Un Papa diverso…

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Ultima modifica 20 Aprile 2015

papaPeccato che abbia un’ ottantina d’anni, e non 50, perché quest’uomo, questo cardinale venuto, come lui dice, dall’altra parte del mondo, avrebbe potuto veramente rivoluzionare tutto l’apparato della Chiesa, oggi ne avrà il tempo e le forze?

Ha scelto il nome di un ricco giovane viziato che tutto ha dato per gli altri, che di tutto si è spogliato per donarlo a quelli che ne avevano bisogno.

La sua non è stata una scelta di facciata, ma una pensata, voluta, fortemente voluta, non solo simbolica, ma indice di un comportamento, di un modo di vivere la Chiesa, di agire, di essere.

Un Papa diverso, più vicino alla gente, un uomo che, nel possibile, vuole condividere una vita comune,  priva di quegli sfarzi ed orpelli che si sono accumulati, nel corso dei secoli, e hanno portato ricchezze immense, non sempre e non tutte spese per il bene dei poveri, ma anche per supportare tenori di vita magnifici e sfarzosi della curia romana e di molti altri grandi prelati sparsi nel mondo.

Le sue parole, da subito, sono andate in questa direzione, come i suoi modi semplici, ma ho avuto molte perplessità.
Avrebbe potuto quest’uomo, da solo o quasi, rivoluzionare l’apparato ecclesiastico, dare un colpo di scure alle faraoniche spese per se stessi di vescovi, arcivescovi, cardinali e di molti prelati sparsi nel mondo?

Ho sperato ed atteso.
Ora non so se riuscirà nel suo intento, il tempo ce lo dirà.

Ma una cosa è sicura e cioè che Lui ci proverà con tutte le sue forze e le sue capacità, questo almeno dicono tutti i suoi atti, tutti gli esempi che ci ha dato in questi pochi mesi, non solo per l’impegno che ha profuso e profonde per la pace, ma in tutto quello che fa e che dice, non solo spronando altri a fare, ma impegnando se stesso e la sua Chiesa.

Mi ha convinto, subito dopo la veglia per la pace, il suo modo di vivere e pensare.
Si è recato, questa volta con una, non presidenziale, auto blu al cento Astalli, in Roma, con lui, alla guida, solo il capo della gendarmeria vaticana, non guardie del corpo, nessun altro prelato, impensabile fino all’altro ieri!
Lo attendevano circa 30 rifugiati, la maggior parte africani, che lui si è fermato a salutare molto affettuosamente, poi si è accorto della folla che si assiepava al di la delle transenne, che lo acclamava.
È tornato sui suoi passi, per salutare e stringere le mani di curiosi, turisti e fedeli che avevano atteso nella speranza di vederlo, così, semplicemente, senza cerimonie, poi agitando le mani in un festoso saluto corale è entrato nel centro.

E, fin qui, nulla di nuovo nel suo di comportamento.

Quello che mi ha colpito è avvenuto dopo, nel modo in cui si è rivolto a tutti i presenti incurante della loro provenienza, delle loro abitudini e della loro religione, accettando differenze e diversità, parlandone come di ricchezze, ricchezze per tutti e per ognuno, differenze e diversità e ricchezze di tutti e che tutti devono accogliere.
Poi, e qui sta la vera differenza, ha proposto di aprire i conventi chiusi o semivuoti all’accoglienza. All’ accoglienza di tutti i rifugiati, senza badare a nulla se non al loro benessere.

Non era mai successo che i luoghi ‘ della fede’ siano stati proposti per accogliere rifugiati, luoghi belli e spesso lussuosi, a loro erano solo riservati case semplici, chiese disadorne e sconsacrate e l’aiuto di semplici, grandi preti di strada.

Che riesca a cambiare le cose?

 

Nonna Lì

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