Penso che un sogno così…

Ultima modifica 4 Giugno 2018

Penso che un sogno così, non ritorni mai più…

Inizia con un semplice accenno di questa celeberrima canzone lo spettacolo di e con Beppe Fiorello, al teatro Sistina dal 24 al 29 novembre, per riportare sul palcoscenico l’indimenticabile storia di Domenico Modugno, la sua musica, un pezzo di storia d’Italia e soprattutto la storia della famiglia di Beppe, che sa intrecciare con maestria insieme a quella di Modugno, che scopriamo essere uno dei suoi miti di sempre.

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Uno spettacolo tenuto interamente dal vivo
Beppe, per due ore ininterrotte intrattiene il pubblico raccontando una storia, la storia della sua famiglia, del proprio padre, dell’amore dei suoi genitori, di lui da picciriddu, timido, impacciato, silenzioso, completamente bloccato e attento osservatore della vita che lo circondava. Ha assorbito tutto quello che gli accadeva intorno catturando ogni singola sfumatura e raccontandola ora con la maestria che lo contraddistingue, altalenando momenti di grande ilarità a momenti di forte emozione.
Il tutto è accompagnato dalle canzoni di Modugno, che sembrano esser state la colonna sonora della sua intera esistenza e dell’esistenza della sua famiglia. E mentre racconta di se stesso, Beppe Fiorello, riesce a raccontare anche di Domenico Modugno, della sua storia partita anch’essa da un paesino del sud, pieno di sogni e speranze e tanta voglia di cambiare le cose, un rivoluzionario nel suo genere, un uomo che ha amato tanto, che con determinazione e talento ha sovrastato il mondo itero. Da una parte questo grande artista e dall’altra un’altra grande figura, quella paterna. Così è cresciuto lui, il picciriddu: in mezzo a due giganti. Parla di suo padre con devozione, con affetto, con rispetto, con tantissimo amore: è stato un papà protettivo, divertente, affascinante, che ha saputo trasmettere ai figli l’amore per la vita, per le belle emozioni, per la musica.
Si passa attraverso un pezzo della storia d’Italia che sembra lontanissimo nel tempo, ma che non lo è affatto, anzi… gli effetti li stiamo ancora vivendo ed è tutto raccontato senza retorica, senza polemica: sembra veramente di rivedere il golfo degli Dei sovrastato dalle ciminiere dell’industria siderurgica attraverso gli occhi di un bambino.

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Le note di tante canzoni a noi conosciute, hanno attraversato il palco, la voce di Beppe è perfetta, accompagnato solo da due chitarre e dai due maestri Daniele Bonaviri e Fabrizio Palma, tutto scorre lasciando un gran senso di appartenenza: nella storia di tutti noi c’è un pezzo di Modugno, mi ci sono molto rivista in questa trasposizione, anche io ho vissuto all’ombra di un papà che adorava la musica e le canzoni di Modugno, che adorava canticchiare canzoni come “La lontananza sai è come il vento…”, oppure “Resta cummè… nummelassà…” o anche “Tu sì ‘na cosa grande pemmè…”
Come dimenticarle?!

Tanta commozione al momento della canzone “Tu sì ‘na cosa grande”.

beppe-fiorello

E poi si arriva a raccontare come Beppe ha accolto la notizia del suo ruolo di protagonista nel film sulla storia di Domenico Modugno, parla del suo panico, dei suoi timori, parla del suo incontro con la moglie di Modugno, Franca, parla di quella giacca, quella famosa giacca color carta da zucchero indossata in quella serata di Sanremo che l’ha visto trionfare… e parla di come, una volta provata, gli calzava a pennello, sembrava esser stata fatta su misura per lui, era il segno inconfondibile, che lui e soltanto lui, poteva impersonare Modugno, il suo mito, il mito della sua famiglia, che tanto evocava il suo amato padre e che avrebbe aiutato Beppe stesso a superare tanti blocchi, perchè in un certo senso, lui era sempre rimasto intrappolato in quel picciriddu che aveva paura di tutto e tutti.

“Penso che un sogno così” sarà in scena a Roma, al teatro Sistina fino al 29 novembre. Se volete vivere delle grandi emozioni, allora è sicuramente il regalo giusto che potete farvi: andatelo a vedere.

La chicca della serata, è stata alla fine, al momento dei ringraziamenti al pubblico: Beppe ha rivolto un sentito ringraziamento alla gente in sala, che nonostante il clima di paura che ormai serpeggia silenzioso tra noi, siamo riusciti ad uscire di casa e a sederci a quelle poltrone, quasi noncuranti di tutto questo… e ciò è la dimostrazione che loro non ce l’hanno fatta, che siamo in tanti, il teatro era gremito, e che abbiamo voglia di vivere e combattere continuando a vivere la nostra vita.
Ha quindi dedicato l’intero spettacolo ad un’altra famiglia: l’ha voluto dedicare ai cari di Valeria Solesin, la veneziana uccisa durante quella terribile serata di Parigi.

Un grandissimo Beppe Fiorello.

Micaela

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