Fare i compiti al posto del figlio. Perchè è sbagliato.

Ultima modifica 31 Marzo 2020

Sui compiti a casa potremmo scrivere libri: varie, improbabili, probabili filosofie.
Una mia amica mammascuolamedia l’altro giorno mi dice “L’aiuto nei compiti a mia figlia è diventato un lavoro, così pesante che spesso faccio qualcosa al posto suo.
Ma sono cose che sa fare eh, solo che non ha tempo… ha smesso anche le attività che faceva.”
E come al solito ho fatto l’analisi del caso. E’ più forte di me.

Il problema è a monte: a cosa servono i compiti?

Da insegnante

Mi sono chiarita le idee da parecchio tempo: non servono a finire il mio lavoro e neanche a verificare la comprensione.
Se il compito non è compreso a scuola non si dà proprio, perché altrimenti mi si dovrebbe spiegare l’utilità di mettere in difficoltà il ragazzo o il bambino proprio a casa dove non c’è un aiuto professionale.
Il mio lavoro, e questa forse è una consapevolezza che è nata con l’esperienza, non coincide con il libro, ma con i miei alunni e, precisamente, col loro apprendimento.
Loro vanno: io vado. Loro non vanno: io mi fermo.

Se qualcosa non riesco a raggiungere, non è con un compito tematico a casa che riesco a prendere lo stipendio…anzi, sarebbe da decurtarlo proprio per questo. Che faccio, dove non arrivo lancio il cappello?
Poi, se la classe ha compreso, se siamo certi che tuttituttitutti abbiano in pugno la conoscenza… ma a cosa servono 48 esercizi? Davvero, sono curiosa.
Il “repetita juvant” ci sta, ma dobbiamo vincere una medaglia?
Boh, io non lo so. Serietà, severità, autorevolezza, competenza sono state forse confuse con altro.
I compiti servono come esercizio di responsabilità e un breve ripasso di ciò che si è appreso.
Ora, il breve non è soggettivo. Un adulto che insegna deve sapere cosa vuol dire breve, non prendiamoci in giro. 

Da genitore (di bimbadaicompitinormali)

Ci vuole tempo, a casa, non aiuto, e se non ce lo vogliamo mettere… è un altro paio di maniche, diceva nonno.
Sarebbe una sensazione liberatoria  veder scrivere e pensare il proprio figlio come fosse un’evoluzione in aria di Simon Biles…no? Eh? Fwan fwan fwan ellààà.
Ma siamo seri. Non può essere no?compiti
Mia figlia chiede aiuto solo nello studio, quando deve riferire.
Per il resto se la cava da sola: sintomo evidente del fatto che i compiti sono su ciò che ha appreso.
Sì, come tutti i bambini a volte dimentica il quaderno, il libro, una scheda, il diario e se si può si rimedia.
Ma poco tempo fa “Non ho capito le divisioni perché non ci sono stata quando le hanno spiegate” “Eh ma la maestra te le rispiega, tranquilla” E così è andata. Nelle scuole normali funziona così.

Come tutti, se “Mammaaa questa divisione non mi torna”, allora io “Dai, rifalla che controllo mentre calcoli”
Ma caspita, le altre 7 le ha fatte, voglio dire, le ha capite.
Se una non torna è stanchezza. Lì ci sono e devo esserci. Ma poi un genitore deve alzare le mani.

Non si può sostituire al figlio. No, categorico.

E torno alla mia amica: cioè lei fa, al posto della figlia, cose che la figlia ha compreso e per questo le ha fatto sospendere le attività. Da psicanalisi. Non la mamma né la figlia, ma la situazione.
Io ho visto il diario: era meglio di no.
E allora lì c’è un problema e va tirato fuori. Lì c’è uno scollegamento grosso tra scuola e ragazzi.
Lì la scuola sta male e sta male pure il genitore che fa i compiti per il figlio, avallando una tortura.

Ma poi, oltretutto, all’insegnante cosa ne viene, dando tutti quei compiti?
Capisce meglio se è bravo il papà o è precisa la mamma?

Dai 6 ai 23 anni ho fatto danza. All’inizio 2 volte a settimana, poi tre che hanno coinciso con la frequenza al liceo classico. Oh, il classico, quello dove si studiava un sacco!!!
Avevo insegnanti di vecchio stampo, quelli che, quando sono nati, ue-ue lo facevano in latino e greco, o così sembrava.
Ma mia mamma i miei libri li comprava… e basta.
E sui miei quaderni non ha mai messo mano. Avrà fatto sì e no 5 giustificazioni in 5 anni.
Mi risentiva le lezioni per le interrogazioni e nemmeno sempre. Punto.
Tutto finiva in 3 ore o forse 5 ogni tanto, ma non dipendeva da me: dipendeva da un sistema-scuola coerente. Magari prima di un’interrogazione mi svegliavo alle 5 e mezzo, ma era mia volontà di ripassare. Ma caspita, ero alle superiori!

E i miei insegnanti non li vedevo come i boia, ma come gente che sapeva.

E ora li ricordo… come gente che mi ha insegnato tanto, anche chi era fatto a modo suo; certo non come gente che mi impediva di vivere.
No no no non è così che i ragazzi imparano.
Escludo da tutto il discorso i bambini e ragazzi in difficoltà oggettiva, ovvio.

Se un genitore deve fare i compiti, capite che siamo alla frutta cotta, no??

E se un ragazzo deve stare 7 ore al giorno a fare i compiti, come deve vedere la scuola?
Facciamoci questa domanda e diamoci anche una risposta che forse è la più importante.

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