Ore 8.00 Tacco 8 ( e bimbi a scuola ! )

Ultima modifica 9 Febbraio 2021

Vado a prendere il mio ometto in asilo, e si sente tacchettare in corridoio.

Tutti sanno che arriva la mamma di Owen.

Martina, che ormai è dei medi, e ci vediamo già da qualche anno, quando passo davanti alla mensa in direzione della sezione Tartarughe, si alza dalla sedia per vedere che paio indosso oggi. Se quelle nere di vernice, quelle rosse che sono state una pazzia oppure gli stivaletti tutti chiusi con la fibbia di argento.
Ma no… quelli si sentono perché fanno un rumore grosso, hanno il tacco largo. Una volta mi ha detto che ho le scarpe come quelle della sua Barbie!
Ormai ho inoltrato le pratiche per l’adozione…

tacchi

Tutti all’asilo sanno che la mamma di Owen è così.
E quando corriamo insieme, io e lui, a prendere Joanne a scuola, la scena è sempre la stessa. Qui le bambine sono sicuramente più discrete e meno spontanee di Martina, ed è passata l’età dello stupore ingenuo, ma passo sempre per LaMammaDiPrima (Elementare). Quella strana, quella che anche con il vento, la pioggia e la nebbia è sempre pronta, a tacchettare, avanti e indietro, nonostante abbia parcheggiato a centro metri dalla scuola, nonostante ci sia un via vai di camion, perché i lavori purtroppo non finiscono mai.

Di commenti ne ho sentiti un milione.

Da chi si preoccupa solo della dispersione del mio calore corporeo (ma non hai freddo con le open toe?) a quelle che pensano che prima o poi mi spaccherò una gamba (solo perché mi ostino ad arrivare con un tacco almeno 8).

Poi c’è la domanda di rito: ma come fai con due bambini piccoli?
Intanto i miei, non sono figli “piccoli”. La maggiore ha la bellezza di 6 anni ed è autonoma e indipendente. Avete visto come sono i bambini di questa età oggi?
Sono ragazzi sveglissimi, curiosi del mondo e desiderosi di sapere. Non la devo di certo portare in braccio e la mia capacità di relazione con lei non ha niente a che fare con i miei otto centimetri artificiali. Semmai è il maschio che mi mette sempre più a dura prova.

Gli uomini cominciano già dai primi anni a darci qualche grattacapo.

Lui sì, dall’alto dei suoi tre anni e mezzo, ogni tanto vuole che la mamma lo coccoli, lo baci davanti a tutti e lo porti in braccio in asilo. Quindi faccio l’unica cosa possibile: attingo a quella risorsa di amore ed energia inesauribile di cui ogni mamma è dotata, e mi faccio forza sulle mie personalissime doti di grande equilibrista circense. E parto, vacillante, con borsa da una parte e 17 chili di morbidezza come contrappeso ma con il passo deciso e spedito verso un’altra giornata di asilo.

E poi c’è la domanda chiave, la regina di tutti i dubbi : ma chi te lo fa fare?

E questo davvero, è proprio un bel quesito.

Anche se mi ostino a festeggiare ogni gennaio i miei VentiCinqueAnni, forse ne ho qualcuno in più, lo devo ammettere. Anche a me stessa, oltre che a Facebook. Sono una mamma, di quelle giovani (ovviamente), dinamiche e dirompenti, che si ostinano a fare della famiglia la missione primaria. Sono una mamma tradizionale italica, da stereotipo londinese, come lo era mia madre, e come la madre di mia madre.
Ho del tempo per me, ma generalmente la mia giornata ruota attorno ai bisogni dei miei figli, al sostegno per mio marito, alla casa e alla incombenze quotidiane.

Quando mi alzo, la mattina, ho bisogno assoluto di ricordarmi che, oltre ad essere LaMammaDi e LaMoglieDi, sono prima di tutto Sara.

E se non mi concedo qualcosa, che riguardi solo ed esclusivamente me stessa, potrei perdermi ed essere inghiottita dai bisogni degli altri.
Per trasmettere gioia ed essere aperta alle loro richiesta, ho necessità di ricordarmi chi sono, cominciando a prendermi cura di me. Quindi mi sveglio e prima di tutto mi occupo di me stessa, mentre tutti dormono, mentre tutti sognano. Così mi vesto bene, mi trucco come si deve e mi infilo un paio di scarpe SPETTACOLARI.

Per sentirmi in ordine e per sentirmi bene.

Ho paura che se smetterò un giorno di mettere i miei tacchi, e di fare tutte queste cose, potrei lasciarmi andare e ritrovarmi d’un tratto ingrassata di 20 chili, con 10 anni di più e con i bigodini perennemente in testa. Aiutoooooooooo!!!! E’ un’immagine orrenda che devo assolutamente cancellare dalla mia testa…

Ormai le mie amiche lo sanno, i bambini mi conoscono e nella mia piccola realtà provinciale non desto neanche tanto stupore. Sono solo quella “CheCiTiene”, come si dice da queste parti, che significa che non esce di casa in scarpe e tuta da ginnastica. Ci si abitua a tutto, nella vita, anche alle pazzie delle tipe come me. Quel tacchettio, quel luccicore della vernice, quella punta che sbuca dai pantaloni, sono le mie fondamenta che mi aiutano a star ben piantata a terra e che fanno parte proprio di me.

Se poi un giorno farò una grossa scivolata, di quelle splendide e plateali, e finirò col mio sederone al vento, forse comincerò ad abbassare il tiro, a rinunciare a qualche centimetro.

Ma con molto molto orgoglio e senza pregiudizio.

3 COMMENTS

  1. bellissimo articolo. bello leggerti. in effetti anche io sono una di quelle mamme che commenta negativamente le donne che si presentano con tacco 12 alle 8 del mattino. dici che sia invidia? mah… però in effetti non avevo mai pensato di ”leggere” il vostro punto di vista…

  2. Mi fa molto piacere rileggere un articolo di qualche anno fa… Il tempo passa ma al tacco non ho proprio mai rinunciato. Bello anche sentire le vostre esperienze e le vostre opinioni, che rappresentano un perfetto spaccato della realtà femminile: chi li ama e chi proprio non ci riesce. Ma noi donne siamo belle proprio per questo: siamo tutto e il contrario di tutto!
    Un grande grande abbraccio a tutte le nuove mamme (nonché donne).

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