Scambio di embrioni. E di genitori?

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scambio di embrioniUn figlio è…
Proviamo a rispondere.

Il frutto dell’amore di due persone? Lo scopo di una vita d’amore? Il più grande amore che si possa provare e dare? Alla fine è chiaro che la prima parola accanto alla parola figlio è amore.
E non mio, nostro, biondo o moro, etero o gay. Solo amore.

Ho dovuto parlare spesso di amore che avrebbe dovuto esserci e non c’è. Abbandono, sopruso, violenza. Ai figli viene fatto di tutto. Proprio da chi dovrebbe amarli. Spessissimo dai genitori che li hanno messi al mondo.
Ma se dire figlio e dire amore sembrano la stessa cosa diverso è definire o provare a farlo con la parola genitori. Madre e padre non sono così facili da identificare, non sempre sono accanto alla parola figlio come dovrebbero, non formano un cerchio cingendosi e raccogliendo l’amore che una creatura dovrebbe suscitare.

Il progresso ci ha portato lontano. Io credo spesso in luoghi migliori o per lo meno con più possibilità. E così una volta , con molto dolore, se un figlio non arrivava ci si doveva rassegnare e magari imparare a essere genitori in senso lato. Maestre che sono come mamme, zie, amiche e tate. Non è la stessa cosa? Per me si.
Per me quando una maestra a scuola sta molte ore con mio figlio e gli insegna tante cose, lo sgrida se si comporta male e lo incoraggia a provare. Se piange lo consola, gli aggiusta il berretto quando fuori fa freddo. In quei momenti è come se fosse me, entra nella sua vita e a suo modo lascia un’impronta indelebile nella sua vita.
Per questo è tanto importante la sua figura. E lo stesso vale per chiunque ci aiuti a crescerli. In maniera diversa e non in ugual misura ma ogni gesto che lasci un segno ci lega ad un figlio. Spesso senza rendercene nemmeno conto.

Dicevo che il progresso ci ha portato lontano. E in questa terra nuova si scorgono orizzonti incredibili. E una donna ed un uomo che vogliono diventare genitori possono esserlo a volte anche se la natura aveva detto loro di no.
Così comincia la storia che vi racconto. Una coppia. Uno scambio di embrioni. Ad una vengono per errore impiantati gli embrioni di un’altra coppia e viceversa ad un’altra.
Una  donna ora aspetta due gemelli geneticamente di un’altra donna. L’altra donna che ha ricevuto anche lei altri embrioni non ce l’ha fatta e ha perso il bambino.
Ora, la legge dice che una volta nati i figli sono comunque suoi, anche se non geneticamente. E così la donna decide di tenerli, dopo mesi di angosce e dubbi.

La capisco. Lei si sente genitore di quei due bambini. E alla fine non importa se hanno geni differenti dai suoi. Stanno crescendo dentro di lei. Posso capire la disperazione dell’altra coppia che non ha potuto almeno avere il suo e che ora figli geneticamente suoi saranno di un’altra coppia.
Io non so se saprei rassegnarmi all’idea, impossibile immaginare cosa farei.

Voglio sperare però che i figli che nasceranno saranno amati da due persone che saranno genitori.
Perché è questo il punto.
Saranno genitori perchè li ameranno.
I geni non importano molto se si guarda all’amore. Ne sono un esempio meraviglioso le tante coppie che adottano bambini. Nati geneticamente e fisicamente da altre donne ma che non sono state mai madri davvero. Perché una madre non abbandona i suoi figli.

Viene da pensare che non sia giusto per la coppia che ora non ha nessun bambino da accogliere e amare ma dalla nuova terra che il progresso ci ha fatto scoprire dovremmo imparare una cosa su tutte: se possiamo imparare ad accettare embrioni impiantati, madri surrogate, uteri in affitto ecc ecc allora dobbiamo anche allargare il concetto di genitori. L’unica costante rimane solo l’amore verso i figli.
Qualsiasi provenienza o patrimonio genetico abbiano.

Nathalie Scopelliti

Svalvolata ben riuscita. Precisa e attenta sul lavoro, giocherellona e sbadata in casa, tanto che spesso e volentieri dimentico le cose in giro (per fortuna mai marito o figlio).

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