Ultima modifica 17 Giugno 2023

Le giornate-riassunto.
Me le ritaglio ogni tanto.
Di solito quando qualcuno mi fa arrabbiare e mi devo bilanciare.
Vado in cerca di soddisfazioni che, se non ci pensi apposta, non riemergono.

La giornata-riassunto di oggi è “le soddisfazioni (temporanee) di una maestra”.

“Maééé” o, più delicato, “Mae”, accento o no, sono il respiro delle mie mattine.
Sì, proprio nel senso che vanno a tempo col diaframma….
Scandiscono il tempo con i bisogni e le confidenze.
Scandiscono un tempo tanto tanto ricco di emozioni, delusioni, conquiste, cadute.

soddisfazione

I rapporti si impregnano di conoscenza reciproca e di tentativi di fiducia; qualcuno da subito, come una strada dritta verso l’orizzonte, qualcuno come una strada tortuosa, che per arrivare a vedere un’alba devi percorrere decine di tornanti. Ma arrivi.

Sì, in questi primi mesi di scuola, come le mie colleghe, ho percorso una strada dura perché nonostante l’esperienza, spesso si resta ancora senza respiro, in attesa, per giorni e giorni…per vedere l’effetto che fa.
Ma non parlo di apprendimento disciplinare. No.

Parlo di quel luogo fatto di aria ed emozioni in cui tutto si muove, quel luogo in cui respira anche la didattica. Quella sfera emotiva in cui si scioglie l’apprendimento.  

A volte si vede solo un processo in negativo: piccole situazioni che peggiorano e cerchi una strada nuova anche se credi di averle provate tutte. Ecco, anche se lo credi non è così. E infatti, quando non ti arrendi, qualcosa arriva. Qualcosa di bello. Un filo più volte tagliato, ma che si è riusciti a riannodare, per ora.

È bello non arrendersi e cercare spiegazioni, caparbiamente (ecco, caparbia, un aggettivo di quelli antichi in cui mi ritrovo), a qualcosa che non torna.
Capita anche nella vita.

C’è gente che pensa di capire tutto di tutti al primo istante, ma invece non capisce niente.

Gente che dà per scontati i desideri o gli sforzi altrui, perché se li calibra addosso, senza considerare la diversità.
Io ho la fortuna di pensare di non capire nulla e di cercare ogni giorno un modo per arrivare al vero; no, non il mio vero. Quello dell’altro. E stavolta ci sono arrivata. Stavolta ho avuto la fortuna di incontrare il vero di un bambino, dopo molto tempo che non lo capivo. Lui non parlava. Io non lo capivo.

Lui non parlava… E perché non parlava?
Perché io non chiedevo.
Poi ho chiesto.

Hai presente quel trucco degli illusionisti che annodano una corda strettissima…poi ci soffiano sopra e si scioglie? Ecco. Pochi giorni fa quel nodo si è sciolto.
E io ne sono felice.
Una delle soddisfazioni più belle di quest’anno.
L’ho visto balzare in piedi per dire la sua, un tutt’uno con la sua idea giusta. Lì ci siamo trovati e da lì siamo ripartiti.
Probabilmente la corda sì riannoderà di nuovo. Ma sono pronta ri-soffiare, perché le maestre sono caparbie. E chi non le conosce, non immagina quanto.

Volevo fare l’archeologa… invece sono moglie, mamma, sorella e maestra e per me è più che sufficiente, anzi, ottimo. Sono una donna “orgogliosamente media”, ma decisamente realizzata, che non si annoia neanche un po’…

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