Un figlio per legge. Costi quel che costi

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Ultima modifica 16 Marzo 2016

Abbiamo già parlato del disegno di legge che autorizza il riconoscimento dei figli incestuosi, che ora è transitato alla Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati.

L’8 novembre scorso questa Commissione ha approvato un emendamento che abroga il secondo comma dell’art. 9 della l. 40, la famosa legge sulla procreazione artificiale, introducendo la possibilità per la donna, che partorisce un figlio avvalendosi di tecniche mediche per il concepimento, di non riconoscerlo, come potrebbe fare chi ha avuto una gravidanza naturale.

Sembra impossibile che alla Camera non sia arrivata notizia della sentenza con cui la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia proprio per l’irragionevolezza della legge sul parto anonimo, e che si pensi di aggravare ancora di più la posizione dei figli, a vantaggio esclusivo della riservatezza materna.

Per capire meglio permettetemi di fare un esempio: una coppia in età avanzata, per timore di avere un figlio affetto da sindrome di down, fa un intervento di fecondazione eterologa in Spagna, usando ovulo e spermatozoo di donatori sconosciuti. La legge italiana lo vieta, ma se quel bambino nasce è automaticamente figlio della donna che l’ha partorito e del suo marito o convivente. Se la norma approvata diventasse legge potrebbe accadere che, se per caso quel bambino nasce malato, la coppia lo rifiuti, lasciandolo in adozione. Del resto volevano un figlio sano a tutti i costi, no?

Quel figlio non potrà nemmeno dopo cento anni ritrovare i suoi genitori biologici, perché i donatori di gameti sono anonimi e sarà condannato per sempre a non conoscere le proprie origini.

Ma si potrebbe anche utilizzare questa previsione ad un altro scopo. Una donna si dichiara falsamente convivente con un uomo, si sottopone alla fecondazione con il suo sperma, e quindi al momento della nascita non riconosce il figlio, lasciando che lo faccia solo il padre. Ecco aggirato il divieto della maternità surrogata, più nota come “utero in affitto”, ed il bambino verrà inserito nella coppia di cui veramente il padre fa parte.

Mi domando quali interessi si siano voluti tutelare: quello di chi vuole un figlio ad ogni costo?

I figli sono certo un dono, il più bello che la vita possa fare, e sono prima di tutto una responsabilità.

Già, la responsabilità genitoriale, questa sconosciuta.

1 COMMENT

  1. Certo ci manca solo questo :-),
    Già a mio giudizio la legge 40 fa acqua da tutte le parti in quanto, come più volte mi è capitato di sottolineare, dovrebbe essere applicata solo nei casi in cui la gravidanza fosse in qualche modo un pericolo per la vita della madre.
    Allora, per il buon senso che una vita esistente deve essere tutelata rispetto a una gravidanza che potrebbe per vari motivi fisiologici interrompersi da sola, mi troverebbe assolutamente d’accordo con la scelta della madre di ricorrere all’IVG.
    Il vero problema di oggi, secondo il mio modesto parere e attraverso qualche esperienza vissuta, il ricorso all’IVG nella quasi totalità dei casi viene chiesta come “metodo anticoncezionale”, sono rimasta in cinta la pillola non ha funzionato, o peggio non la prendo perché mi fa venire la cellulite, se nella peggiore delle ipotesi dovesse capitarmi una gravidanza indesiderata, ricorro appuntoall’IVG.
    Ma la cosa più vergognosa e che non tiene presente mai di cosa pensa il padre di quel futuro bambino, tolto i casi di violenza sessuale, dove il padre con tutta probabilità si sottrarrebbe ai propri doveri e la la madre vivrebbe sicuramente uno stato di profonda sofferenza in virtù della violenza subita, dall’altra parte potrebbe esserci un padre che magari, avrebbe il desiderio di poter fare il padre, in questo caso la legge sparisce non esiste più, non lascia traccia alcuna, fermo ricomparire come per miracolo nel caso la madre decidesse di tenerlo, perché in questo caso se fosse il padre (fermo restando che ritengo sia giustissimo che un soggetto sia responsabile delle azioni che compie)a volersi sottrarre dai suoi doveri, allora ricompare come per miracolo per trasformare questo padre in un bel assegno di mantenimento.
    Nella questione che solleva Stefania, andiamo a finire addirittura nella follia accertata, ma autorizzata per legge, perché di questo si sta discutendo.
    Riassumendo, se non ho capito male………. io parto, vado all’estero per avere un figlio a tutti i costi, e soprattutto perché la legge italiana me lo impedisce,trovo la clinica che acconsente alle mie richieste, torno a casa, ma ovviamente le spese di gravidanza vanno a carico del servizio sanitario nazionale italiano che non andava bene quando ti impediva una cosa ma va bene per pagartene altre, perché ovviamente come si fa per il fisco i soldi li teniamo in svizzera ma la cassa integrazione ce la deve pagare lo Stato Italiano, scusate la piccola parentesi, torniamo a noi, dopodiché un medico Italiano diagnostica una malattia al bambino o peggio ancora nasce senza che nessuno mi abbia diagnosticato una malattia a suo carico, a quel punto io ritiro fuori il contratto che ho fatto con la clinica a cui mi sono rivolta per la procreazione assistita vedo che ” IL MODELLO DI BAMBINO CHE HO SCELTO” non corrisponde a quello pubblicizzato sul contratto e deciso di lasciarlo al concessionario in quanto mi avvalgo del diritto di recesso ?
    Ma per piacere, sarò bacchettone e poco liberale, ma se essere liberali vuol dire arrivare a questo, un po’ di sana dittatura in queste cose non ci farebbe per niente male.

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