Risparmiare sulla spesa

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Ultima modifica 20 Aprile 2015

Già il passaggio all’euro aveva ridotto il potere di acquisto di salari e stipendi per cui i carrelli della spesa avevano ridotto il loro volume, spendendo però la stessa cifra.

La parità fissata 1 euro 1900 lire e rotti era fuori mercato, subito commercianti e liberi professionisti, artigiani, insomma tutti coloro che non vivevano di stipendio fisso, avevano raddoppiato prezzi e compensi, lasciando nelle peste operai ed impiegati, non i grandi, perché loro, manager, sia pubblici che privati,  si erano immediatamente adeguati i compensi e così dicasi dei politici e dei partiti.

Ma tutti costoro negavano che l’aumento fosse avvenuto, che il potere d’acquisto si fosse così drasticamente ridotto e citavano articoli, voluttuari sempre e di alta tecnologia che non avevano subito la stessa sorte.

Certo ma un computer, una macchina fotografica non si comprano tutti i giorni, invece il riso, la pasta, frutta e verdura, per tacere del pesce, sono cibo di tutti i giorni e del quale non si può fare a meno.

Poi l’America ci ha regalato la crisi e noi abbiamo dovuto applicare la regola dell’arrangiarci.

In un primo tempo, sperando in un miglioramento, c’è chi è ricorso ai risparmi di una vita, ma ben presto si è capito, prima dei nostri governanti, che la crisi sarebbe stata lunga e difficile e allora si è iniziato a ricorrere al discount, scoprendo che non era tutta “roba da buttare”, anzi, c’erano dei prodotti validi, anche controllando attentamente le etichette, e il passaparola è iniziato.

Ma chi, da tempo, frequentava i discount dice che anche lì i prezzi sono cambiati, aumentati e di tanto, ma il costo è sempre decisamene inferiore a quello degli altri supermercati.

Per non parlare dei negozi al minuto. Forse non è colpa loro, forse i prezzi all’ingrosso sono alti, forse gli affitti, le tasse li strangolano, sarà anche vero, ma non si può pretendere che chi si arrabatta per sopravvivere o vivere un po’ decentemente debba servirsi da loro.

Poi molti dei supermercati hanno aperto punti vendita in pieno centro, anche nelle piccole città, hanno iniziato, o hanno aumentato, la proposta di prodotti con il loro marchio a prezzi inferiori a quelli così-detti di marca e sui quali provvedono a fare i miglior sconti.

E la concorrenza si è fatta più accanita, perché i supermercati senza prodotti propri hanno iniziato ad offrire sconti fino al 50% e  più, addirittura dei sottocosto sbalorditivi e hanno iniziato a riempire le buche delle poste di depliants informativi dei prodotti in sconto, poi hanno anche deciso di usare i propri siti internet per una informazione più capillare.

Infine sono nati dei siti che confrontano i prezzi e le offerte dei vari supermercati presenti sul territorio.

Qualcuno ha scritto che non si vedono più i carrelli delle spese settimanali.

Per forza se si deve fare gli acquisti in magazzini diversi alla ricerca dei prodotti con maggiori sconti e se bisogna adeguare i nostri menu utilizzando tali prodotti, bisogna girovagare da un centro all’altro e fare spesa quasi quotidiana.

Si può approfittare così anche del mezzo pubblico, che con gli abbonamenti, almeno per ora consentono un risparmio, ma la cosa più importante è avere il tempo.

Ora, io e mio marito, da buoni pensionati, ci possiamo permettere di fare la spesa in questo modo, ma chi lavora?

Perché anche con due stipendi e magari dei figli e il mutuo da pagare non c’è da scialacquare,

ma come ci si può permettere di passare del tempo tra un supermercato e l’altro e fare la spesa non dico ogni giorno, ma quasi?

E poi qualcuno sentenzia che ricorrendo alle offerte si può risparmiare almeno uno stipendio l’anno quantificandolo in 1.400 euro, ne parla come una boccata di ossigeno per le famiglie, ma, purtroppo non parla dei “sacrifici” che ci hanno richiesto, delle bollette sempre più care, della tassa sulla spazzatura che lievita di anno in anno e nemmeno di quell’ IMU famigerata  della quale non conosciamo ancora l’esatto ammontare e che dovrebbe annullare la tredicesima, almeno nei calcoli di molti.

E allora quei 1.400 euro risparmiati facendo le corse da un mercato all’altro non si riescono neppure a vedere, a realizzare se siano veri, perché altre voragini si stanno per aprire: oltre allo Stato che, abolendo i ticket sulla sanità, ci farà pagare di più, ci sono gli enti locali, che avendo le rimesse tagliate si rifaranno su di noi con aumenti delle tasse locali, ma sempre tasse sono.

Mi stavo quasi dimenticando, ci sono marche, come la più grande dei detersivi, che, rendendosi conto che i prezzi delle grandi confezioni possono spaventare, ha iniziato a produrre e proporre mini confezioni, cibi per un single et similia, ma attenzione i prezzi sono solo apparentemente bassi, perché, in realtà, la merce all’etto o al litro è molto più cara, a volte quasi il doppio della grande confezione.

Quindi, se usate il prodotto quella sola volta bene, ma se è un prodotto di uso abituale non fidatevi e controllate attentamente i prezzi, verificateli, sperano nella nostra disattenzione e speculano ancora una volta sui prezzi.

Quando ne trovate uno denunciatelo, alle amiche, sui giornali fate il passaparola perché quei signori si ritrovino con le pive nel sacco!

 

Nonna Lì

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