Rifiutati

Ultima modifica 20 Aprile 2015

Dicono che ci vorrebbe una scuola che insegni a diventare genitori, ma non c’è scuola che possa insegnare l’amore.

Vorrei che si potesse trovare un sistema, un modo per impedire ai bambini di soffrire e non solo per la violenza fisica, che può raggiungere limiti inverosimili, come ho già scritto, ma anche per quella morale, che non è meno dolorosa e che, a volte, lascia segni permanenti, inguaribili.

Vi parlerò di storie vere, avvenute anni fa e delle quali ho conoscenza diretta, bambini che non sapevano sorridere, bambini dagli occhi tristi, spenti, senza espressione.

Non dimenticherò mai l’impressione di una manina che cercava la mia per un aiuto in un passaggio difficile, di due occhi che mi guardavano increduli quando ho “preferito” aiutare lui piuttosto che mia figlia, sua compagna di scuola che, peraltro era in grado, e lo ha fatto, di aiutare un altro.

Vedete, questo bimbo, era stato abbandonato prima in brefotrofio, poi in uno squallido istituto retto da laiche (in abito da suore).

La mamma era volata verso altri lidi, aveva un compagno e un figlio con lui e, pur abitando a pochi chilometri di distanza, lo aveva proprio dimenticato. Suo marito, padre del bimbo che chiamerò “Stefano”, era un individuo che viveva di espedienti entrando e uscendo dalle carceri in cui veniva via via ristretto.

Un delinquentello senza arte né parte che non si occupava del figlio, ma che si recava, ogni volta che poteva, presso l’istituto poiché le buone suore (?) lo rifornivano di sigarette. Firmava il registro delle visite, ma non vedeva mai suo figlio, ma tanto bastava perché il giudice dei minori non dichiarasse lo stato di abbandono e di adottabilità.

Nell’intento di ottenerlo l’assistente sociale convocò la madre che, in presenza di “Stefano” e della suora incaricata, gli diede del bastardo, asserendo che a lei non importava nulla di lui, che le faceva schifo persino la sua vista e che si facesse di lui quello che si voleva.

Incredibile, vero? Ma c’è di più!

Ad una assemblea di classe, la suora incaricata ebbe a dire di Stefano: “è un bimbo molto cattivo, pensate, ho dato loro (ai bimbi li ricoverati) un temino facile facile, sulla mamma, cosa più bella per un bimbo; lui non ha scritto niente, si è rifiutato, non ha voluto dire niente, nonostante le mie ‘amorevoli’ sollecitazioni, e pensare che io, poco prima gli avevo persino sorriso!

Non vi posso raccontare la mia reazione, potete immaginarla!

Dimenticavo di dirvi che “Stefano”, all’epoca, aveva 6 anni!

Renato, invece, era stato abbandonato direttamente in ospedale da genitori (sposati) di passaggio nella nostra città, e quindi affidato al brefotrofio.

I genitori erano spariti e le ricerche, forse, fortunatamente dico io, non accurate non riuscirono a stanarli.

Il bimbo aveva un problema fisico e dovette subire, nei suoi primi anni di vita, alcune operazioni, ma si ristabilì perfettamente. Dichiarato in stato di abbandono e di adottabilità era stato affidato ad una coppia che, come ho avuto modo di riscontrare anni dopo, lo adorava, ricambiata.

Ma il diavolo qualche volta ci mette la coda, le operazioni erano state piuttosto costose e, per un conflitto di competenze, non erano state tutte messe a carico dell’ ente di assistenza, due erano rimaste inevase e sistemate in un diverso fascicolo.

Ad una revisione, accortosi del saldo mancato, i contabili si erano fatti carico di cercare i genitori per addebitare a loro la spesa.

Riusciti a trovarli inviarono loro un ingiunzione di pagamento.

Erano passati 15 anni. Vi assicuro che non ho mai visto persone più infuriate dei genitori (li possiamo chiamare così?), che si precipitarono, urlando scompostamente e a perdifiato, nell’ufficio dell’assistente sociale (richiamando l’attenzione di tutto il comitato) e sapete cosa volevano?

Il loro figlio, carne della loro carne, sangue del loro sangue, ed erano disposti a lasciarci, in cambio, il loro secondo figlio, un frugoletto di non più di 3 anni, mangiapane a tradimento, dicevano loro, mentre Renato, ormai diciottenne, era in grado di guadagnare il pane per sé e per loro!

Abbiamo dovuto chiamare la polizia perché, sempre più arrabbiati e violenti, non volevano sentir ragioni, sempre urlando e dimenandosi scompostamene.

Renato l’aveva scampata bella! Non so che cosa sia successo all’altro bimbo.

L’ultima vicenda è quella di un madre che venne a chiedere il ricovero in brefotrofio per la sua bimba di 1 anno, poiché lei doveva lavorare e, pur vivendo con sua madre e avendo orari diversi e potendo usufruire di un asilo nido vicino a casa, riteneva che fosse per lei troppo pesante la cura della bimba: “io sono stata in brefotrofio e non vedo perché non ci possa andare anche lei”, diceva, e poi sia lei che la madre, presente, avevano dei diritti, dovevano vivere la loro vita, uscire la sera, specialmente in estate, divertirsi, non potevano essere legate da un fagotto urlante. I padri? E chi lo sapeva, non erano prostitute no, ma avevano diritto alla loro dose di piacere, e se ci scappava l’inghippo, c’era sempre il brefotrofio.

Quando sarebbe stata più grande (a 6 anni) poteva anche restare a casa da sola, e che diamine!

Sapete perché vi ho raccontato queste storie, vere?

Perché in giro c’è troppa indifferenza, troppa faciloneria, un signore, commentando un mio scritto mi ha detto che è nazismo impedire a dei mostri accertati di concepire. Loro hanno i loro diritti! E noi chi siamo per impedire a chiunque di fare quello che vuole?

E chi parla, chi agisce in nome e per conto dei bambini, chi dà loro voce?

Forse qualcuno di voi penserà, infine quelli sopradescritti non sono episodi di violenza!

Noo? Non è violenza morale, la più subdola, quella che annienta lo spirito e che opera con metodi diversi ma non meno dolorosi di quella fisica e che ottiene lo stesso scopo?

Tutto il nostro ordinamento opera con l’intenzione di far restare i bimbi con i loro genitori naturali, ma siamo sicuri che sia la migliore delle soluzioni? Che sia veramente il bene dei piccoli? O che, in alcuni casi non sia meglio un taglio netto? Solo ed esclusivamente pensando ai piccoli, gli adulti non contano!

 

Nonna Lì

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