#ringraziaundocente: noi lo facciamo nella Settimana dell’Insegnante

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Ma quante ne diciamo, noi mamme, a questi insegnanti dei nostri figli? Persino quelle mamme insegnanti a volte hanno da dire sui colleghi che però stanno in classe coi loro figli. Ecco perché oggi noi vogliamo cogliere l’occasione, proprio durante la settimana dell’insegnante, di dire grazie, con l’ashtag #ringraziaundocente, proprio a loro: i professori e le maestre che ogni giorno entrano in classe come se fosse una trincea.

La settimana dell’insegnante è una sorta di celebrazione giunta alla sua quarta edizione.

settimana dell'insegnante

L’idea dell’ashtag #ringraziaundocente è venuta ai ragazzi dell’Istituto Galileo Galilei di Lecce che hanno collaborato con il sito Your Edu Action.
Inutile dire quale sia lo scopo di questa settimana.
Soprattutto ora, ovvero negli ultimi anni, che questa figura di educatore è stata spesso bersaglio di critiche.
E non solo. Sono solo di pochi mesi le notizie di insegnanti aggrediti fisicamente e verbalmente sia dai loro studenti, ma anche purtroppo dai genitori.

Cosa è successo?

Una mia cara amica qualche giorno fa ha raccontato una cosa bellissima.

“Per mio figlio la sua maestra è talmente un punto di riferimento che se lei gli dice che piove in un giorno d’agosto quando il sole spacca le pietre, lui, fidandosi, sente addirittura qualche goccia bagnargli la pelle”.

settimana dell'insegnante

Ecco, fino a qualche decennio fa gli insegnanti erano questo. Un punto di riferimento per gli alunni. Di qualsiasi grado scolastico.

Anche io ricordo che da piccola, se mia madre correggeva la mia insegnante, le rispondevo che “Non è possibile, lo ha detto la maestra”.

Non so se perché le informazioni ci giungevano in modo totalizzante da quei punti di riferimento, la scuola, la famiglia, uno o due canali tv (tra l’altro con il maestro Manzi che dispensava cultura a tutti, ma questo succedeva davvero nel mesozoico…).
O perché chi decideva di diventare insegnante sentiva il peso e la responsabilità dell’educare una generazione.
Non so cosa sia successo. Certamente il rapporto tra i professori, gli alunni e le famiglie è cambiato.

Qualcosa si è rotto, come in un fidanzamento.

Colpa della mortificazione del ruolo da parte di uno stato disattento? Della stanchezza della classe insegnante? Colpa dei genitori sempre più invadenti? O dei ragazzi sempre più arroganti?

Forse tutte queste cose insieme.

Ed è per questo che noi oggi ci tenevamo a partecipare alla settimana dell’insegnante.

Perché nonostante tutto, nonostante i budget, le scuole-azienda, la mortificazione del ruolo, i genitori invadenti di figli arroganti, a scuola ci sono ancora esempi virtuosi di cosa significhi essere insegnante.

Ne abbiamo la conferma anche in redazione, con i racconti della nostra maestra Ylenia che ci fa commuovere ogni volta che scrive dei suoi alunni.

settimana dell'insegnante

Un insegnante può fare la differenza in una classe. A volte anche in un unico alunno. Che è comunque abbastanza per credere ancora nel ruolo primario dell’educatore.

Ecco, può cambiare la vita di uno studente.

Penso a mio figlio che ha cominciato a leggere libri grazie a un insegnante di italiano. O all’altro che mi dice di amare la matematica perché la maestra gli fa fare un sacco di giochi coi numeri.
E penso al mio insegnante di letteratura che ci faceva vedere i film di Ingmar Bergman a noi ragazzotti di 15 anni, o a quello di religione che ci portò da un sedicente mistico per toccare con mano e non pensare che l’ora di religione fosse inutile.

Per questo a volte mi arrabbio con loro, gli insegnanti. Perché sono quelli che possono fare la differenza. Anche con i ragazzi più pigri, svogliati e disattenti.

Perché il sapere rende gli uomini liberi. E questo sapere passa attraverso le loro mani.

Una volta un insegnante mi disse: “Eh, va bene, la scuola è centrale ma non diamo la colpa di tutto ai professori”.
Vero, verissimo. Ma è a scuola che i ragazzi passano gran parte della loro giornata. Ed è con insegnanti e compagni che si confrontano maggiormente dopo che con la famiglia.
Ecco perché bisogna sentire questa responsabilità. La responsabilità di rendere speciale un’ora di storia. O di inglese.

Una volta conobbi una ragazza che studiava lettere a Bologna. Mi raccontò che dopo le lezioni di Umberto Eco i suoi alunni, incantati, applaudivano. ma era umberto eco. Però ugualmente voglio pensare che tutti gli insegnanti potrebbero essere così.

settimana dell'insegnante

Ed è per questo che in questa settimana dell’insegnante vogliamo rivolgerci a loro con l’ashtag #ringraziaundocente

Al prof che “non importa se non finiamo tutto il programma perché abbiamo letto tanti libri in classe”. Alla maestra che se dice che piove ad agosto per i bimbi piove.
Vogliamo dire grazie a quella che “non è giusto che se viene il terremoto tu esci per ultima”.
O all’insegnante che Ingmar Bergman è anche letteratura.
E al prof di matematica che pubblica le sue “lezioni su logaritmi e integrali” rendendole a colori su youtube.
A quella di biologia che “la chimica è bella quando fai gli esperimenti in classe col bicarbonato che esplode o con l’acqua che suona”.

E anche all’insegnante che ai suoi alunni qualche estate fa ha dato compiti come:

Ballate. Senza vergogna. In pista, sotto casa, o in camera vostra. L’estate è una danza, ed è sciocco non farne parte.

E Almeno una volta, andate a vedere l’alba. Restate in silenzio e respirate. Chiudete gli occhi, grati.

settimana dell'insegnante

A tutti questi maestri e professori, che decidono di scommettere sulle generazioni future, credo sia doveroso, nella settimana dell’insegnante e sempre, un grazie.

Classe 1971, dicono buona annata per il barolo, viaggiatrice per indole, blogger per caso, mamma per scelta di 2 ragazzi di 8 e 14 anni che come tutti i figli (maschi per giunta), mi fanno tribolare.

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