Razzismo nel 2013

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Ultima modifica 30 Aprile 2013


Sabato pomeriggio, mentre facevo la spesa, ho visto e assaggiato questo prodotto, di cui veniva offerto un campione gratuito. Buonissimo, per carità.
Ma poi ho iniziato a riflettere sul nome scelto.
Ma come, mi sono detta? Siamo ancora alle caratterizzazioni stile blackface?

Una rappresentazione sineddotica di un grissino?
I bambini, poi, avranno dei genitori che gli spiegheranno chi sono davvero gli Zulu e perché chiamare dei grissini col nome della loro tribù è quantomeno una mancanza di rispetto?

La sera ho letto che uno dei ministri del neonato Governo Letta è Cécile Kyenge.

Allora forse c’è almeno una parte d’Italia che si è resa conto che qualcosa è cambiato nel nostro Paese, negli ultimi trent’anni.

Poi ho aperto facebook e, nella pagina di un gruppo di mamme della mia zona (l’ancora piuttosto ricco Nord-Est) ho letto qualcosa che mi ha fatto rabbrividire: nel reparto maternità di un ospedale della Provincia ci sono due zone, una per le neomamme italiane e un’altra per quelle straniere.

Molte delle mamme del gruppo appoggiano e sostengono questo apartheid, perché “il cibo che si portano da casa puzza”. Io sono rimasta allibita.
Al di là del fatto che io sono razzista solo verso i maleducati, a qualunque etnia appartengano, mi viene da fare la battuta della moglie del Reverendo Lovejoy: nessuno pensa ai bambini?

Cosa imparano i bambini che vanno a trovare le loro mamme in quell’ospedale? Che c’è una diversità tale da dover essere ricoverate separatamente? Per quale motivo, poi?
Far venire al mondo i bambini in due reparti diversi è una delle cose più stupide e crudeli in cui mi sia mai capitato di incappare.

E poi, un bel giorno, quando i nostri figli si fidanzeranno e si sposeranno con un/a giovane (solo di origine) straniera, cosa faranno queste donne? Non andranno al matrimonio perché il cibo puzza?

Non so se sono strana io, ma spero che quella intrapresa dal Governo Letta sia una strada percorsa sempre più frequentemente.

Sara Evangelisti

 

1 COMMENT

  1. Condivido il tuo brivido, e posso dirti che alcune scuole pubbliche cedono alle pressioni di diversi genitori perché le classi siano formate solo da bambini italiani. In un Paese che ha una sofferta tradizione di emigrazione, evidentemente, molte persone hanno la memoria così corta da non ricordare le umiliazioni che i nostri nonni subirono fuori dai confini italiani, nell”800 e ad inizio ‘900. E la vista così miope da non sospettare neppure di poter passare, un giorno non troppo lontano, dalla parte dei discriminati.

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