Sfamare il mondo

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Ultima modifica 20 Aprile 2015

In tv compaiono, sempre più numerosi, spot che invitano a donare pochi euro per aiutare questa o quella criticità, spot accompagnati da immagini penose atte a suscitare commozione e pietà che, vista la pochezza degli importi, inducano ad aprire i portafogli. Spesso sono immagini di bambini deturpati, malati, scheletrici con le pance gonfie, sintomo della mancanza di cibo. Ecco, la mancanza di cibo è, da sempre, uno dei più grandi problemi che affliggono l’umanità.

Se ci guardiamo intorno, oltre il muro della nostra civiltà occidentale, vediamo che molti sono i popoli che ne sono afflitti, e, non sempre si possono incolpare guerre e saccheggi o vere e proprie carestie ora come in passato. Due popoli dalle civiltà progredite e affascinanti, i Maia ed i Sumeri, sono letteralmente scomparsi in un fiat per la mancanza di cibo, gli uni per enormi problemi di erosione che si mangiò lo strato di terra fertile che ricopriva le rocce, i secondi per una sempre più elevata salinità del terreno tali da impedire la coltivazione e l’allevamento del bestiame. Quindi il problema è antico, ma le cause si sono diversificate nel tempo e, oggi, il fattore di rischio è l’anidride carbonica, da cui derivano i cambiamenti climatici e l’erosione del suolo accompagnati da un incremento demografico insostenibile (soprattutto per i paesi sottosviluppati), il sovrasfruttamento delle risorse idriche, la riduzione delle riserve agricole, la crescita esponenziale del consumo di carne e – last but not least –  lo spreco delle risorse.

Visto che noi siamo a crescita zero, ci sembra un dato incredibile ma, nel mondo, cresciamo di oltre 80.000 individui l’anno, mentre la terra produce sempre meno, perché inaridisce e diventa improduttiva, così come è sempre più tragica la penuria di acqua. Molte nazioni stanno salendo gradino dopo gradino la scala del benessere, per esempio in Cina il consumo di carne è aumentato a tal punto che in pochi anni ha raggiunto e superato, raddoppiandolo, quello degli Stati Unti. Bene, direte voi, i cinesi sono più numerosi degli statunitensi, è vero, ma dome si produce così tanta carne? Per riuscire a soddisfare questa richiesta, una sempre più grande quantità di cereali è stata sottratta alla alimentazione umana destinandola a foraggio, ma non basta, gli stessi cereali sono ora utilizzati per produrre bioetanolo. Sempre più vaste aree un tempo boscose, pensiamo alle foreste amazzoniche, vengono giorno dopo giorno disboscate, creando notevoli problemi climatici e di depurazione naturale dell’aria, e sostituite da coltivazioni di cereali e allevamenti di bestiame.

Ma lo sfruttamento intensivo e l’uso scriteriato di fertilizzanti rendono il terreno arido e non più adatto alle coltivazioni, per cui non solo  la produzione cerealicola è in netto calo, ma conseguentemente anche all’abbassamento (per ipersfruttamento) delle falde acquifere la desertificazione avanza in vasti territori dell’ Africa e dell’Asia e non solo. La Cina, preoccupata, si sta accaparrando in paesi tutt’ora sottosviluppati vaste aree, ancora sfruttabili, da destinare alla coltivazione di prodotti per se stessi, incurante delle necessità locali. E non solo la Cina. L’Olanda, per esempio, coltiva in grandi serre edificate in Africa, un profluvio  di fiori, utilizzando ingenti dosi di fertilizzanti, spargendo insetticidi in quantità industriale incuranti dei danni all’ ambiente e agli addetti e abbandonando i siti quando la terra è distrutta. Comperare la terra in altri paesi non è una soluzione, anzi in certi casi acuisce il problema, ma se è sbagliato accaparrarsi terreni agricoli che cosa fanno per rimediare al disastro inflitto al nostro ecosistema i grandi della Terra?

Poco o niente! Si limitano ad incontrarsi in convegni che non danno risultati e, se un protocollo viene siglato, non lo rispettano, non lo applicano semplicemente, e la terra continua a morire. Le api stanno scomparendo e senza api, senza la loro impollinazione, tutto il mondo vegetale muore, gli alberi, gli arbusti non hanno le gambe, non si possono muovere e per loro sono indispensabili le ali della vita, ma chi se ne preoccupa? C’è stato, e c’è tutt’ora un movimento trasversale i verdi che in ogni nazione perora gli interessi della natura, ma, per esempio, in Italia sta perdendo sempre più voce, forse perché sono integralisti, perché non accettano neppure giusti compromessi, che contemperino gli interessi della natura con quelli del progresso. Perché è facile urlare slogan, gridare contro l’inquinamento da uso di automezzi privati, da eccessivo uso di corrente elettrica, da telefonia mobile, quando loro stessi non sono disposti a rinunciare alle moderne comodità.

No ai tir che inquinano, ma anche no a tracciati ferroviari veloci che possano costituire un valido mezzo di locomozione. Anche le navi, nei porti, inquinano, ma pensate sia possibile il ritorno alla navigazione a vela? Anche nell’attuale campagna elettorale italiana non ci sono progetti, impegni, soluzioni che riguardino l’ambiente, solo un vago accenno alle energie rinnovabili, senza progettazione, senza idee pratiche. Il nulla! I nostri non si rendono conto, o se se ne rendono conto e a loro non interessa, che l’ambiente è parte dell’emergenza nazionale e che, procedendo come per il passato, non si va da nessuna parte, non si crea sostenibilità, ma che la si distrugge.

E lasciano spazio ad una protesta, fin’ora sterile, ma che se ingigantisce e acquisisce voti, impreparata com’è, si rischia di vedere aprirsi, e questa volta veramente, il baratro che c’è sotto i nostri piedi.

 

Nonna Lì

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