Occupare, in nome della libertà

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Via Zamboni, 36 non è solo l’indirizzo della biblioteca della facoltà di lettere dell’università di Bologna, ma è, per me, un luogo dove si sta distruggendo la nostra civiltà.
Mi spiego.
L’Università di Bologna è, da sempre, un simbolo di apertura a tutti. Pochi i divieti, molte le libertà allo scopo di assicurare alla maggioranza delle persone ampie possibilità di studio.
In quest’ottica la biblioteca è sempre stata aperta a tutti e per un tempo sempre più lungo, negli ultimi anni sino a mezzanotte.

Un luogo dove tutti potessero consultare i volumi in essa contenuti, studiare, preparare esami e tesi.
Tutti, nessuno escluso.

Ma, qualcuno l’ ha intesa come un riparo, come un luogo in cui sostare e scaldarsi, un luogo dove dormire.
Fin qui, non molto da dire, se non che sarebbero necessari altri luoghi per offrire i ripari necessari, ma non è questo l’argomento della mia riflessione.

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Purtroppo qualcuno lo ha invece inteso come luogo dove bivaccare, portare animali, comportarsi in modo indecente, incivile, disdicevole e peggio. Non solo utilizzando i pavimenti dei bagni per depositarvi i loro escrementi, ne dipingerne le pareti con getti di orina e spruzzate di vomito, NO questo non era sufficentemente incivile, no i ‘signori’ si divertivano altrimenti.
Si esercitavano a meglio infastidire studenti e bibliotecarie escogitando sistemi sempre più disgustosi: un esempio su tutti, un individuo ha lordato i pantaloni di una studentessa che stava consultando dei testi e, qUindi, non si è accorta di nulla, eiaculandole sopra.
Avete capito bene: eiaculandole sopra i pantaloni!
E questo è solo un esempio.
Conseguenza?

Il rettore ha installato due tornelli, per cui per accedere alla biblioteca era necessario possedere un pass o mostrare una carta di identità al personale di servizio.

Tutto risolto quindi? Nemmeno per sogno!
I frequentatori dei centri sociali ( che magari non avevano mai messo piede nella biblioteca) e, forse alcuni studenti dell’estrema sinistra, quelli, per intenderci che usano protestare per partito preso, sempre e comunque, hanno colto la palla al balzo e hanno iniziato a protestare, organizzando cortei, manifestando davanti al numero 36, secondo loro in modo pacifico. Sempre che occupazione, urla, spintoni o impedendo l’accesso a chi voleva entrare possa errere chiamato pacifico.
Poi sono riusciti ad entrare, usando le scale antincendio e rompendo un vetro, occupando i locali in nome della libertà.

Ma di quale libertà stiamo parlando?
Quella di prevaricare, quella di pretendere, quella di infischiarsene dei diritti altrui?
La libertà di maleducazione, di non conoscere il rispetto e la civiltà?
La libertà di comportarsi peggio di animali selvatici che, almeno loro, si ribellano contro i soprusi?

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Che civiltà è mai la nostra se si permettono, se si tollerano, addirittura si giustificano tali comportamenti?
E’ perfettamente inutile deplorare quel tipo di gioventù se ci si limita a stare seduti a guardare.

Certo i bulli non piacciono a nessuno, ma cosa si fa per combatterli, per modificare i loro comportamenti?
Quante mamme e papà giustificano i loro figli, per così poco. Dicono, sono ragazzate. Semmai sono gli altri che…
E poi i bimbi crescono.
I genitori di quei ragazzi, di quei giovani, magari nemmeno troppo, che hanno provocato l’installazione dei tornelli e di quelli che ne pretendono la rimozione urlando e devastando che pensano?
E se c’è qualcuno che dice: lo fanno per amore della libertà, può’ cortesemente spiegarci quale libertà?

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Sono una giovane ragazza dai capelli bianchi, un vulcano di curiosità con una voglia irrefrenabile di sorseggiare la vita, una fantasiosa e interessante signora piena di voglia di fare, dire, raccontare, condividere.

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