E oggi (ri)parliamo di Facebook

Ultima modifica 20 Giugno 2019

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Quasi un anno fa, sempre su questo sito, mi esprimevo sul mio profilo Facebook di insegnante e su quanti alunni avessi tra le cerchie delle mie amicizie ribadendo il concetto che “come il genitore amico non va anche il maestro amico non va”. Riprendo l’argomento dopo aver letto una notizia apparsa fresca tra gli articoli “scuola” che arrivano nella mia casella di posta elettronica: La Germania impone il primo divieto su Facebook tra professori ed alunni . Il Ministero della Pubblica Istruzione Tedesca, infatti, impone di non avere contatti tra professori ed alunni sui social network e in particolare su Facebook, in quanto la dimensione commerciale del social network non va d’accordo con la funzione e la missione educativa della scuola.

In Italia ancora non ci sono limiti né restrizioni di questo tipo, anche se a breve credo sia indispensabile porre dei limiti.

Un anno fa mi chiedevo se avessi fatto bene ad accettare l’amicizia dei miei alunni e dei genitori, ora, a distanza di tempo, posso fare delle valutazioni.

In parte ho fatto male, sì, qualche volta me ne pento. Mea culpa, mea fortissimamente culpa.

L’insegnante deve mantenere la sua aurea di sacralità e di professionalità. Se tra le mie amicizie ho i miei alunni ed i genitori non posso condividere foto divertenti, talvolta dall’umorismo un po’ grasso, non posso perché sono pur sempre una maestra con un compito educativo impeccabile ed ineccepibile. Non posso mostrare il mio lato umano, non posso esprimere le mie idee politiche, non posso arrabbiarmi, postare una foto scema, dire ciò che succede a scuola perché qualcosa può arrivare alle orecchie sbagliate e la gente, talvolta, è cattiva.

Ma questo prescinde dall’avere l’amicizia dei propri alunni, in generale è bene che l’insegnante non si ponga al livello dei ragazzi e dei bambini (purtroppo l’età media degli iscritti a Facebook si è abbassata notevolmente…)ma mantenga il suo ruolo.

Ma se non posso mostrare il mio lato umano allora non posso sentirmi libera.

E a me sentirmi libera piace, talvolta mi sento proprio una selvaggia. Io uso Facebook per tenere i contatti con il mondo ed urlare, sfogarmi e dire in poche parole ciò che penso agli amici che credo siano lì ad ascoltarmi.

Il problema non è di facile soluzione ma sicuramente questi argomenti non vanno a supporto di un contatto troppo diretto, seppur virtuale,tra alunni e le loro famiglie.

Quali sono invece i vantaggi dell’essere su Facebook? Sicuramente riesco a seguire più da vicino le vite degli alunni,specialmente di quelli che non lo sono più. Guardo che fine hanno fatto, che scuola superiore hanno scelto, che bei ragazzi sono diventati e che bambini spauriti erano quando li ho presi in prima elementare. Continuo un compito educativo che forse non mi spetta più ma che nel cuore sento di dover portare avanti.

Perché sono entrata nelle loro vite e comunque ho lasciato un segno. E non è quindi possibile che il mio ruolo finisca semplicemente con la campanella dell’ultimo giorno di quinta.

Per il resto continuo a tenermi le amicizie di alunni, ex alunni ed alcune colleghe. E fintanto che anche il Ministro della Pubblica Istruzione Italiano decida di porre delle regole di comportamento tra le amicizie virtuali fra alunni e docenti, sbircio la solita pagina del nostro bidello che continua a lamentarsi della sporcizia delle aule e del disordine di alcune maestre…

 Arianna Simonetti

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