Prescolarizzazione sì, prescolarizzazione no

2
2128

Ultima modifica 20 Giugno 2019

Ho assistito qualche giorno fa ad un interessante corso di aggiornamento sul “classrom debate”: di fatto significherebbe impostare la lezione su un confronto orale circa un argomento. La classe dovrebbe essere divisa in due gruppi: quelli favorevoli al “pro” e quelli “contro”. Un terzo gruppo fa da moderatore; ascolta, pone delle domande e alla fine indica quale tesi sia stata più convincente.

classrom debate

L’argomento “prescolarizzazione” sarebbe un argomento ideale per tale tipo di confronto vista l’importanza che riveste nel dibattito educativo-didattico.

Per prescolarizzazione si intende l’anticipo di competenze che di fatto sarebbero introdotte durante la prima classe della scuola primaria (prescrittura, prelettura, pregrafismi).

Io personalmente dico “No”… anche se mi piacerebbe ascoltare qualche parere (specialmente di insegnanti di scuola dell’infanzia visto che io lavoro alla primaria e mi trovo spesso ad accogliere classi prime con livelli differenti di prerequisiti) favorevole al “Sì”.

Innanzitutto ci sono più studi che sostengono che la prescolarizzazione degli alunni a cinque anni abbia più effetti negativi che positivi. Tendenzialmente, infatti, si pensa che anticipare ai bambini alcune competenze scolastiche possa prepararli al “grande salto” quando in realtà non è così: aumenterebbe il loro potenziale di ansia e di senso di inadeguatezza. Alcuni studi statunitensi hanno infatti monitorato le prestazioni di alcuni alunni durante il loro percorso di studi ed hanno visto che coloro che avevano frequentato una scuola dell’infanzia incentrata sul gioco senza anticipo di competenze di prelettura e prescrittura hanno avuto risultati migliori rispetto ad altri.

Il gioco, infatti, specialmente il gioco libero, è una grossa fonte di apprendimento per il bambino, molto più di tante schede che anticipano i versi e le direzioni delle letterine.

Il gioco è una cosa “seria” e con esso il bambino può imparare meglio moltissime abilità che poi saranno utili per la scuola primaria: raccogliere sassi e conchiglie per poi contarli e dividerli sono abilità utilissime per la matematica, giocare con le letterine (anche con il celebre cartellone tattile Montessoriano dove i bambini possono toccare la sagoma della lettera e quindi riconoscerla) può essere utile per l’apprendimento della letto-scrittura, ecc…

vocali

Senza contare che, parlo per la mia esperienza, moltissimi bambini vengono alla scuola primaria che sanno già leggere o riconoscere alcune lettere (e questo fa tanto piacere ai genitori!) ma non sanno rispettare i turni di una conversazione, tenere in ordine il proprio materiale scolastico o esercitare la manualità (incollare, dividere a metà un foglio, usare le forbicine…).

Spesso ci troviamo a dover lavorare con livelli diversi di bambini: coloro che sanno già leggere e scrivere parecchie parole (e sono sempre più la maggioranza) che magari hanno imparato a “modo loro” seguendo la loro curiosità personale (sicuramente stimolata, anche dalla scuola) e coloro che invece sono digiuni di tutto.

Lavoriamo già a settembre su piani diversi e, in un contesto di classe nuova e di ambientamento per tutti, talvolta non è facile.

In realtà non ho trovato neanche dei segnali significativi che potessero anticipare future difficoltà: spesso e volentieri chi è entrato a scuola che sapeva già leggere ha rilevato disturbi di apprendimento alla fine della seconda/inizio terza.

A me piacerebbe che i bambini della scuola dell’infanzia non siano troppo oppressi da quel “quadernone” di lettere e numeri fatto in bella scrittura che tanto piace ai genitori, ma che siano stimolati con giochi mirati all’acquisizione di competenze che durante il primo anno di scuola primaria, ahimè, spesso non curiamo.

Che ci sia più continuità e comunicazione e non sovrapposizione, insomma.

E voi? Cosa ne pensate?

Arianna Simonetti

 

2 COMMENTS

  1. Gentile Arianna,

    vorrei rigraziarla per questo e altri articoli molto interessanti.
    Vorrei anche comentare che se i genitori stavano di piu con i loro bambini invece di lasciarli con babysitter ,nonni e in vari centri estivi, conoscerebbero molto meglio i loro figli e il monmento giusto di introdurli a lettere, scirivere e numeri.

    Grazie

  2. Penso che le attività di alfabetizzazione prima della scuola siano utili, questo in alcuni casi, lo sottolineo perchè ogni scuola ha un approccio diverso ed ogni bambino lo è. Ci sono innumerevoli studi che rilevano dei vantaggi legati al pregrafismo, ma ci sono anche i sostenitori del no. Io credo che quando si utilizzano metodi giusti, unendo attività diverse e divertenti alla tracciatura, non si trasferisca sui bambini alcun tipo di ansia, ma allo stesso tempo gli si danno competenze strategiche per il loro ingresso alla scuola. Se prendiamo un libro prescolare ben strutturato, al suo interno troveremo dei giochi come: unire i puntini, labirinti, trovare le differenze, riconoscere le sagome attraverso le associazioni, giochi di colorazione etc. Favorevoli o no non ci sono dubbi sul fatto che questi giochi divertano i bambini abituandoli a gestire gli spazi del foglio, accrescere la loro coordinazione oculo-manuale ed aiutarli ad accrescere le loro capacità cognitive. Quando viene presentato come un gioco l’apprendimento non credo che generi ansia di prestazione. Certo tutto è regolato dall’approccio del genitore all’introduzione delle attività, ma quando viene fatto con serenità ha lo stesso impatto che giocare con le costruzioni, anch’esse strategiche. In definitiva mi vedo favorevole anche al pregrafismo, con la consapevolezza di non dover essere esigenti, “quel che verrà verrà” al resto ci penserà la scuola!

Rispondi