Priebke compie cent’anni

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Ultima modifica 20 Aprile 2015

Li compie nella tranquillità della sua abitazione in Roma da dove, malgrado si agli arresti domiciliari, evade ogni giorno per qualche inderogabile incombenza, accompagnato alla sua badante e scortato da due agenti.

Ci sono immagini che lo ritraggono comodamente seduto al tavolino di un bar che nasconde il viso dietro un giornale quando si accorge del fotografo e della sua macchina fotografica.
La mia domanda è perché gli sia concesso di passeggiare liberamente per le vie di Boccea.
O i domiciliari per lui sono solo un pretesto o, vista la sua veneranda età, gli vengono concessi permessi speciali, ma in questo caso perché gli dobbiamo fornire una scorta?
Per la sua sicurezza o perché abbiamo paura che si dia alla fuga?
Fuga da che? Da una casa in cui vive tranquillo?
E perché poi dovremmo farci carico della sua sicurezza?
Non è un uomo che meriti pietà, ne considerazione o perdono.
È il responsabile di un eccidio: ha fucilato più di 300 persone, trecento innocenti trascinati e sepolti alle fosse ardeatine, uccisi per ritorsione, per vendicare un attentato e la conseguente morte di 30 soldati tedeschi.
Massacro che non ha mai negato, ma del quale non si pente, non prova il minimo rimorso.
Ha sempre ripetuto di aver solo  adempiuto al suo dovere di soldato, dovere che ha assolto supina scrupolosità, senza un fremito, senza un battito di ciglia.
Aveva, a guerra conclusa, trovato rifugio in Argentina dove viveva felicemente senza un pensiero, immemore di colpe e responsabilità.
Nessun pensiero molesto, nessun incubo notturno, nulla.
Scoperto, ha presenziato al suo processo con un’ aria di estraneità, di sufficienza verso i suoi accusatori, quasi incredulo che, a distanza di così tanto tempo,qualcuno osasse processarlo, giudicarlo e condannarlo per un eccidio da lui attuato nell’ambito di una guerra, eccidio per lui normale e per il quale non si riconosce nessuna responsabilità.
A causa della sua età avanzata non è stato incarcerato, ma gli sono stati concessi i domiciliari, ma perché concedergli di uscire giornalmente, sedersi ad un tavolino di un bar,fare la spesa?
Forse perché non basta, per prendere una boccata d’aria, affacciarsi ad una finestra o sedere sul balcone di casa sua o forse perché gli si vuole concedere una vita il più possibile normale?
Quella stessa vita che lui ha brutalmente tolto a 335 persone?
Forse gli permetteranno i ripetere, per il suo centenario, quei festeggiamenti che gli hanno riservato per i suoi novant’anni?
Quando hanno permesso che il figlio e altre 100 persone circa provenienti da mezz’Europa banchettassero in un agriturismo, con tanto i torta e candeline, regali, bicchierate e quant’altro con accompagnamento musicale e, a degna chiusura della giornata, l’allegro e rutilante sbocciare dei fiori di fuoco nel sereno cielo romano:
Quello stesso cielo che ha assistito alle sue indegne gesta. È mai possibile che ad un ergastolano venga concesso di festeggiare in qualsiasi maniera un compleanno?

Ma che pena è questa? Ma che giustizia?

Nonna Lì

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