UK la mia nuova Patria

Ultima modifica 22 Aprile 2015

 

Betta e Sofia
Betta e Sofia

Non era tra i miei progetti trasferirmi in UK ma un bel giorno di febbraio, mio marito mi telefono’ da Londra dove si trovava per motivi di lavoro per dirmi che probabilmente ci saremo dovuti trasferire a vivere lì. Non ho esitato nemmeno un secondo e ho subito detto OK. Non ho pensato al mio lavoro imprenditoriale appena avviato con tante difficoltà, non ho pensato alla bellissima casa indipendente con giardino che avrei dovuto lasciare a Riccione, non ho pensato alla macchina dei miei sogni che finalmente ero riuscita a comprare e che da lì a poco avrei dovuto svendere, non ho pensato al sole, alla pizza e al mare che mi sarebbero tanto mancati. Ma ho detto senza esitazione SI. Si può fare!

Così eccomi qui, nel Nord dello Yorkshire, tra Leeds e York, dopo una lunga estate di intenso lavoro stagionale, senza giorni di riposo dato che l’attività è mia, devastata da un trasloco traumatico e faticoso per di più fatto in completa solitudine. Sono arrivata alla fine di settembre sull’orlo di una crisi di nervi, elettrica e capace di prendere a schiaffi chiunque mi avrebbe guardato storto a partire da mio marito al quale ho accollato gran parte delle colpe per le mie mille fatiche. Tanto è un luogo comune di noi donne, dare la colpa ai mariti, e io sono sempre una donna. In cambio sono stata appagata subito per aver’ rivisto le mie due bimbe dopo un lunghissimo mese lontane da me. Mai successo in passato di stare senza di loro neanche per un giorno! Loro sono arrivate in UK prima di me, con mio marito, in quanto qui la scuola inizia molto prima rispetto all’ Italia. Il 3 di settembre è stato il loro primo giorno di scuola. La più grande, che in Italia sarebbe dovuta andare in prima elementare, qui l’hanno inserita direttamente nella seconda per via dell’età. Invece la piccola, anziché l’ultimo anno di asilo  ha iniziato la pre-school, una specie di anno preparatore, e noto con piacere che sta già imparando a leggere e scrivere.

In verità sono tre le cose che mi hanno colpito da subito: la serenità e la gentilezza della gente e la moltitudine di giovani mamme, e se dico giovani perché hanno una media di età intorno ai 24/26 anni che hanno almeno 2 figli o se ne hanno uno perché l’altro è in arrivo. La città è piena di donne giovani incinte, carrozzine, passeggini e nessi e connessi. L’appartamento dove abito provvisoriamente, si affaccia direttamente sulla piazza della città e ha una splendida vista verso l’orologio che  fù costruito nel 1896 per commemorare il matrimonio tra il Duca di York e la principessa Mary di Teck. Sotto l’orologio c’è anche la fermata dei bus e ho notato che tutti hanno la pedana che permette alle mamme di salire con passeggini e carrozzine a bordo. Inoltre i bus, hanno una specie di sospensione che li permette di abbassarsi notevolmente dalla parte davanti per poi allungare la pedana. Nei negozi che circondano la piazza non esistono barriere architettoniche così giovanissimi e anziani possono avere l’accesso molto facilmente. Scherzosamente, un giorno dissi a mio marito che questo era il paese perfetto per vivere la vecchiaia forse perché la regina alla sua veneranda età pensa di far vivere bene i suoi sudditi. I pub e i caffè, pullulano di gente a partire dalle 9 del mattino. Tutti hanno il tempo per fermarsi e sedersi a prendere una tazza di tè e una pasta appena sfornata. Ovvio, ci sono anche quelli che fanno la colazione all’inglese con tanto di uova cotte al punto giusto, salsicce fumanti e fagioli in salsa agrodolce. Anche se contrario alle nostre abitudini, anche noi abbiamo fatto colazione all’inglese, non a casa ma a scuola alle 8 e un quarto del mattino. Con un piccolo contributo abbiamo partecipato al Big Breakfast, organizzato dalla scuola ogni bimestre per alluni e genitori. Una bellissima iniziativa che mi ha dato l’opportunità di conoscere e chiacchierare con alcune mamme. Mi hanno appena inviato un sms che dovro’ portare una torta a scuola per poi venderla alle altri classi. I soldi raccolti aiuteranno dei bambini poveri in Africa e la classe che ha incassato di più vera premiata e nominata nel giornale locale. Non ho sperimentato la scuola primaria in Italia ma qui ogni giovedì viene rilasciata ai genitori una lettera informativa con le attività della settimana organizzate con e per i bambini ma anche per i genitori che si possono riunire una volta alla settimana per cantare o per prendere il tè.

Ai miei quasi 41 anni, non posso pretendere di trovare subito un lavoro, poi che sia part-time, dalle 9 alle 15 e possibilmente solo da lunedì al venerdì. Percio’ per domare il mio carattere iperattivo, per poter interagire con la gente, scambiare due parole, inserirmi e introdurmi nella comunità, ho deciso di rivolgermi ad un associazione di volontariato. Dopo aver’ inserito le mie preferenze e attitudini nonché esperienze e studi compiuti nel programma del computer della giovane coordinatrice Sal, sono venute fuori una serie di attività che avrei potuto fare, senza dovermi trasferirmi con i mezzi, nella mia zona. Così, dopo alcuni colloqui, mi troverò a lavorare una volta alla settimana in un negozio Oxfam, organizzazione a livello globale che raccoglie fondi per costruire le strutture di prima necessità nel terzo mondo e soprattutto in Africa e nelle zone colpite da calamità naturali o guerre civili, qualche volta presso il museo più importante della città dedicato al medico veterinario più famoso nel mondo Dr. James Harriot e qualche volta all’ufficio di informazioni turistiche che è interamente gestito da volontari. Il bello è stato che durante il colloquio mi hanno chiesto se mi piacerebbe lavorare ma non come volontaria. A dire il vero, prima di ringraziare per l’opportunità, ho esitato un attimo, perché non ci credevo alle mie orecchie. Ma come? Assumerebbero una come me? 41 anni, mamma, disponibile solo da fine settembre alla fine di maggio di ogni anno perché l’attività stagionale in Italia non intendo lasciare? Direi, cose da altri tempi!

Penso di aver’ fatto la cosa giusta e anche se non vivo a Londra, credetemi in UK vale la pena di vivere ovunque. Poi non immaginate l’effetto che fa, sentire i figli che giocano parlando in inglese e laddove non sano la parola se la inventano. Non è passato molto tempo da quando sono qui, ma già inizio a rilassarmi e a vedere le cose con più tranquillità e serenità. Sarà colpa della pioggia?

Camelia Andrei

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