Ultima modifica 4 Agosto 2020

Mi chiamo Carmen, ho 42 anni, e sono una mamma-non-mamma.

Sono nata come mamma quando ho cominciato ad immaginare una vita declinata al plurale, a desiderare che io e te diventasse noi. Sono cresciuta come mamma quando ho cominciato a fare spazio nel cuore e nella testa, prima che nella pancia, ai miei figli.

Sono mamma da quando mi sono trovata a studiare la misteriosa e sfuggente natura del mio apparato riproduttore. Da quando ho iniziato a mettere in agenda, accanto ai meeting di lavoro e al caffè con le amiche, anche le date degli amplessi con Mr. Introverso (mio marito).

Da quando mi sono laureata in tecniche di monitoraggio dell’ovulazione con metodiche analogiche e digitali.
Da quando mi sono iscritta al corso post-laurea dal titolo Le società segrete di fecondazione artificiale. Grazie ad esso il mio curriculum teorico di base si è arricchito di una preparazione tecnica d’eccellenza.

Insomma, io sono proprio pronta a diventare mamma, ho pure fatto tirocinio presso un ente che si occupa di educazione prenatale e sostegno psico-fisico in gravidanza e parto, studiato psicologia perinatale e iniziato una certificazione come educatrice prenatale.

Tutti ‘sti …natali, e nessuna nascita. Nessun bambino tra le braccia.

Eppure ogni mese per più di cinque anni, ho inviato i miei curriculum alle varie aziende del gruppo Cicogna s.r.l, ottenendo sempre la solita risposta: “lei è preparatissima, non c’è che dire, ma noi cercavamo qualcuno con esperienza”.

…E cavolo, come me la faccio l’esperienza se non mi date la possibilità di mettermi alla prova? Giuro, sono veramente più mamma di qualsiasi mamma, perchè non mi mettete alla prova? Imparo veloce, io.

Scusate, mi piace ironizzare e sdrammatizzare. Sono una donna che ha combattuto contro l’infertilità per lunghi anni. E l’autoironia mi ha sempre accompagnato, forse salvato.

Da un certo punto di vista sono grata a quello che mi è capitato, agli schiaffi ricevuti, alle delusioni e alle lacrime versate, perchè mi hanno fatto diventare la donna che sono oggi. Una donna della quale non ho problemi a dire che sono orgogliosa. Tanto sensibile, piagnona e pigra, ma anche determinata, gioiosa e ottimista.

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Penso che ognuno di noi farebbe volentieri a meno delle sofferenze della vita, ma siccome non si possono evitare, l’unico modo per superarle è scavarsi dentro per scoprire risorse che non pensavamo di possedere ed usarle per scegliere una vita diversa.

Carmen, la bambina sognatrice, c’è sempre, le sfide della vita l’hanno fatta crescere, ma lei continua a credere che una zucca possa trasformarsi in una carrozza. Nonostante si sia infinite volte scontrata con una realtà ingiusta e crudele, si innamora ancora ogni volta della fiaba di cenerentola, e attende con trepidazione il lieto fine. Lei crede nel potere della convinzione e nel fatto che i suoi figli esistono, sono esistiti ed esisteranno, dunque si comporta in modo che, ovunque essi siano, possano andare fieri di lei. Della loro mamma sognatrice.

La mia prima gravidanza è arrivata a poco più di cinque anni di tentativi e tre fecondazioni artificiali.

Dopo dodici settimane, le più belle della mia vita, il fatidico “mi dispiace, non c’è battito”. Ancora fatico a tradurre in parole le sensazioni di quel momento, che inevitabilmente si è allargato a macchia d’olio ed è andato ad influenzare tante cose, e che è ancora troppo presto per comprenderne la portata.

Quel 28 Giugno ho sentito che avrei incontrato presto la mia bambina, che quello non era un addio ma un arrivederci. So che avrei dovuto essere distrutta, un grumo di sofferenza dopo il raschiamento. Avrei dovuto perdermi nel senso di vuoto. Ma non l’ho fatto. Non mi è successo. Ho sofferto, ho pianto e mi sono arrabbiata. Ma non mi sono perduta d’animo.

Oggi, dopo il fallimento del quarto tentativo di fecondazione artificiale la speranza sembra abbandonarmi. Penso che il nostro percorso debba andare in una nuova direzione. Forse la mia bambina già è nata, e aspetta che la vada a prendere. Forse la prossima scelta è l’adozione. Forse il mio corpo mi chiede di farlo riposare, non ce la fa a fare il lavoro che una gravidanza richiede. Tanti i forse e i dubbi. Ma ho deciso di imparare ad accettare che l’incertezza è la vera e unica certezza.

Dovunque la mia strada mi porterà, io porterò con me sempre la convinzione che la vita è fertile sempre in qualche modo, e che “Le cose belle servono ad amare la vita, quelle brutte a saperla vivere”.

Carmen

La redazione del magazine. Nato nel maggio 2013, da marzo 2015, testata registrata al tribunale di Milano. Mamme di idee rigorosamente diverse commentano le notizie dell'Italia e del mondo, non solo mammesche.

1 COMMENT

  1. Cara, è un bellissimo pezzo. Ci tengo davvero tanto a fare un pezzetto di strada con te. Averti conosciuta, mi fa sentire bene. Virtuale sì, ma non vana, la nostra amicizia. Alla prossima! 🙂

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