Quando nasce l’amore

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Ultima modifica 12 Giugno 2015

Ho letto che uno studio approfondito ha stabilito che il legame d’amore che lega una madre al proprio figlio è, in buona parte almeno, dovuto ai dolori del parto.

Fatemi capire, provare dolore, e i signori uomini che facevano parte del pool di ricercatori non ne hanno neppure una lontana idea, genererebbe un amore totale, profondissimo, darebbe inizio a quel legame del tutto particolare, esclusivo che lega una madre al proprio figlio.

Ma siamo, sono, pazzi?

Pensano che le donne siano masochiste e che partorire con dolore, di biblica memoria, sia la condizione sine qua non per stabilire quel legame che altrimenti non nascerebbe?

Che, quindi, la ricerca della medicina per attenuare se non cancellare i dolori del parto debbano essere immediatamente fermati e annullati?

E tutti i ritrovati fin’ora ammessi, accettati e praticati debbano essere gettati nel dimenticatoio?

Sino a qualche hanno fa, ma forse i rigurgiti sono ancora vivi, cristiani integralisti ripetevano come un mantra che la donna doveva soffrire, perché così stabilivano le sacre scritture, peccato che dimenticavano che le stesse stabilivano che l’uomo deve guadagnarsi il pane con il sudore della sua fronte, e allora devono essere abbandonate tutte quelle professioni, così dette liberali, che pur facendo guadagnare pane e companatico, non stillano dalla fronte umana neppure una goccia di sudore!

Ma torniamo a bomba: quando nasce l’amore materno?

Quando si stabilisce quel legame così particolare tra lei ed il figlio?

Io penso che nasca nello stesso istante in cui lo si sente dentro di noi, lo si sente crescere e poi muoversi in quei lunghi nove mesi che ci separano dalla sua nascita.

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Quando lo si sogna, lo si pensa, si fantastica su di lui, quando si gioisce, quando si trema, quando … si condividono le sensazioni con il suo papà, quando la sua mano ti accarezza il ventre rigonfio che muove e si sposta ai movimenti del piccolo, quando vedi i suoi occhi riempirsi di gioia, di stupore.

È allora che ti accorgi di amarlo sempre di più, non vedi l’ora che nasca, di tenerlo tra le braccia, di vederlo tra le braccia del tuo lui.

È per questo amore che sopporti i disagi di quei nove mesi, non sempre semplici ne facili, le nausee, i dolori, le privazioni, le attenzioni a te stessa che non sono per te, ma per lui.

È per questo che accetti i dolori e le fatiche del parto, è per questo che le dimentichi o, meglio, non ci pensi più.

Ma non sono assolutamente quei dolori che te lo fanno amare, lo ami nonostante i dolori, non per i dolori.

E quel legame che è nato e sviluppato in quei nove mesi di assoluta interdipendenza si rafforza in entrambi durante l’allattamento, quando oltre a dargli la vita, cosa che condividi con il tuo lui, gli dai il nutrimento necessario per vivere e crescere sano e forte.

Non che le mamme non in grado di allattare non siano legate i loro figli, ma sono private, non per colpa e, a volte con sofferenza, di quei particolari momenti quando il piccolo si attacca al tuo seno e succhia beato, apre gli occhi e ti guarda, fa un sorriso o uno sbadiglio e si abbandona, sazio e appagato tra le tue braccia.

Sono attimi, sensazioni che ti riempiono il cuore e che non dimenticherai mai.

L’amore che nasce dal dolore, il legame che nasce dalla sofferenza è una falsa idea, l’amore nasce dalla gioia, dalla tenerezza, prosegue e si rafforza anche nel dolore, nella tristezza, ma deve essere già nato e ti deve riempire già il cuore.

Nonna Lì

 

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