Stato civile: separata. Con figlio.

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Ultima modifica 19 Dicembre 2015

Non è certo una situazione rara la mia, anzi… Ma rispetto ad altre mamme separate sono stata anche fortunata. Anche se non ho trovato la formula magica della separazione indolore, ora con il mio ex marito le cose funzionano decisamente meglio come accade a molti, anche se non a tutti.

Sento spesso dire che ormai le persone si lasciano con troppa facilità, senza lottare quando arrivano i problemi. Forse per qualcuno sarà vero, ma nessuno prende questa decisione a cuore leggero perché è cosciente di come una separazione mandi in frantumi la stabilità e i punti di riferimento di un bambino. Nel mio caso, ora che è passato del tempo posso dire che sono a posto con la mia coscienza; ci abbiamo provato, eccome. Solo che quando metti un mattone su un castello di carte, prima o poi il peso trova il punto di rottura.

Quando ho conosciuto il padre di Mattia, uscivo da due anni di una relazione che mi aveva distrutto, fisicamente ed emotivamente. Avevo bisogno di sincerità, di normalità, e quando ho cominciato ad uscire col mio ex ho visto solo queste poche cose. Non ho fatto in tempo a rendermi conto di quanto siamo diversi ed incompatibili, perché dopo appena due mesi ero incinta. Ci siamo sposati con la convinzione che stavamo facendo la cosa giusta, con tutte le buone intenzioni del mondo, ma i problemi non hanno tardato ad arrivare.

Il primo litigio serio lo ricordo ancora, Mattia non aveva neanche tre mesi, e io e suo padre già ci buttavamo addosso critiche e veleni. La situazione si è inasprita, avevo capito che tra di noi non c’era amore, e quando vivi con qualcuno che non ami…beh arrivi al punto che anche il suo “buongiorno” ti infastidisce. Dopo mesi di questa vita, la decisione la presi io. Mattia aveva appena compiuto due anni, e al culmine dell’ennesimo litigio suo padre andò via. I successivi tre mesi passarono senza che neanche me ne accorgessi.

L’unica cosa a cui riuscivo a pensare era mio figlio, che aveva cominciato a balbettare le prime frasette. Sensi di colpa a palate, e siamo tornati insieme. Abbiamo retto solo un altro anno, durante il quale abbiamo tirato fuori il peggio l’uno dall’altra, litigato, pianto, e Mattia con noi.

Finché ci siamo messi a tavolino per capire cosa fare. Per la prima volta abbiamo parlato con calma, rendendoci conto che per troppo tempo avevamo perso di vista il nostro obiettivo principale: il benessere di nostro figlio. Abbiamo messo Mattia davanti a tutto: quella mattina di gennaio mentre due coniugi si separavano, due genitori hanno deciso di lavorare insieme per il proprio figlio.

Non è stato facile, per niente. Anche perché il mio ex marito è sempre stato, ed è tuttora, un padre molto presente.  Hanno sempre avuto un rapporto strettissimo, loro due, e ovviamente mio figlio ha sofferto tanto. I primi mesi non voleva restare a dormire dal padre, a volte non voleva neanche andare da lui, e l’abbiamo sempre assecondato. Non gli abbiamo mai imposto di stare con l’uno o con l’altro, gli abbiamo concesso i suoi tempi senza forzature di nessun genere. Abbiamo imparato a convivere coi nostri sensi di colpa, convinti che quella di prima non fosse la vita che volevamo fargli vivere. Dubbi ne ho avuti, certo. Perché quando tuo figlio soffre il cuore ti va in pezzi, ed è naturale chiedersi se glielo potevi evitare. I pianti per un capriccio, perché si è fatto male, quelli una madre impara a gestirli. Ma il pianto di dolore vero, quello no.

Non potevo fare altro che abbracciarlo, spiegargli che gli avremmo sempre voluto bene, ma a tre anni queste parole sono aria fritta. Inutile precisare che per mesi mi sono sentita la madre peggiore del mondo. Ma nonostante tutto, non abbiamo fatto nessun passo indietro. Avevo deciso che mio figlio non avrebbe più  avrebbe più respirato l’astio e la tensione che regnano tra due genitori che non si amano più. Mio figlio sarebbe stato bene, sarebbe stato un bambino sereno. Ce l’avremmo fatta, anche se non sapevo bene come.

Così è stato. Il mio ex marito ed io non abbiamo smesso un solo giorno di fargli sentire il nostro amore, e nello stesso tempo non siamo caduti nella trappola del “poverino, fa così perché ci siamo separati”. Anche i figli della famiglia più unita del mondo attraversano fasi di paura, di ribellione, o di particolare attaccamento ad uno dei genitori. No, non ho mai pensato che mio figlio fosse “poverino”. Mattia ha sempre visto il padre con regolarità, anche a casa nostra, quando ad esempio era malato. Ci siamo detti:  “Abbiamo litigato abbastanza, ormai ci siamo lasciati, che senso ha continuare a darci addosso?”, e ha finalmente potuto godersi due genitori che riuscivano a stare nella stessa stanza senza discutere, a parlare, e anche a ridere.

Non è stato facile, a volte non lo è ancora adesso, anche se sono passati quasi quattro anni e tante cose sono cambiate, anche se Mattia e il suo papà non si sono mai persi di vista, anzi hanno rinsaldato ancora di più il loro rapporto, anche se nel frattempo siamo diventati una famiglia allargata da manuale. Già, perché ora Mattia è la priorità di ben tre persone, che fanno le loro scelte e costruiscono i rapporti tra di loro sempre rispettando lui e i suoi bisogni, e trasmettendogli fiducia e amore.

Tutto bene quel che finisce bene? Certo, ma siamo umani, conseguenze ce ne sono. Mattia è sereno, ma per me è come se lo stato di allerta non finisse mai. Mi è rimasta addosso la paura di sbagliare e provocargli altro dolore, vorrei solo proteggerlo da altre sofferenze. Lo so, non posso, nessun genitore può farlo, e allora cerco di fargli capire che per lui io ci sarò sempre. Già, perché questa esperienza difficile ci ha fatto un gran bel regalo, ci ha unito, tanto. Se abbiamo superato questa, mi piace pensare che insieme siamo forti, che io e lui siamo una squadra speciale.

Non so cosa accada alle altre coppie con figli che si separano, ognuno trova il proprio modo di vivere e superare il dolore. Sicuramente ti cambia, ti mette di fronte a te stesso e a al fallimento dei tuoi sogni, dei tuoi progetti, di qualcosa in cui avevi creduto. E’ come vivere un lutto, non si può liquidare in un attimo, perché “così doveva andare”, ma bisogna vivere la propria sofferenza, la propria delusione. E’ dura, soprattutto se oltre a consolare tuo figlio devi fare i conti col tuo dolore per un amore finito, o se l’altra persona decide di fingere di non aver mai avuto figli e ti lascia da sola a gestire tutto. Anche se sembra una frase fatta, è nella difficoltà che esce il carattere. L’amore di un figlio ti regala una forza che non sapevi di avere.

Grazia Calderaro

3 COMMENTS

  1. Io sto attraversando in questi giorni una dolorosa separazione dal mio compagno di vita di quasi 8 anni e da cui ho avuto due figli stupendi. Mi sento morire dentro, dice di non amarmi più da tempo e che io facevo solo finta di non accorgermi della situazione… Mah sto vivendo un incubo con forti attacchi d’ansia e panico. Non ho amici, ne familiari uniti e ora che sono tornata a vivere con mia madre a 30 anni mi sento una fallita, confusa e devastata, ho anche perso il lavoro….,,cerco altre donne che stiano passando questo momento per supportarci almeno moralmente.
    federica.platania89@gmail.com
    Scrivetemi ciao

  2. La mia avventura di mamma e moglie è inziata presto, avevo solo 18 anni. Mio marito già cercava le sue ex mentre ero incinta… appena il bambino è nato, ci siamo parlati, promettendoci “basta bugie e segreti” ma è durata poco. Da li a due anni ha intrattenuto una relazione con una ragazzina dicendole di essere separato in casa… cosa non vera, ero ignara di tutto. Questa ragazza si è insediata nelle nostre vite come un uragano e oggi, a distanza di 7 anni da quel periodo, è lei a decidere tutto. Non vengo piu presa in considerazione e la legge non mi permette di allontanarla: non intendo dire fisicamente, ha fatto del bene a mio figlio, lo aiuta molto e si vogliono un bene infinito. Ma nessuna legge mi permette di darle un freno e darle dei limiti. Prende appuntamenti medici, visite, le maestre contattano lei per le riunioni a scuola, e io non so più cosa fare. Il bambino vive da loro da due anni perchè io ho perso tutto: casa, macchina, lavoro… mi sto rimettendo in piedi ora e non mi lasciano nemmeno piu tenerlo a dormire nonostante l’assistente sociale, il divorzio, gli psicologi stabiliscano che nulla vieta il pernottamento in casa mia. Il bambino sta male, continua a chiedermi quando può venire a dormire… sa bene che il papà non vuole ma non capisce il perchè e a questo punto nemmeno io. La situazione è assurda. Tutti parlano solo delle condizioni dei papà separati che devono pagare mantenimenti ecc… ma che dire delle mamme? Non sono tutte uguali. Ci sono anche quelle come me, che per non far soffrire i propri bimbi ingoiono rospi e a forza di ingoiarli si strozzano!

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