Progetto Malidenù

0
1168
mamme-adottive

Ultima modifica 19 Dicembre 2015

Se pensate che la situazione che si era creata questo inverno in Congo fosse un evento occasionale vi comunico che, invece, è una situazione che si crea abbastanza frequentemente. Qualche tempo fa la nostra Paola aveva raccontato la storia di Berta, la mamma in attesa, una rappresentante delle 15 famiglie che ci sono in Italia delle 180 tra Italia, Francia e Spagna che sono rimaste bloccate durante il percorso adottivo in Mali. Dal novembre 2012, quando il Mali decise di applicare una legge interna con un’interpretazione della stessa molto restrittiva nei confronti dei cittadini stranieri rendendo così impossibile l’adozione internazionale, stanno aspettando che la situazione si sblocchi. Non solo viene negata la possibilità di presentarsi come nuovi candidati per adottare minori orfani o abbandonati del Mali, ma sono state bloccate pure le pratiche che erano già in corso da anni nel paese per le quali le stesse autorità Maliane avevano già manifestato l’accordo a procedere per gli abbinamenti di minori.

Buonacausa

Da allora per queste famiglie c’è un’attesa dura, piena di dolore, di rabbia, d’incomprensione, di solitudine… Per alcuni di loro c’erano addirittura dei bambini segnalati e chiaramente identificati che sarebbero stati abbinati appena concluse le pratiche burocratiche nel Paese. Ora tutto è fermo e il silenzio ha prevalso fino a questi giorni, o quasi. Recentemente c’è stata una decisione politica che prevede la ripresa per i dossier delle adozione che erano in corso e inoltre esiste una sentenza della Corte Suprema del Mali che risolve un ricorso, presentato da un avvocato maliano che rappresenta delle famiglie francesi coinvolte, che chiarisce come la decisione dell’autorità centrale per le adozioni del Mali sia un gesto non adeguato e portato a termine attraverso l’abuso di potere e dichiara l’esigenza di riprendere immediatamente le adozioni. Questa sentenza è stata oggetto di un appello da parte della suddetta autorità centrale e si attende la pronuncia definitiva nei prossimi giorni.

Da questo percorso doloroso nasce però un progetto di solidarietà verso quei bambini che vivono in uno stato di abbandono , un impegno portato avanti da lei all’interno dell’ “Organizzazione Umanitaria ONG Bambini nel Deserto Onlus organizzazione nata nel 2000 che ha come obiettivo azioni concrete e dirette volte a migliorare le condizioni di vita in vari settori delle comunità che vivono nel Sahara e nel Sahel. Fondata da Luca Iotti, Bambini nel Deserto ha già realizzato più di 350 progetti nella zona. Il progetto portato avanti da mamma Berta, che ne è la responsabile, si chiama PROGETTO MALIDENÙ. Lo scopo è di raccogliere fondi per cercare di aiutare questi piccoli in modo che possano avere una vita più degna. Questi bimbi, non solo sono senza famiglia, ma in più non hanno neppure da mangiare e devono lottare tra la vita e la morte quando potrebbero invece stare in famiglie, con l’affetto, l’amore e la cure che solo una mamma e un papà possono dare.

Malidenù
La raccolta fondi mira al miglioramento delle condizioni di permanenza dei bambini negli orfanotrofi e a rendere la loro vita il più serena e “normale” possibile
, offrendo alle strutture di accoglienza, l’aiuto necessario al sostentamento dei bambini affinché possano godere di un’alimentazione sufficiente e corretta, di buona salute e di una stimolazione al gioco e alle attività consona alla loro età. Mira inoltre a migliorare la qualità del lavoro del personale impiegato attraverso una più efficiente organizzazione delle attività.

Per poter sostenerlo e fare quindi la nostra piccola parte, questi sono i dati:

codice iban: IT 24 G 01030 12900 000001500048
codice bic o swift: PASCITMMMDN o PASCITMM
intestatario: ONG Bambini nel Deserto ONLUS
causale: Sostegno Malidenù 

per info: berta.martin@bambinineldeserto.org

La pagina che annuncia il progetto, dove troverete tutto le informazioni complete , è www.bambinineldeserto.org dove troverete spiegato come partecipare e sostenere il progetto per questi bimbi.

Elisabetta Dal Piaz

Rispondi