Sono stata anche io nipote

Ultima modifica 6 Novembre 2015

 

 

Ho conosciuto le mie due nonne. Due persone così diverse tra loro ! La mia nonna Claudia, nonna paterna, era una donna bellissima anche a 70 anni: occhi celesti e lineamenti perfetti ma…la sua casa era triste, cupa, sempre con le persiane accostate, i mobili ammucchiati senza garbo. Lei perennemente vestita di scuro, d’obbligo all’epoca, con un grembiule in tinta annodato in vita, che sferruzzava accanto alla stufa in inverno e alla finestra, in estate. E, siccome ero molto piccola, mi fermavo alle sensazioni e scappavo sempre da quella casa quindi da lei e dal nonno, non l’ho conosciuta molto e col passare degli anni ho sempre rimpianto di non essere entrata più in intimità con lei per conoscerla veramente superando l’impressione di disagio che mi suscitava, come ho già detto, la sua casa.

“Mia nonna era una dama, una dama dai capelli bianchi” così cantava il poeta e così era la mia nonna Pinota. Alta snella, non bella ma con intelligenti occhi nocciola e con i bianchi capelli raccolti in trecce attorcigliate attorno al suo capo. Anche i suoi abiti erano scuri, ma sempre con un tocco di colore: fosse un colletto o il pizzo di un fazzolettino inserito in un taschino piuttosto che un foulard al collo o una spilla , un pendente. La vita le aveva riservato molti dolori: la morte della mamma alla nascita e quella del padre a 16 anni seguita subito da quella dell’adorato zio con loro convivente, quella di due figli di pochi mesi nonché la scomparsa del figlio Giovanni, dichiarato diperso in Russia.

Ma questo non era bastato poiché, durante la guerra, un aereo che, solitario, sorvolava bombardando il Monferrato aveva distrutto la sua piccola fabbrica e la rendita di cui godevano lei e il nonno, di ben 5000 lire, che prima della guerra era veramente considerevole, dopo.

Ma lei aveva il suo Tommaso, mio nonno, cui aggrapparsi e camminare serenamente, nascondendo, soprattutto a lui la sua tristezza, ma questo l’ho saputo dopo. La sua casa era allegra, solare, un tavolino vestito di pizzo, un vaso di cristallo con un fiore, pochi i mobili inseriti con cura nelle camere, con buon gusto e con amore. Una casa viva e accogliente come i sorrisi dei miei nonni che non avevano bisogno di parole. Prima e mancato il nonno, avevo 7 anni, di una morte improvvisa, inaspettata, lui che era sempre pronto ad aiutare chiunque ne avesse bisogno, con il suo largo sorriso e i riccioli ancora dorati. Amavo le nostre conversazioni: lui che impastava (aveva trasportato in casa le vecchie macchine per la pasta e faceva da sé, in misura ridotta , quello che prima era il prodotto della sua fabbrica) io che, seduta sulla maniglia di un’enorme ‘imperia’ dondolavo felice ascoltandolo lui che mi raccontava storie di vita, poesie e quant’altro , io che gli ponevo mille domande e che lo ascoltavo con estremo interesse.

La nonna, tornata dal funerale, si mise a letto aveva ‘perso la vita’ diceva, non era triste, aspettava solo di raggiungere il suo Tommaso e, una notte, nel sonno chiuse i suoi occhi per sempre.

Più tardi ci lasciarono prima la nonna Claudia poi il nonno Giobatta prima che io compissi i 10 anni, ma come ho già detto non li conoscevo veramente bene, non erano affettuosi forse timidi e distanti li amavo? Non lo so, erano anche loro i miei nonni, ma se non lo fossero stati……

Ripenso a tutti loro molte volte da quando è nato il mio Angelo, mio nipote, lo vivo a distanza poiché abito, come già i miei nonni, in un’altra città abbastanza lontana, ma cerco di essere come la mia nonna Pinota non nascondo di amarlo perché è lui il mio Angelo.

 

Nonna Lì

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