Ultima modifica 18 Giugno 2018

 

Ecco, ci mancava solo che uno dei più grossi enti per le adozioni internazionali ci mettesse bocca su chi e come una coppia infertile può coronare il desiderio di genitorialità.  Antefatto: Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che già ad agosto si era rivolta ai capigruppo di Camera e Senato circa la necessità di una legge d’iniziativa parlamentare sulla fecondazione eterologa, è tornata in questi giorni  a sollecitare lo sviluppo di un iter legislativo.  Nei criteri forniti da Lorenzin per l’elaborazione della legge, figurano indicazioni, regole, principi e limiti da imporre a chi si rivolge a questa forma di procreazione assistita.

lorenzin

Secondo Ai.Bi. manca però un criterio fondamentale e cioè il divieto per chi sceglie l’eterologa di iniziare, in caso di fallimento, un’adozione.  Le ragioni che porta Ai. Bi. sono le seguenti : “No  a chi concepisce l’adozione come ultima spiaggia per ottenere un figlio, no a chi vede nell’adozione un rimedio alla propria sterilità. Le ragioni sono presto dette e rispondono alla domanda: ‘chi è un figlio?’. Nel caso dell’eterologa la risposta è ‘un desiderio da soddisfare’, mentre per l’adozione si tratta di ‘un atto di giustizia che soddisfa il bisogno di un bambino abbandonato’. Due visioni diametralmente opposte, definitivamente inconciliabili. Come si pensa che una coppia che si è rivolta alla fecondazione eterologa possa essere idonea ad adottare un minore abbandonato? E’ una logica che esclude a priori l’accoglienza dell’adozione, quella che considera il figlio come “desiderio  da soddisfare, “prodotto” da realizzare con i più raffinati strumenti della medicina, “diritto” da reclamare “.
Ora, queste considerazioni sarebbero più che lecite qualora  si continui a leggere l’adozione con gli occhiali rosa della visione pseudo buonista,  ma mi domando perchè ci sia ancora questa totale ipocrisia fra molti, specie fra gli addetti ai lavori , rispetto alla scelta adottiva. Insomma, mi piacerebbe che si smettesse di fare i “santi” e si ammettesse una buona volta che anche l’adozione parte dal desiderio di diventare genitori e non dal pensiero di dare casa ad un bambino abbandonato almeno nel 90% dei casi.

Che poi il percorso adottivo sia appunto un ”percorso” che porta a spostare il  pensiero dal punto di partenza che ogni coppia  ha,  che è il “desiderio di figlio”, e che successivamente  questo percorso debba portare a far capire che  questo “desiderio di figlio”  è, nell’adozione,  composto da  “bisogni e desideri”,  è un punto  fondamentale. Il  più che naturale e legittimo desiderio di diventare genitori  si evolve in un secondo e  più maturo desiderio di dare una famiglia ad un bambino che non ce l’ha .

genitori santi

Non capisco, e, personalmente, non accetto che  si cerchi di far passare tutte le adozioni come la sola  scelta di dare una casa ad un bimbo abbandonato;  mi sembra veramente una visione utopica e poco realista e molto, molto ipocrita. Ma dove sta scritto che desiderare un figlio  biologico, anche quando si è sterili, sia un desiderio mostruoso ed in antitesi con la possibilità di  adottare successivamente? Ma perchè non si riesce ad ammettere che le persone possano, e debbano, provare ad avere un figlio biologico con qualsiasi mezzo che la scienza mette a disposizione prima di adottare? Mi sembra una sottovalutazione enorme della gioia che si prova nel portare in grembo per nove il proprio figlio  e di non considerare il legame che questo “stare in pancia” crea.

Poi, se anche questa strada non aiuta, va bene pensare ad una adozione, adottare dopo non diventa un percorso di serie B che porta ad una genitorialità di serie B e di conseguenza a figli di serie B.  Continuo a ripetere che ben vengano tutti i tentativi possibili che portino ad elaborare il lutto della sterilità e che questa elaborazione porti poi all’accoglienza di un bimbo abbandonato senza remore e senza se o ma, ma tutto questo passa inevitabilmente attraverso l’egoistico  “desiderio di figlio”. Possiamo dare l’opportunità alle coppie di capire cosa è realmente un’adozione  senza ricoprirla di un’ aura di santità? Non ci conquistiamo il paradiso di diritto perchè abbiamo adottato, siamo genitori come tutti gli altri, forse un tantino più maturi rispetto ai biologici perchè siamo costretti a farci mille domande e mille paranoie in più, ma siamo genitori di figli, punto. Basta, toglieteci l’aureola; non siamo genitori migliori perchè i nostri figli, non noi, hanno subito un abbandono. Forse si è genitori più consapevoli perchè abbiamo vissuto, pure noi, la nostra bella fetta di dolore e facciamo i conti con il loro di dolore ma poi, siamo solo genitori e loro, solo figli.

L’unica considerazione che mi permetto di fare  è che l’eterologa mi sembra tanto un’adozione a priori e che di bimbi che avrebbe bisogno di una famiglia ce ne sono così tanti che ci si potrebbe indirizzare  direttamente  verso di loro.  Però  mi rendo conto che mettersi davanti al pensiero di accogliere un bimbo che ha già  una valigetta più o meno grande di dolore o procreare un figlio benchè  biologicamente diverso da te, sono due cose molto differenti e non tutti sono pronti a tale pensiero. Io non riesco a pensare che ci possa essere in ogni caso una legge in futuro  che limiti così tanto le libertà individuali di scelta solo per  una idealizzazione buonista delle intenzioni adottive. E mi permetto di fare l’avvocato del diavolo: non è che agli enti dà fastidio la possibilità di perdere clientela a causa dell’eterologa? Vi lascio con questo dubbio.

Elisabetta Dal Piaz

La redazione del magazine. Nato nel maggio 2013, da marzo 2015, testata registrata al tribunale di Milano. Mamme di idee rigorosamente diverse commentano le notizie dell'Italia e del mondo, non solo mammesche.

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