Sotto gli sguardi dei bambini

Ultima modifica 20 Giugno 2019

sotto gli sguardi dei bambini

Come ci si può dimenticare dell’etica professionale, della buona educazione, del comportamento necessariamente civile nel lavoro di insegnante? Come si può insultare o prendere a schiaffi un insegnante?
Domande lecite, mentre scorro su internet gli anelli di un circolo per niente virtuoso, che non ci fa sicuramente onore, né come categoria docente, né come genitori, né come Italiani.
I giornali scrivono. Noi leggiamo. Ma si può soltanto stare in modalità stand-by facendo qualche considerazione in attesa che tutte le campane abbiano suonato.
Le denunce vicendevoli tra docenti e genitori, che siano giustificate o meno, portano inevitabilmente alla luce una situazione che va recuperata, di cui dobbiamo lamentarci e per la quale possiamo anche offenderci.
La maestra che risponde allo sputo di un alunno;  il papà che prende a pugni l’insegnante perché, a suo dire, maltrattava il figlio…
Sono situazioni limite che sfuggono di mano e questo è ovvio. Ma come si fa?
Un insegnante non può permetterselo. Un genitore sì?
Ovviamente no, però resta il fatto che “un insegnante men che meno”.
E’ sacrosanto che a scuola si debbano correggere gli atteggiamenti sbagliati di un bambino o di un ragazzo, ma nel mondo di oggi, in cui la pazienza viene messa a durissima prova da infiniti fattori, spesso estranei agli stessi bambini,  bisogna anche usare, egoisticamente, un po’ di sana furbizia.
E poi non si può sentire “Abuso di mezzi di correzione”: lo sputo non è un mezzo di correzione che può essere modulato. C’è uno sputo educativo e uno diseducativo? E’ un gesto di disprezzo che va solo condannato e lasciato isolato lì, nella vergogna del silenzio e sotto gli sguardi stupiti dei compagni che fanno più male di un rimprovero.
L’insegnante (apprezzata e di grandissima esperienza), stavolta non ha pensato (come magari ha fatto in altre occasioni) a mollare la presa e a lasciare che il gesto del bambino restasse un isolato episodio per il quale lui soltanto dovesse provare vergogna.
Magari il bambino si sarebbe vantato a vita e non si sarebbe affatto pentito.
Magari il genitore non avrebbe neanche chiesto scusa.
Ma l’insegnante ne sarebbe uscita con la normale dignità…quella che non fa mai notizia, ma fa bene a chi ce l’ha.
Mettersi sul piano dei bambini quando sbagliano e rispondere alle provocazioni non paga mai.
Se per un attimo e per assurdo prescindiamo dall’etica (che deve essere il presupposto dei nostri atteggiamenti) sarebbe stato, egoisticamente parlando, conveniente per l’insegnante respirare forte e fermare il genitore all’uscita…lontano da tutti.
La discrezione e il rispetto sono sempre atteggiamenti che spiazzano chi vuole offendere e non danno mai l’”assist” per fare goal.
Come vediamo, non ci si può permettere neanche un piccolo errore…figuriamoci uno così macroscopico.
Quando finisce la pazienza deve subentrare il distacco, perché, alla fine, i nostri alunni non sono i nostri figli.
Deve funzionare soltanto il tamburo battente del richiamo al genitore, oppure il riferire al dirigente, quando la situazione non è personalmente gestibile.
E, contemporaneamente, deve agire sempre quella parte etica che strozza le emozioni pericolose, all’istante, soprattutto in classe di fronte al “fuoco incrociato” di  20-25  sguardi.
Credo che a tutti gli insegnanti capitino momenti in cui stringere i pugni e i denti.
Il passo è breve alla reazione, ma non può uscire altro che una serie di parole misurate e pensate, fondamentalmente perché, come insegnanti, sappiamo bene che se un bambino ci sputa o ci dà una testata, o ci rompe gli occhiali o ci manda a quel paese…non è colpa sua.
Di chi può essere è da vedere…ma non sua.
Mi è capitato, per fortuna solo una volta nella mia esperienza didattica, di essere veramente e tristemente piena di rabbia per una situazione che non ho potuto cambiare. Rimani appesa al gancio, impotente. Ti segna il cuore, perché sai che tutto poteva andare meglio, ma alla fine ti senti un illuso Don Chisciotte. Non fa niente.
Fa parte della vita “di una maestra” incassare (denunciare, ovviamente, se necessario) e andare avanti, stando accorti a non perdere mai la dignità…per gli altri bambini che ci osservano sempre.

Ylenia Agostini

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