Prove Invalsi…the week after

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Quest’anno la mia classe è stata sorteggiata come classe campione. Direi una bella fortuna, non credete?? A parte gli scherzi, da quando abbiamo ricevuto la notizia, circa un mese fa, i bambini hanno iniziato ad agitarsi e a parlare solo di quello. A niente è bastato dire che non sarebbe cambiato nulla, che la valutazione non avrebbe influito sul voto né, tantomeno, sulla promozione, ma sapere che sarebbe arrivato un “osservatore esterno” direttamente dal Ministero a somministrare loro le prove è bastato per creare ansia e preoccupazione. Ed il fatto che una quinta sia stata selezionata e l’altra no ha aumentato una certa spaccatura che si era creata nel tempo fra le due classi.

 

Primo errore delle prove Invalsi: abbiamo creato un clima di tensione tra i bambini che dovrebbero invece godersi l’ultimo periodo di scuola in serenità ed in tranquillità. A cosa è servito? Anche io concordo con il fatto che l’ultima classe della scuola primaria passi un po’  in “cavalleria” senza alcun esame o prova , ma il fatto di essere comunque giudicati in una prova che spesso e volentieri è lontana da quello che effettivamente si fa in classe mette un po’ di ansia.

 

Durante la prova di italiano non ero presente in classe in quanto era la mia giornata libera ma i miei alunni (paradossalmente quelli con più difficoltà!) mi hanno detto che era stata “facilissima” mentre quelli più “bravi” che era impegnativa! Ma fin qui ci sta tutto, l’ansia, in genere, è una componente di chi desidera far bene ed ha timore di sbagliare mentre investe meno chi ha queste paure.

 

L’insegnante che ha seguito le prove mi ha detto che non era particolarmente impegnativa ma la comprensione del racconto ha creato molta difficoltà. Essenzialmente, secondo lei, perché il testo era basato su un equivoco linguistico che creava una situazione piuttosto comica ma anche abbastanza sottile da essere colta da un bambino di quinta elementare. Niente da dire, invece, sulla parte grammaticale che i bambini hanno superato abbastanza bene,

Ho visionato i testi alcuni giorni dopo e devo dire che li ho trovati finalmente fattibili. Forse un po’ di più la prova di matematica rispetto alla prova di italiano, ma sicuramente adeguati alle competenze di una classe quinta.

 

Ma ora che è passata una settimana circa, dove siamo arrivati? A cosa ci è servito sottoporci alle prove Invalsi?

 

C’è da dire una cosa che è necessario mettersi in testa. Non facciamo scuola con il metodo Invalsi.

La scelta di una risposta esatta, che spesso e volentieri è fatta in modo per essere confusa con un’altra, non rappresenta il modo di insegnare ai bimbi della primaria.

 

La didattica non è un quiz, un trabocchetto, ma uno stimolo al ragionamento che è soprattutto originale e personale.

 

La scelta delle crocette, inoltre, ha creato moltissime risposte date a caso (sia in maniera esatta che in maniera errata) e… anche parecchie risate tra chi doveva correggere e tabulare i dati (Mi sono trovata con il Dirigente ad inserire le risposte del Questionario dello Studente, una serie enorme di risposte a crocette sulle abitudini degli alunni. Non vi dico quanti hanno risposto “Almeno una volta a settimana” alla domanda “Sei mai stato picchiato a scuola?”, oppure hanno barrato più crocette alla domanda:”Sei maschio o femmina”…).

 

I nostri bambini sono forse troppo piccoli per scrivere certe risposte intenzionalmente, altri, più grandi, si sono cimentati in risposte che stanno facendo il giro del web 

 

In ogni caso c’è molto malessere e gli studenti, e gli insegnanti, percepiscono le prove Invalsi come una schedatura. Forse è il caso che qualcuno, dall’alto, si ponga delle domande e investa sulla scuola italiana e non solo sulla valutazione degli studenti con strumenti molto lontani da come si fa scuola oggi.

 

Arianna Simonetti

La redazione del magazine. Nato nel maggio 2013, da marzo 2015, testata registrata al tribunale di Milano. Mamme di idee rigorosamente diverse commentano le notizie dell'Italia e del mondo, non solo mammesche.

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