri metodi anti-concezionali.

Questa scoperta rappresenta un passo importante per trovare risposte terapeutiche nei confronti di quelle donne che devono combattere la tragedia dell’infertilità: sarebbe infatti sufficiente regolare adeguatamente la quantità di enzima presente nel sangue: in fase di concepimento verrà inibito per poi essere aumentato nella dose sufficiente a scongiurare il rischio di aborto spontaneo.

Le ricerche sono ancora in corso, ci auguriamo che questa scoperta venga messa concretamente in atto il più prima possibile.

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