Emozioni: parlatene fin da subito con i vostri figli.

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Emozioni

Ultima modifica 3 Giugno 2021

Cosa sappiamo delle emozioni dei bambini?
A volte, molto poco.

Non perché non si abbiano le adeguate conoscenze, ma perché si tende a pensare che i bambini non abbiano emozioni o che le abbiano in modo limitato rispetto ad un adulto.

Mi spiego. 

Mi è capitato recentemente di parlare con un genitore e, analizzando assieme un comportamento del suo bambino, ho affermato “forse fa così perché è triste”; il genitore in questione si è stupito molto e ha detto “non pensavo che a questa età (18 mesi) potesse provare tristezza”.

Emozioni: parlatene fin da subito con i vostri figli.

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Ebbene sì.  

I bambini, di tutte le età, sentono, vivono, esprimono le emozioni.

Fin dai primi giorni di vita, e chissà forse anche nella pancia, si manifestano alcune emozioni, ovvero la gioia, la paura, la rabbia, la tristezza, il disgusto.
Queste sono quelle emozioni che permettono la sopravvivenza, ecco perché sono evidenti fin da subito. 

Con questo si vuole intendere che se un bambino di 9 mesi ha fame, per cui sente un bisogno primario vitale, e non può parlare, può comunicare con l’emozione della rabbia il suo bisogno, ad esempio strillando.

Altre emozioni compaiono dopo il secondo anno di vita o meglio quando un bambino inizia ad avere una migliore consapevolezza di sé, degli altri ed inizia ad essere maggiormente socializzante.

Queste sono la vergogna, l’orgoglio, la colpa e la gelosia.

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Usando lo “psicologese”, le prime emozioni che vi ho descritto si chiamano “semplici”, mentre le altre “complesse”.

Quindi, se anche i bambini vivono e sentono le emozioni come gli adulti, è vero però che esiste una differenza enorme sia nell’espressione che nella gestione delle stesse. 

Per loro questi due aspetti sono tabula rasa.

Ai bambini va insegnato a nominare ciò che provano, va insegnato loro un nome che categorizzi le emozioni che sentono dentro, perché essi assaggiano il vissuto o più vissuti contemporaneamente ma è come se provassero un marasma emotivo, indefinito, complesso e sconosciuto. 

Il ruolo dell’adulto qui è fondamentale.

Un secondo ruolo altrettanto importante è quello di insegnare ai bambini a gestirle e ad esprimerle in modo corretto. 

Come fare nel concreto?
Mi vengono in mente alcuni spunti, che condivido con voi. 

I bambini osservano ed imparano come spugne. Se vedono la loro mamma o il loro papà alle prese con le emozioni sapranno come si esprimono e come si gestiscono. 

Se, ad esempio, una mamma urla dalla rabbia, il bambino imparerà che si farà così. 

Questo non vuole dire che allora un genitore debba nascondere le proprie emozioni. Anzi! È fondamentale che le mostri, ma che possa trasmettere anche al bambino il modo in cui gestirle. 

La mamma in questione potrebbe verbalizzare ciò che sente, ad esempio dicendo “oggi proprio non va, sento tantissima rabbia dentro. Avevo bisogno di sfogarla urlando”. 

Il bambino capirà e farà suoi tutti questi passaggi.

Oppure, chiedete spesso ai bambini come si sentono in una data circostanza, con gli altri, nel gioco. 

O ancora, se leggete un libro con loro o vedete un cartone animato o un film non soffermatevi solo sul contenuto della storia, ma riflettete con loro anche sul taglio emotivo.

Li metterete in tal modo in contatto con questo mondo.

Se l’adulto riesce a cavarsela in questo compito, partendo già dalla nascita del bambino, è sulla buona strada per trasmettergli un prezioso bagaglio contenente gli studenti della regolazione emotiva. 

Cosa se ne fa un bambino? Di tutto. Questo bagaglio è la base per capire se stessi, compito già complesso, per capire di conseguenza gli altri ed entrare in empatia con loro.

Nel prossimo articolo parleremo della paura. Intanto confrontiamoci su questo!

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