Legge 194. Obiezione di obiettori.

Ultima modifica 28 Febbraio 2017

C’è un diritto più importante di un altro?
Questo è il problema.
Tutti sappiamo che esiste in Italia una legge, vituperata da più parti e per motivi diversi anche contrapposti, che ha regolato, non senza compromessi e tentennamenti, la possibilità di abortire.

E’ la Legge 194.

La legge, è stata anche oggetto di un referendum, quindi dovrebbe, fino a che non eventualmente modificata, essere rispettata da tutti.

Un codicillo della stessa, riguarda il diritto dei medici di opporre obiezione di coscienza che li autorizza, cioè, ad astenersi da ogni pratica abortiva.

Lo scontro nasce sul concetto di “nascita della vita”: gli obiettori equiparano l’aborto all’omicidio, dal momento che secondo loro la vita esiste già dall’incontro dell’ovulo col gamete; altri, invece, lo fanno decorrere dal momento della nascita vera e propria non riconoscendo quindi al feto nessun diritto.

La Legge 194 ha mediato sancendo che a decorrere dal quarto mese si può parlare di essere vivente facendo decorrere da quella data il divieto di interruzione di gravidanza, tranne pochissime eccezioni, ben chiare e definite.

Non è importante qui decidere chi abbia o meno ragione, la legge esiste e, come tale, bisogna osservarla.

Ma in questi anni è stato fatto?

Tranne in pochissimi casi sì, ma tra mille difficoltà e, spesso, in molti ospedali i medici obiettori facevano prevalere il loro diritto all’obiezione di coscienza, negando, di fatto, il rispetto della legge e obbligando le donne a cercare altrove un medico “abortista” che potesse aiutarle in quello già di per sé è un percorso difficile.

Perché, intendiamoci bene, l’aborto non è una passeggiata, non è una decisione che una donna prende con leggerezza, anzi è una decisione sofferta e dolorosa, ma a volte doverosa e necessaria.

Comunque è una decisione presa sulla propria pelle, che nessuno lascia ad altri e, anche se degli altri ha il conforto, se non è lasciata sola, riguarda solo la donna stessa.

E’ un diritto acquisito, un diritto della donna, per il cui ottenimento hanno lottato molto.

Ma veniamo ai fatti odierni. Che cosa è successo di diverso perché se ne parli tanto?

E’ successo che un noto ospedale, nientemeno che il S.Camillo di Roma abbia indetto ed espletato un concorso per due medici ginecologi abortisti, e questo per essere in grado di accogliere le richieste di interruzione di gravidanza dal momento che solo due dei medici dell’ ospedale non sono obiettori.

Apriti cielo! E’ insorta la CEI a difendere il diritto di obiezione, che, secondo loro, le norme del concorso vietavano, a parere dei vescovi tutti i medici ospedalieri potrebbero dichiararsi antiabortisti senza che nessuno possa protestare.
A loro, naturalmente, non importa che la legge venga disattesa, che venga negato il diritto, ripeto sancito dalla legge, di una donna che, per motivi suoi inconfutabili, decida di interrompere la gravidanza nei tempi e nei modi previsti.

Anche il Ministro della Salute ha alzato la voce contestando l’operato del Governatore del Lazio, c’è chi minaccia ricorsi, chi protesta per protestare, chi non è d’accordo su nulla, ma …

Speriamo che tutto finisca al più presto, che un diritto, quello delle donne, non venga calpestato anche se non si è d’accordo, anche se lo si deplora, ma è un diritto e, come tale deve essere rispettato.

E non mi si dica che allora verrebbe calpestato il diritto dei medici, e no, signori, un ospedale, tutti gli ospedali devono dare servizi, devono dare assistenza e cure, e così come all’interno degli stessi esistono medici con diverse specializzazioni, così come esistono pediatri e cardiologi, ognuno per ogni problema, così l’ospedale deve assicurare anche la presenza di medici abortisti, perché è giusto.

Anche se non piace, anche se avversa tale pratica, liberi di non praticarla o accettarla per se stessi, ma non si può pretendere che ad altri venga negata.

Almeno finché esiste una legge che tutela, va rispettata e fatta rispettare.

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