I bambini imparano da soli. Se hanno gli stimoli giusti.

Ultima modifica 16 Luglio 2019

I bambini oggi, fuori dalla scuola, memorizzano in modo istantaneo ogni cosa venga loro proposta attraverso canali di apprendimento sapientemente combinati dai media. A volte l’apprendimento stesso avviene direttamente attraverso l’azione, ad esempio giocando su un iPad basta uno sguardo e già comprendono cosa devono fare.

I bambini imparano da soli

Questo, agli occhi di genitori come me, può risultare miracoloso.
Sembra quasi che i nostri bambini siano tutti piccoli geni.

In realtà c’è uno studio psicologico così accurato per rendere giochi, pubblicità, cartoni così “facili” da assorbire che, invece di piccoli geni, i nostri bambini rischiano di diventare piccoli zombie se non limitiamo il “tempo di esposizione”.

Imparano da soli forse perché le pseudo-conoscenze che acquisiscono sono confezionate proprio per essere assorbite facilmente… ma sono spendibili in altri contesti?

Vengono verbalizzate o sono fini a se stesse, elaborate “luppando” nel cervello (prestito linguistico del marito fonico per dire “in un circolo vizioso”)?

Mi viene in mente la teoria dell’apprendimento basata sull’esistenza delle intelligenze multiple di Howard Gardner.

Ci insegna che i bambini apprendono e ricordano meglio quando una conoscenza o un fatto vengono presentati combinando contemporaneamente più canali. In questo modo risvegliano più intelligenze allo stesso tempo e portano ogni bambino alla conoscenza, attraverso tanti percorsi differenti.

Se attivato nel contesto scuola, questo è un assunto eccezionale che arricchisce ogni tipo di insegnamento. Sembra proprio però che ci sia chi lo utilizza non per costruire conoscenze e competenze ma esclusivamente per attirare l’attenzione dei bambini.

Facilitatori (usati contemporaneamente) come colori ed abbinamenti di colori, movimento, musica, ritmi e suoni di una certa frequenza, parole dette da coetanei o da personaggi accattivanti che fissano in modo diretto le notizie alla mente. C’è una letteratura intera che parla di tutto questo.

Rappresentanti autorevoli della psicopedagogia italiana e straniera hanno scritto testi che noi genitori e insegnanti dovremmo leggere per renderci più consapevoli.
E dobbiamo anche ricordare che queste fantastiche tecniche, purtroppo, sono meglio conosciute da chi non è interessato ad uno sviluppo equilibrato, sereno e consapevole del bambino.

I bambini imparano da soli

Questo modo di imparare così “direttamente diretto”, se non è strutturato per creare conoscenze, collegamenti tra queste e competenze spendibili nel percorso di formazione della persona, ferma la mente ad un livello di intuizione che a me sembra primordiale, priva di sviluppo.

E la verità più spaventosa è che è appagante per un bambino. Si stimola così tanto il cervello senza che esso faccia sforzo eccessivo che lo studio di un testo scritto risulta ai bambini di una noia mortale.

Ed è questa la sfida a cui siamo chiamati noi insegnanti: fare in modo che lo studio sia accattivante quanto un gioco dell’iPad.

Fare in modo soprattutto che lo studio che noi proponiamo dia ai bambini la sensazione di vera gratificazione mostrando loro quanto è bello conoscere per conoscere.
Per conoscere ancora, innescando quella reazione a catena che, da conoscenza e competenza, crea ancora conoscenza e competenza!

Visto che i bambini imparano da soli,  allora mettiamo in campo tutti gli strumenti.

Facciamo guerra all’iPad, usandolo a scuola per cercare il significato dei termini o le loro traduzioni in inglese.

Usiamo la LIM (lavagna interattiva multimediale) per vedere documentari prima di proporre un testo scritto da studiare.

Usiamo il computer per far scrivere piccoli percorsi logici e collegamenti per “ripetere” un argomento.

Un’esperienza positiva l’ho avuta quest’anno. Usando diversi strumenti per appassionare all’argomento e arrivando al testo da studiare solo alla fine del percorso, i bambini sapevano già di cosa parlasse e più lo leggevano più l’entusiasmo cresceva perché “già sapevano”.

Così il testo è diventato la traccia della loro conoscenza e la competenza del riferire è stata facilitata, perché non dovevano ricordare parole ma discussioni, immagini, disegni, documentari.
E non è vero che tutto ciò fa confusione: tutto ciò fa conoscenza.
Certo che si può chiedere a un bambino di studiare, ma dobbiamo “inventare” il significato di “studiare nel mondo dei bambini di oggi”.
Così i bambini imparano da soli, ma nel modo corretto.

Testi:
Laeng M., Quando la pubblicità televisiva fa male ai bambini, Sacis, Roma 1985.
Oliverio Ferraris A, Grammatica televisiva: pro e contro la tv, Cortina, Milano 1995.
Oliverio Ferraris A, Tv per un figlio, Ed. Laterza, Bari 1995.

1 COMMENT

  1. Ylenia grazie! Illuminante e concordo in pieno! lo dicevamo giusto ieri: certo che i bambini prendono in mano l’ipad e lo usano in un secondo, ma non sono geniali loro, quell’aggeggio è stato pensato proprio con l’intento di essere così semplice che lo saprebbe usare persino un bambino.
    Penso che Tv ed elettronica in genere siano un valido complemento, ma se usati da parcheggio o silenziatore sono il male quasi assoluto. Tv accese appena si entra in casa anche se nessuno le guarda, bambini dotati di iphone a tavola per prevenire eventuali interruzioni (vurria mai!). io resto stupita non se mio figlio di tre anni conosce tutti i personaggi di peppa, ma quando dopo due volte che lo leggiamo sa a memoria un libro o quando dopo aver visto Robin Hood, gioca tutto il giorno con la sorella fingendosi i personaggi del cartone.
    Insomma usiamoli in modo costruttivo!

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