La solitudine materna, sentirsi sole in un mare d’amore

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Ultima modifica 1 Aprile 2019

Lo stereotipo della donna, e a maggior ragione della madre, ci vuole sempre indaffarate e con minimo due oggetti per mano, telefono escluso si intende.

Vero, ma non è tutto, perchè oltre ad avere mani e braccia occupate, c’è tutta una serie di cose non visibili all’occhio umano, o meglio maschile: casa, lavoro, amiche, figli, famiglia, cena, spesa, pulizie, traffico, capelli e via così.

In una mamma l’elenco delle cose che occupano la mente è leggermente diverso.

Figli, figli, FIGLI, oddio i figli hanno mangiato sono tornati da scuola hanno i vestiti uuuh guarda questo glielo prendo così saranno felici, casa, pulizie, pasti, traffico.
Sguardo veloce allo specchietto retrovisore ferme al semaforo “oddio ho dei capelli da schifo… nooo hanno lasciato in macchina quel giochino che gli piace tanto ecco dov’era finito!”, si ricomincia l’elenco.

solitudine_delle_mamme

Una volta a casa, bacio veloce al marito e stanche e sfatte ci pieghiamo sulle ginocchia (e poi chi ci rialza?) e accogliamo a braccia aperte i bambini ancora con sciarpa e cappotto addosso.
Un fiume di parole travolge orecchie e mente, ma la sola cosa che sentiamo è il nostro respiro che finalmente si rilassa dopo una giornata in apnea, finalmente felici, ci si prepara alla tirata finale. Cena, giochi, muoviti-vieni-qui-che-devi-lavarti-i-denti, pigiama, storie, letto, casa che fa schifo da mettere in ordine e, magari, rivolgere la parola a quel poveretto che un tempo, ci pare di ricordare, occupava indiscusso i nostri pensieri.

Siamo felici, certo, ovvio, siamo circondate d’amore, ma allora perchè, cos’è quella sensazione che alle volte ci prende come di solitudine?

Che poi il detto “non ho tempo manco per piangere” è vero, ma quanto sarebbe d’aiuto una serata di quelle alla Bridget Jones sul divano con chili di gelato, film d’amore e lacrime a gogo?

Ci si può sentire sole in mezzo a una folla?

La chiamano depressione post partum, ma se capita anni dopo non ha nome?
Cosa ci manca?
Il nostro tempo, le noi di prima? No, non cambieremmo questa vita con niente al mondo.
Allora cos’è? Credo che non sapremmo comunque definirlo.

La solitudine della folla.

Capita di essere in una stanza e sentire i bambini e il papà nell’altra che giocano, ridono, parlano e ci sembra che vengano da un altro mondo, come se non fosse la nostra casa, la nostra famiglia, un film alla tv lasciata accesa che nessuno sta guardando. L’ennesimo capriccio, lite per fare i compiti, per vestirsi o mettere il pigiama … alle volte abbiamo solo voglia di tirare i remi in barca e chiuderci in un bozzolo, sfibrate e con un senso di vuoto.
Non sempre, ma alle volte è più difficile.

Ci sono e ci saranno sempre questi momenti. Una neomamma, sarà spaventata e sopraffatta dai dubbi e dall’insicurezza, una mamma più “navigata” lo sarà da anni di fatiche e doveri senza mai un attimo per ricordarsi chi è, dal tempo che passa o dai figli che ormai grandi presto saranno irriconoscibili. Discussoni con mariti, nonni, parenti, gente a caso che mette il becco, genitori dei compagni di scuola, insegnanti… come se non bastasse il mare di responsabilità che una donna si sente addosso e l’oceano di doveri che le sono stati cuciti addosso. I dettagli possono cambiare il mondo e noi siamo le massime esperte.

Solitudine materna, in una folla d’amore.

Emily Dickinson, “Solitudine”

Ha una sua solitudine lo spazio
solitudine il mare
e solitudine la morte – eppure
tutte queste son folla
in confronto a quel punto più profondo,
segretezza polare,
che è un’anima al cospetto di se stessa:
infinità finita

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