Sicurezza nelle scuole: una priorità per chi?

Ultima modifica 20 Giugno 2019

 

Senza possibilità di appello.

Un evento straziante quello del bambino di Ragusa ed usciranno inevitabilmente domande del tipo “Poteva essere evitato?”
Chi può saperlo? Sicuramente poteva andare in mille altri modi, ma è andata nel peggiore che possa esistere.
La scuola è un ambiente protetto e dovrebbe esserlo sempre e i bambini dovrebbero arrivarci per poter essere al sicuro nel momento in cui sono lontani dai genitori.
Ormai quel povero tesoro è un fiore nel cielo, e per lui dovremmo riflettere su questo.
La scuola può fare tanto per i bambini che crescono in fretta per motivi che non dipendono da loro.
Gli insegnanti nel caso di Loris non hanno potuto fare nulla?
I giornali prima riportano che il bambino non era affatto entrato. Dopo qualche giorno si dice che il bambino forse era stato prelevato da scuola da qualcuno che conosceva.
Non siamo investigatori o giudici. Però un fatto del genere fa riflettere.
Mi viene da pensare alla  sicurezza delle nostre scuole.
Una soluzione abbastanza efficace è quella di non far entrare i genitori o gli adulti in genere nella scuola nel momento dell’ingresso al mattino. Lo sguardo del personale della scuola è sicuramente facilitato nel controllo degli alunni. Ma certo è che al genitore sta la responsabilità di farlo entrare e chiudersi dietro la porta.
C’è comunque un’insicurezza di fondo oscurata dal “finché va tutto bene, va tutto bene” e dal “cosa vuoi che succeda” che è un modus vivendi tipicamente italiano.
Il continuo taglio delle risorse umane soprattutto nella sorveglianza, da 10 anni a questa parte, può diventare colpevole in certe circostanze, in quanto toglie occhi che possono osservare e mani che possono trattenere. bambini al sicuro
Gli insegnanti si lamentano di molte mancanze, ma credo che questa sia una carenza determinante.
E’ inutile, in questo momento storico, pensare alle sfumature di una scuola che manca dei colori primari.
Tutti gli istituti scolastici dovrebbero essere sicuri per i nostri bambini. Questo magari non avrebbe evitato quella tragedia, però potrebbe evitarne altre.
Siamo a livelli di sicurezza veramente ridicoli e ogni giorno iniziamo e terminiamo il nostro lavoro col pensiero ” se tutto andrà bene, sarà solo perché conosciamo i nostri bambini da anni e le loro famiglie”.
Ma in un lavoro statale, ci si può affidare alla soggettività di un rapporto costruito personalmente  senza sicurezze tangibili e, permettetemi, necessarie?
Maniglioni antipanico in scuole primarie, con una collaboratrice che non ha il dono dell’ubiquità.
Ok, ci devono essere le porte di sicurezza apribili dall’interno, ma facciamo che la norma sia il controllo stretto di queste uscite oppure facciamo in modo che vengano allarmate in modo sistematico, non una scuola sì e dieci no.
Sono questi i fondamentali che, mancando, trasformano il lavoro docente e la sicurezza di un bambino in un punto interrogativo quotidiano.
Ma perché in Italia assistiamo da anni ad un capovolgimento delle priorità civile, etica, morale?

Ylenia Agostini

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