"Papà ho paura!": non comprerò mai il libro

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Ultima modifica 8 Settembre 2015

Sono stata alla “lettura animata” del libro di Marzia Gianotti: “Papà ho paura!. E la paura è venuta a me, ora vi spiego perché.

papà ho paura recensione lettura

La lettura animata di “Papà ho paura!”

L’autrice non solo non si è presentata alla platea composta da bambini e genitori ma ha iniziato a leggere il suo libro senza alcuna intonazione o minima preparazione alla lettura, con un fare a dir poco freddo e distante.

Voglio raccontarvi quello che è successo durante la lettura prima e il laboratorio poi.

Il racconto della lettura

Di fronte l’autrice aveva una decina di bambini fra i 3 e i 4 anni, alcuni più piccoli e solo uno di 5. Durante la lettura veniva chiesto ai bambini cosa ne pensassero di questo o di quello ma, ahimè, a parte il bambino di 5 nessuno parlava. A un certo punto mia figlia (3 anni e 8 mesi) alla sua domanda “se questa specie di ragno gigante non fosse un mostro, cosa vi sembrerebbe?” ha risposto: rami di aghi di pino! L’autrice l’ha guardata meravigliata com-plimentandosi dell’osservazione molto particolare.

Alla fine della lettura ha consegnato ai bambini alcuni fogli su cui erano disegnate sagome di mostriciattoli che i bambini avrebbero dovuto colorare con i pennarelli a spirito. Tea, non essendo abituata né capace di colorare rimanendo dentro una sagoma, perché – per fortuna sua e mia – frequenta un asilo in cui il disegno è fondamentale ma vissuto nella massima libertà espressiva – è andata fuori dai bordi e non sapeva nemmeno tenere bene il pennarello in mano (all’asilo usano dei bellissimi pastelli a cera a forma di mattoncino oppure gli acquerelli): la signora non solo l’ha ripresa, correggendo il suo modo di colorare e dicendole di stare nella linea della sagoma, ma è venuta da me dicendomi che voleva darmi un consiglio: “Sarebbe meglio se facesse fare alla bambina degli esercizi a casa, disegni dei cerchi e dei quadrati e insegni a sua figlia a stare dentro la linea!”
Alla mia domanda sbalordita e infastidita sul perché e a cosa servisse che una bambina di poco più di 3 anni e mezzo dovesse saper fare una cosa del genere, la sua risposta è stata che quando andrà alle elementari le insegneranno gli insiemi e lei deve – DEVE ?- saper già colorare in quel modo!

Ho colto lo sguardo di mia figlia: guardava tutti quanti attorno a sé mentre faceva andare su e giù a casaccio sul foglio quel pennarello, li guardava come a voler dire: sì ma qual è esattamente il divertimento? L’autrice del resto elogiava con un “bravissimo/a” chiunque consegnasse il foglio colorato come aveva chiesto. E devo dire che tutti i bambini anche coetanei di Tea sapevano fare bene l’esercizio.
La signora la guardava quasi preoccupata che mia figlia alla veneranda età di 3 anni e rotti non sapesse colorare con precisione la sagoma di un mostro.

Dopo ha chiesto ai bambini di disegnare di loro pugno ognuno il proprio mostro. Mia figlia ha disegnato il sole, un fiore, una pietra, il prato. La signora Gianotto le chiede: “sì, ma dov’è il mostro?”
Mia figlia risponde con queste testuali parole: “il mostro non c’è perché a me piacciono solo le cose belle!”
L’autrice del libro ha guardato Tea, colpita e stranita le ha detto per la seconda volta in mezzora che aveva fatto una bella, davvero bella osservazione. Ma neppure questo l’ha redenta. Perché non contenta le ha chiesto di scrivere il suo nome sul foglio e Tea l’ha scritto a stampatello con le lettere messe un po’ su e giù, non proprio allineate. Ma erano evidenti la T la E e la A. La signora scrittrice ha chiosato con mia figlia che quella era “una firma” (come a dire, non è che lo sai proprio scrivere bene il tuo nome!).

Le volevo dire – ma mi sono trattenuta – che mia figlia non sa colorare con precisione ma sa pensare. E sa pensare grande, come dice Franco Lorenzoni. E prima di scrivere il suo “Papà, ho paura”, forse avrebbe dovuto leggere proprio “I bambini pensano grande” di Lorenzoni, maestro di scuola elementare con oltre 30 anni di esperienza e di lavoro profondo e serio con i bambini.

Il vero problema è che ora c’è una specie di “child business”, e tutti si improvvisano scrittori-lettori-teatranti-terapeuti per bambini.
Quindi, io sì ho paura. Che le mie figlie possano incontrare insegnanti così!

#mammareporter Santa 

9 COMMENTS

  1. Prendo atto delle forti critiche che mi vengono rivolte anche se rappresenta l’unico caso.
    Su esplicita richiesta della signora ho dato esclusivamente un consiglio da mamma.
    Vorrei ricordare che ho semplicemente scritto un libro che affronta una problematica comune nei bambini e non ho la pretesa di voler ricoprire ruoli che non mi competono. In quest’occasione come in tutte le altre è stata espressa soddisfazione sia da parte dei bambini che dei genitori.
    Marzia Gianotti

  2. Quando un adulto parla a un bambino, solo l’umiltà gli permette di lasciare che il bambino parli a lui. E le buone maniere, assicurava San Filippo Neri, sono il principio della santità.

  3. Marta, ti ringrazio per averci risposto personalmente, ci piacerebbe poter ospitare una tua risposta articolata alle osservazioni di Santa. Che ne pensi?

  4. Marzia, mi dispiace aver dovuto scrivere la mia opinione così negativa ma questa è stata la mia personale esperienza. E poiché sia per mestiere sia per il fatto di avere due figlie, di eventi per bambini ne vedo tanti, quello che penso sempre è che “lavorare con i bambini non è affatto semplice”.

    Non tutti i bambini sono uguali per fortuna e non c’è un metodo migliore o peggiore (infatti per me che nelle scuole materne pubbliche si prepari alla scolarizzazione non è un problema, io – però – non voglio che ci vada mia figlia perché ho studiato e mi sono informata accuratamente e scelgo per le mie figlie un percorso differente). Mia figlia è sana, felice, sveglia. Per me – da mamma – questo è il dato più importante.

    Ovviamente spero tu possa continuare migliorando di giorno in giorno il tuo approccio partendo anche dalle critiche come la mia. 🙂

  5. Una recensione così brutta e personale sembra più un atto vendicativo che obiettivo. Definirsi “reporter” e non aver neanche letto il libro fa sorgere dubbi nella scelta delle persone e di questa redazione…Anche il fatto che la mamma non abbia detto subito nulla e si sia sfogata in questo modo mi lascia perplessa…Ho visto molte foto sul sito e mi sono sembrati bambini contenti in un clima sereno.

  6. Per fare un po’ di chiarezza sulla
    questione e soprattutto per chi mi segue, ho deciso di replicare.
    Concordo pienamente con quanto affermato da Valeria in quanto se la signora avesse comunicato a fine lettura il suo disappunto ne avremmo parlato di persona, confrontandoci anche con gli altri genitori e ne sarebbe venuta fuori una discussione proficua e costruttiva.
    Il contenuto e le dichiarazioni della signora con le “competenze” di reporter, se leggete bene l’articolo, appaiono immediatamente discordanti ed anche l’affermazione “non comprerò mai il libro” sembrano tendere ad altri fini.
    Ricordo che la signora, mentre ero tra i bambini che disegnavano, mi ha chiamato vicino a lei chiedendomi consiglio su come la figlia potesse mantenersi a colorare all’interno dei bordi, ribadendo più volte che la stessa frequentasse una scuola privata con metodo Steiner. Io le ho risposto di non essere esperta del settore, ma essendo mamma di un bambino le ho consigliato di farla colorare molto a casa standole
    vicino, utilizzando anche le figure geometriche. Non mi sarei mai permessa di DARE consigli ad una persona che oltretutto non sapevo che fosse la mamma di quella bambina e soprattutto RIPRENDERE una bambina che felicemente disegnava.
    Ribadisco che non voglio e non ho la competenza per ricoprire altri ruoli ma vi assicuro che la lettura del libro viene fatta prestando particolare
    attenzione ai bambini, cercando di creare un filo diretto con loro, stimolando fantasia, curiosità e interesse per quello che viene letto.
    Quando fai una cosa con amore è impossibile che riesca male per cui se mi viene contestata una lettura senza interpretazione e mimica io rispondo che se fosse così dopo pochi minuti i bambini si alzerebbero e non continuerebbero ad ascoltare la storia, mentre in realtà
    rimangono concentrati e incuriositi fino alla fine del racconto, senza mai
    distrarsi. Proprio giorni fa sul mio sito avevo commentato l’espressione
    annoiata di una bambina intenta ad ascoltare la storia raccontata dalla mamma con un’intonazione alla quale probabilmente si riferisce la signora, quindi questo è un elemento al quale presto particolare attenzione.
    Associare il discorso della “child business” con la lettura del mio libro mi sembra inopportuno e inadeguato, soprattutto su un sito sponsorizzato come questo.
    Concludo affermando che i TUTTI i bambini sanno pensare, indistintamente dalla scuola di provenienza e con la loro testa sanno valutare se una storia è interessante e raccontata nel modo giusto.
    Marzia Gianotti

    • Gentili signore Marzia e Valeria, nel mio post non parlo mai del libro (che appunto non ho letto ma solo sfogliato lì in sede della presentazione). Io parlo della mia PERSONALE esperienza di quel pomeriggio. E delle deduzioni che ne ho tratto. Non sono una sprovveduta e so bene di cosa parlo. Non ho nessun tipo di motivazione addirittura “alla vendetta”!
      Ho chiesto alla signora Marzia di spiegarmi perché “quell’esercizio” e perché così solo perché vedevo gli sguardi e i tentativi di “correggere” mia figlia nel suo modo di NON saper tenere bene il pennarello e NON saper stare nelle linee. Se non mi avesse chiesto poi quanti anni avesse (che a monte di tutti gli sguardi fatti a tea voleva proprio dire: oh mamma mia questa bambina è indietro!!) non mi sarei mai permessa di chiedere. Sta di fatto che sono una mamma che osserva, consapevole e informata e se dovessi consigliare di andare alla presentazione del libro in questione ml lo consiglierei.

  7. Ho letto l’articolo e mi sono stupita, ognuno ha le sue opinioni personali, anche io ho partecipato alla presentazione e laboratorio del libro e porto la mia testimonianza. La partecipazione era gratuita e tutti i bambini erano presi dal racconto e si sono divertiti prima a colorare poi a disegnare. Marzia è stata cortese e gentile con tutti, forse la signora Santa si aspettava qualcosa di più considerando che ho sentito dire da lei più volte come “tenesse” a sua figlia e che l’avesse iscritta alla Steiner una scuola che non tutti possono permettersi visto che costa migliaia di euro l’anno e che insegnano ai bambini a scrivere a sette anni. Sua figlia non riusciva a tenere il pennarello confrontandosi anche con bambini più piccoli ed ho visto la signora chiamare Marzia per chiederle consigli, è falso scrivere il contrario. Chi sceglie percorsi alternativi convinto di fare la cosa migliore spesso non sa essere obiettivo. Mio figlio più piccolo non va all’asilo ma a casa facciamo moltissime cose insieme. Credo che sia sbagliato pensare di lasciare il compito solo alla scuola, migliore che sia, dell’apprendimento ed educazione.
    I genitori sono i primi insegnanti.

    Cinzia

  8. Gentile signora Cinzia, che mi si dia della bugiarda non lo accetto. La qualità del “laboratorio” era opinabile e la scuola steineriana non costa un centesimo di più di tutte le scuole private. E poi ripeto per la terza volta che ho chiesto alla signora Marzia NON UN CONSIGLIO ma perché si aspettava che mia figlia DOVESSE saper fare quella cosa visto che era lì solo per divertirsi: e che cavolo! fateli divertire a modo loro questi poveri bambini. Li trattate come piccoli adulti sempre a fare a gara a chi impara prima le cose che sappiamo fare noi grandi.

    Rispetto il suo modo di educare suo figlio, lei rispetti chi – come me – lascia liberi i propri figli piccoli dagli esercizi scolastici.

    E poi che vuol dire che mi ha sentito più volte “quanto ci tenessi a mia figlia”? Non mi ricordo se l’ho detto, ma mi fido della sua memoria e del suo acutissimo orecchio.

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