Intervista a Monica Sorti, autrice di Filastrocche della buonanotte
Ci sono parole che non servono solo a raccontare, ma a cullare.
Parole che fanno rallentare il respiro, abbassano le luci e trasformano la cameretta in un piccolo paesaggio incantato.
È questo che accade ascoltando Filastrocche della buonanotte, la serie audio scritta da Monica Sorti, prodotta da Loud Stories e interpretata dalla voce calda e avvolgente di Lucia Gadolini.
Dodici episodi pensati per accompagnare i più piccoli nel momento più delicato della giornata: quello in cui si saluta il giorno e si accoglie la notte.
Abbiamo fatto qualche domanda all’autrice per scoprire cosa si nasconde dietro queste rime così dolci e potenti.

L’idea che nasce dalla sera
Come è nata l’idea di Filastrocche della buonanotte? C’è stato un momento preciso in cui hai capito che volevi raccontare proprio la notte?
Veramente l’idea non è nata da me, ma da Marta Freddio e Chiara Giontella, che producono i podcast e sono le creatrici di Loud Stories e Storie che abitano qui. Dopo aver letto alcuni dei miei testi in rima hanno deciso di produrre un podcast con all’interno 12 filastrocche pensate per cullare i più piccoli in quel momento delicato e sospeso tra veglia e sonno. Ciascuna affronta un argomento diverso, ci sono filastrocche scaccia-paura, per lavarsi i denti e mettersi il pigiama, ricette per sogni perfetti e poi gatti magici e gufetti portafortuna. Io ne avevo già scritte alcune, insieme abbiamo pensato ad altre tematiche per completare la serie.
Quanto è importante, secondo te, il rituale della buonanotte nella crescita emotiva dei bambini? La sera è solo un momento di passaggio… o può diventare uno spazio speciale di connessione?
Penso sia un momento importante nella costruzione dell’equilibrio emotivo del bambino. La ripetizione, quindi il fatto di ascoltare la stessa filastrocca, avere una luce soffusa, salutarsi con un bacio prima di chiudere gli occhi, crea prevedibilità. C’è poi un aspetto relazionale, perché il momento che precede il sonno è spesso uno dei pochi spazi esclusivi tra genitore e figlio. E’ il tempo delle confidenze sussurrate e delle paure che trovano voce, ed è fondamentale trasformarlo in tempo di qualità. Il sonno è un piccolo distacco, una separazione temporanea, e il rituale serve a renderlo sereno. “Ci vediamo domani” non è solo una frase, è una promessa di continuità affettiva.
Scrivere per essere ascoltati
Le tue filastrocche non si leggono soltanto: si ascoltano.
Scrivere per l’audio è diverso rispetto alla scrittura su carta? Cosa cambia nel ritmo, nella scelta delle parole, nelle pause?
E’ diversissimo, ho dovuto reinventare il mio modo di scrivere. I libri per bambini sono supportati dalle immagini e per catturare l’attenzione, dove non arrivano le parole, ci pensano le illustrazioni. Nei podcast c’è solo una voce, quindi le frasi devono creare disegni nella mente di chi ascolta. La scelta delle parole cambia: per l’audio funzionano meglio i termini concreti, sonori, che evocano immagini immediate. Nel podcast non si può contare sul fatto di tornare indietro a rileggere, è un flusso continuo e ogni parola deve essere chiara al primo ascolto.
Come costruisci una filastrocca perché sia davvero rilassante? Parti dalle immagini? Dal suono? Dal bisogno che vuoi accogliere?
Parto da un’idea che nasce dall’esperienza di tutti i giorni, da qualcosa che faccio o che vedo. Le immagini nella mia mente arrivano solo alla fine, e quando arrivano vuol dire che il testo funziona. Per me è molto importante la musicalità delle strofe. Come fondamentale è la ricerca delle parole, per evitare le rime scontate. Uso parecchio anche i sinonimi, perché penso sia importante arricchire il vocabolario fin dalla tenera età.
La notte può essere magica… ma anche un po’ spaventosa.

Come si possono trasformare le paure notturne in qualcosa di più leggero?
Le rime possono davvero rassicurare?
Le filastrocche rendono la paura raccontabile e nominabile. Quando resta indistinta sembra enorme, ma se diventa un mostriciattolo, un folletto malvagio o un serpente, allora perde potere. Le filastrocche fanno proprio questo, mettono ritmo e immagini dove prima c’era solo inquietudine. La ripetizione, la rima, la musicalità attivano una sensazione di prevedibilità.
E per un bambino la prevedibilità è sicurezza. Non è un caso che da sempre ninne nanne e filastrocche siano legate al momento che precede in sonno. Quando la filastrocca diventa parte del rituale della sera non è più solo un testo, ma diventa il segnale che quello è un momento da trascorrere insieme, al sicuro. E la sicurezza, più delle parole, è ciò che davvero scioglie la paura.
In questo progetto le parole incontrano la voce e il suono.
Che effetto ti ha fatto sentire le tue filastrocche interpretate da Lucia Gadolini?
Le ha rese diverse da come le immaginavi?
Lucia Gadolini ha saputo entrare nelle mie filastrocche con una sensibilità straordinaria, rendendole speciali. Con la sua voce riesce a valorizzare ogni sfumatura e a restituire tutta la loro musicalità, che per me è fondamentale. E’ un grande onore che siano interpretate da una professionista del suo calibro.
Quanto è stato importante il lavoro sul sound design per creare quell’atmosfera così avvolgente?
Per il suono si è voluto procedere con una sonorizzazione leggera, che accompagna e suggerisce le atmosfere e che rafforza quella che è la melodia naturale delle parole. La sigla è quell’elemento ricorrente e accogliente, efficace nel costruire un universo sonoro subito riconoscibile. Per crearla il sound designer ha giocato con suoni tipici dell’immaginario sonoro infantile, come il carillon e altri suoni di giochi.
Queste filastrocche non sono solo per addormentarsi. Sono un invito a fermarsi.
Che consiglio daresti ai genitori che vogliono trasformare l’ascolto in un rituale sereno e ripetibile? Meglio scegliere sempre la stessa filastrocca o lasciarsi guidare dall’umore della sera?
Consiglio sempre di prenderle a piccole dosi. L’ideale sarebbe che il bimbo o la bimba avessero, per creare ritualità, una propria filastrocca preferita. E tra le 12 ce ne sono davvero per tutti i gusti. Oltre a quella poi si può spaziare, lasciandosi guidare dall’umore del momento.
Cosa speri che resti ai bambini dopo l’ascolto?
Spero che colgano i piccoli messaggi che contengono, in ognuna ho cercato di trasmettere qualcosa. E poi spero di trasmettere l’amore per le filastrocche, la voglia di provare a “filastroccare” loro stessi, creando piccoli componimenti. È un lavoro stimolante finalizzato alla scoperta del linguaggio, che porta a padroneggiare la parola in modo divertente e fantasioso. Il ritmo cadenzato e la presenza costante delle rime non solo hanno un suono ma hanno anche un senso. Credo molto nell’importanza dei testi in rima e penso che, se ben gestiti, possano diventare una preziosa risorsa di insegnamento.
Dopo questi dodici episodi, viene naturale chiederselo…
Ci sarà una seconda stagione?
Questo podcast è pensato come serie già completa e conclusa. Esploriamo però la possibilità di realizzare podcast di filastrocche per altri momenti e occasioni care ai bimbi.
Ecco dove potete ascoltarle online anche su Spotify.


![Sono sempre io : un albo che ci insegna a non identificarci con le emozioni [letto da noi]](https://www.lenuovemamme.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_4016-324x160.jpg)

