Thyssen: pena ridotta!

Ultima modifica 20 Aprile 2015

Il giudice della Corte di Assise di appello di Torino ha pronunciato la sua sentenza: non ci fu dolo, non si tratta di omicidio volontario, queste le sue parole, per cui la condanna al principale accusato, l’ex ad della Thyssen, Harald Espenhahan è stata ridotta a 10 anni.

Sette operai sono morti nella notte del 7 dicembre 2007 mentre lavoravano alla linea 5 della fabbrica, morti arsi vivi, in un incendio dovuto a colpevole incuria di chi, potendo, non ha fatto nulla per porre rimedio alla situazione di pericolo in cui viveva la fabbrica e lo ha fatto con consapevolezza, facendo pesare di più, sul piatto della bilancia il denaro piuttosto della vita delle persone, degli operai che sarebbero stati i pericolo mentre lavoravano nella sua fabbrica.

Per questo, in primo grado era stato condannato a 16 anni e 6 mesi per omicidio volontario.

Era la prima volta che, in Italia, un imprenditore veniva condannato per omicidi volontario e la sentenza era stata accolta con un senso di liberazione, con la sensazione che giustizia fosse stata fatta, finalmente, e che fosse stato dato un segnale quello di tolleranza zero nei confronti dei comportamenti, soprattutto di alcune multinazionali, che anteponevano e antepongono, la convenienza dei loro guadagni alla salute dei loro dipendenti mettendo in atto comportamenti finalmente riconosciuti criminali.

Nessun fatto nuovo, nessuna nuova prova era stata presentata dai difensori degli uomini della Tyssen, tutto faceva pensare che avrebbero confermato la condanna, ma non è stato così e non è tanto la riduzione della pena a far infuriare i parenti delle vittime presenti in aula, ma la modifica del capo di accusa, omicidio colposo senza dolo e pene sino a 9 anni inflitti agli altri 5 dirigenti.

“Maledetti, vergognatevi e adesso arrestateci!” questo l’urlo spontaneo scaturito dalle gole dei parenti e degli amici dei operai uccisi nel rogo che hanno occupato per alcune ore l’aula piangendo e urlando contro la Corte “li avete uccisi di nuovo” , hanno gridato  e sono intervenuti carabinieri e digos, “questi giudici fanno schifo. Questa è una bomba ad orologeria. Volevo vedere se ci fossero stati i figli dei politici, gli operai bruciati vivi non contano niente!”

Queste le parole, che non hanno trovato risposte, che non trovano risposta.

 

Nonna Lì

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