Un figlio a tutti i costi

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Ultima modifica 20 Aprile 2015

Molti, ai giorni nostri, desiderando un figlio disperatamente, magari avendo superata l’età fertile, decidono di utilizzare tutte le procedure mediche possibili per avere un figlio anche a 60 anni.

Ci sono altri che, decidono di adottarne uno, o più, e si sottopongono a lunghe procedure e, magari, vogliono un piccolo o una piccola con caratteristiche precise, non sempre accontentabili.

Ci sono altri che desiderano un bimbo, uno qualsiasi, anche con problemi, a volte gravi problemi,  non si fanno intimidire o scoraggiare, ma, purtroppo non sempre sono consapevoli della vita che dovranno condurre, dei sacrifici che dovranno sopportare, delle difficoltà, delle incomprensioni che trasformeranno la loro vita e anche se la decisione non è presa a cuor leggero, non sempre si rendono conto di quello che sta loro rovesciandosi addosso, non sempre, purtroppo, sono in grado di capire e poi di sopportare.

Una coppia di amici, che non potevano più avere figli a causa di un incidente che li aveva entrambi menomati, arrivarono alla decisione di adottare un piccolo.

Sapete, in Italia, sono più le richieste che le disponibilità e allora fu loro proposto l’adozione di un bimbo rumeno.

Un bimbo di etnia rom, che non aveva più parenti, o almeno non se ne conoscevano, e viveva in uno di quegli orfanotrofi tristemente famosi per le difficoltà di vita dei ricoverati.

Si consultarono, ci pensarono, riflessero, e decisero di recarsi in Romania, per vedere di persona la situazione, prima di decidere.

Andarono e… il racconto di Luella, al suo ritorno, descriveva una situazione allucinante, bambini che a 3 o 4 anni non sapevano camminare, nessun lo aveva loro insegnato, si esprimevano a gesti e suoni intelleggibili, mangiavano, quel poco cibo, con le mani, un racconto dell’orrore sino all’inverosimile se non avessi conosciuto bene Luella, non lo avrei creduto.

Ci hanno pensato sopra, erano realmente spaventati dal compito che sarebbe loro spettato, al  completo cambiamento della loro vita che si prospettava, ma vedevano gli occhi di ‘quel’ bambino, il suo corpo immobile, le sue mani…oh non saprei descrivervi a parole i gesti che ripeteva Luella!

E alla fine decisero di adottarlo.

Furono lunghi i mesi di attesa, più volte dovettero recarsi in Romania, molti furono gli ostacoli che le burocrazie, italiana e rumena, frapposero tra loro e il loro desiderio, ma alla fine vinsero.

Una vittoria di Pirro, perché le conseguenze furono disastrose.

Faticarono moltissimo, con l’aiuto di fisiatri, fisioterapisti, psicologi e logopedisti a far si che il bimbo si alzasse dal letto, imparasse a camminare e a parlare, e non vi dico la difficoltà di insegnargli a nutrirsi, non dico correttamente, ma con cibi che diversificassero da quegli intrugli che era stato costretto ad ingurgitare per anni e che lui continuava a volere.

E una volta che riuscirono a insegnarli a camminare e a correre, scappava!

Non da loro o verso qualcosa di preciso, non voleva ritornare in orfanotrofio, semplicemente scappava.

Di notte non dormiva, aveva continui incubi e urlava, spaventato dalla luce, dal buio, da tutto…

Non era più vita, la loro, lei dovette lasciare il lavoro dopo 2 anni di aspettativa, ma ciò non bastava, perché dovevano essere in 2 per controllarlo, per accudirlo, sempre in due.

Poi il piccolo si acquietò un poco,aveva ormai 6 anni, sapeva parlare, anche se con un vocabolario ridottissimo, e sapeva controllare i moti inconsulti del suo corpo, ma la scuola si rivelò l’inizio di un disastro, il banco, lo disse lui, era un nemico, e non amava la compagnia di troppi coetanei, quindi dovettero ritirarlo con l’intesa che lo avrebbero preparato agli esami. E così fecero.

Ora Serge ha 12 anni e  inizierà a frequentare la quinta elementare, è rimasto molto piccolo, per cui non si noterà la differenza tra lui ed i compagni, ma è un bambino scontroso, a volte violento, guai se un suo compagno od un estraneo lo contraddice, accetta solo i rimproveri del papà, non quelli della mamma, l’ inserimento, iniziato lo scorso anno per brevi periodi, non si prospetta facile, anche se il piccolo ha una vivace intelligenza e un piacevole aspetto, si aspettano ancora difficoltà e problemi.

E loro due sono ancora insieme, per il bimbo, perché sanno che non sopravviverebbe diversamente, ma loro come persone, non esistono più, non vivono più, non parlano tra loro perché non ne hanno né il tempo ne lo spazio, sopravvivono tirando avanti per inerzia, tesi solo alla cura di Serge.

Non frequentano più gli amici, lui non lo permette, e sperano che riesca l’inserimento scolastico, che per qualche ora al giorno, liberati del peso, della cura, della custodia di Serge possano ritrovarsi. Marcello so che non ci spera più e che non si sente più capace di continuare a vivere così, ma cambiamenti non ne vede all’orizzonte, però, nello stesso tempo, sa di aver preso la giusta decisione, anche se,  contestualmente, la rimpiange.

 

Nonna Lì

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