Sampietrini di Roma: oggetti di design

Ultima modifica 30 Ottobre 2017

Il Sampietrino altro non è che un blocchetto di leucitite, una roccia eruttiva tipica delle zone vulcaniche laziali. E’ utilizzato per pavimentare strade o piazze nel centro storico di Roma e in Piazza San Pietro, ne esistono di diversi tipi e dimensioni.

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La storia

La denominazione dell’attuale sampietrino, riporta Wikipedia, nasce nel 1725, quando monsignor Ludovico Sergardi, prefetto ed economo della Fabbrica di San Pietro, dopo aver valutato le pessime condizione in cui versava piazza San Pietro, percorrendo la quale, poco tempo prima, la carrozza che trasportava il Papa si era quasi ribaltata, decise di lastricare la piazza con questi caratteristici blocchetti.
Accostando più blocchetti si ottiene una pavimentazione su estese superfici che prende appunto il nome di sampietrini (o anche, a Roma, “serci” – da cui la nota battuta di Verdone nel film Compagni di scuola: “Ti prendo a serciate!”).

Sampietrini di Roma: un amore-odio.

Fascino e affetto a parte, questo tipo di pavimentazione ha, tra i suoi lati negativi, il fatto di presentare una superficie poco regolare, scivolosa e anche rumorosa durante il transito dei mezzi di trasporto e, non da ultimo, considerata anche la figura del posatore, una categoria in via di estinzione, costa troppo mantenerli. E’ per questo che, nonostante sia ancora usato in luoghi caratteristici nel centro storico, il sindaco Marino ha deciso di mandarli in pensione almeno nelle aree più densamente trafficate come Piazza Venezia e la proposta dell’Assessore ai lavori pubblici Pucci, a dicembre scorso, era stata quella di venderli alle ditte di asfaltature in cambio del nuovo manto stradale. Polemica immediata e rettifica del Comune a seguire: il progetto prevede “il trasferimento dei sampietrini da alcune strade del centro ormai diventate ad alta percorrenza a nuove aree pedonali, realizzate magari nelle periferie”.

Da storiche pietre a oggetti di design

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Eppure, in alcune librerie, come l’Arion del quartiere africano, i sampietrini sono in vendita già da due anni, con tanto di certificato di autenticità.

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Il Campidoglio precisa: “non provengono dalla pavimentazione stradale cittadina, bensì sono acquistati dall’azienda produttrice Aeterna Design presso rivenditori privati”, ed espongono il logo di Roma Capitale grazie ad un contratto di licenza di utilizzo del marchio.
I sampietrini dismessi sono stati trasformati in complementi di arredo (lampade, salvadanai, carillon) e si vendono come ‘pezzi numerati’ a partire da 40 euro per il ‘pezzo semplice’.

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Un discreto business, con l’avallo del Comune?

 Maria Teresa

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