Ultima modifica 6 Novembre 2015

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Shada Nasser è un’ avvocato e si oppone alla pratica, molto diffusa, di far sposare bambine di 8-10 anni a uomini molto più anziani, soprattutto nelle aree più povere dello Yemen. A differenza delle sue connazionali, Shada Nasser ha avuto la fortuna di nascere in una famiglia borghese e di avere un padre giornalista, difensore dei diritti umani. Ha studiato all’estero ed è diventata una delle prime donne avvocato del paese, specializzandosi nella difesa dei diritti di donne e bambini.

Shada si batte da sempre affinché i genitori non facciano sposare le figlie in tenera età, ma solo nel 2008 ha avuto la possibilità di fare qualcosa di concreto per fermare questa pratica, perfettamente legale. Come tutte le mattine, Shada Nasser si era recata in tribunale per discutere una causa, quando le hanno detto che che una bambina era arrivata senza essere accompagnata dal padre o da fratelli, chiedendo di poter parlare con un avvocato.

La piccola, che si chiamava Nojoud e che all’epoca aveva solo 10 anni, si mise a piangere e disse a Shada che era disperata: il padre l’aveva costretta, a suon di botte, a sposarsi con un 30enne che la picchiava e la violentava regolarmente. Nojoud voleva il divorzio a tutti i costi e, piuttosto di tornare a casa, si sarebbe tolta la vita. “Quando parlavo con lei, era come se parlassi a mia figlia”, ha raccontato Shada,“l’ho abbracciata e le ho detto: non avere paura, ti aiuterò e riuscirai ad ottenere il divorzio”.

Sembrava una “causa persa” in partenza, poiché legislazione yemenita vieta ad una bambina di chiedere la separazione dal marito prima dei 15 anni, ma, grazie ai suoi contatti internazionali, Shada ha fatto in modo che il processo di Nojoud fosse seguito da giornalisti stranieri e che il mondo conoscesse il problema delle spose-bambine diffuso in tutti i paesi mediorientali. Il processo si è concluso con l’annullamento del matrimonio, anche se il giudice ha imposto a Nojoud di “risarcire i danni” al marito, quantificati in 200 dollari e raccolti grazie a donazioni.

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Da allora, altre spose-bambine hanno cominciato a rivolgersi con fiducia a Shada Nasser. Tra le altre, anche Sally che aveva la stessa età di Nojoud e che ogni sera veniva drogata e violentata dal marito.“Preferisco morire che tornare da lui”, aveva detto Sally piangendo, perché quando ha chiesto aiuto al padre, quest’ultimo non poteva restituire al genero la dote di 1.000 dollari e riscattare la figlia e, quindi, l’ha picchiata a sangue e drogata a sua volta per farla restare col marito.

Io non lo chiamo matrimonio. Lo chiamo stupro“, ha dichiarato Shada Nasser. “Nello Yemen, la legge sul matrimonio stabilisce che una ragazza non dovrebbe “dormire” con il marito fino a 15 anni. Ma questa legge non viene applicata. E molti giudici hanno forti pregiudizi sulle donne”.

Le spose-bambine che le chiedono aiuto sono in costante aumento, ma la strada è ancora lunga: si tratta di una piaga difficile da estirpare, poiché sono proprio i genitori che vivono nelle aree più povere a combinare i matrimoni delle figlie con uomini molto più anziani, in cambio di denaro che serve a sostenere il resto della famiglia.

Shada Nasser si batte per innalzare ad almeno 18 anni l’età legale per contrarre matrimonio e si impegna affinché, a livello nazionale, l’opinione pubblica non chiuda gli occhi e il dibattito non si fermi. “Il primo caso, il caso di Nojoud, ha cambiato molte cose e migliorato la vita a centinaia di ragazze che vivono nelle campagne. Questi matrimoni precoci derubano le bambine del loro diritto ad avere un’infanzia normale e un’istruzione. Credo profondamente nella professione di avvocato”, ha concluso, “Credo che serva a questo: ad aiutare gli altri”.

Noi crediamo nel lavoro di Shada Nasser. Dobbiamo darle spazio e voce. Sempre.

Paola Lovera

La redazione del magazine. Nato nel maggio 2013, da marzo 2015, testata registrata al tribunale di Milano. Mamme di idee rigorosamente diverse commentano le notizie dell'Italia e del mondo, non solo mammesche.

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