Un po’ scema sì, ma non del tutto

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Ultima modifica 20 Giugno 2019

Mia madre stamattina ha deciso di dimostrarmi che non è proprio del tutto centrata. Già lo sospettavo e ne ero quasi persuasa, ma stamattina mi ha proprio tolto ogni ombra di dubbio.

Ieri sera ho fatto tardi, c’era il diciottesimo di una mia amica e sono tornata verso le tre ubriaca persa. Ho vomitato l’anima appena mi sono coricata e quando alle sette è suonata la sveglia ho grugnito, l’ho spenta e ho deciso di fingere un’influenza momentanea, tanto a scuola oggi c’erano le programmate e io ero già passata, quindi preferivo dormire un altro po’ nel mio letto invece di farlo appoggiata sul banco.

eroina

Mi sono beatamente riaddormentata e sono stata nel mondo dei sogni fino verso le undici. Non mi sarei svegliata, di mia spontanea volontà, ma, in quel momento, ho sentito qualcuno che tastava il mio braccio destro. La mano che mi toccava perlustrava meticolosamente l’interno del mio gomito, cercando qualcosa che evidentemente non c’era. Un po’ stordita, mi sono girate e ho visto mia madre che osservava attentamente le mie vene! 

“Mamma, cosa stai facendo?” le ho chiesto e non sapevo se ridere o piangere. “Controllo se tu fai“. Oddio, quando usa il linguaggio gergale da tossica mi fa quasi tenerezza. “E controlli il braccio destro perché essendo notoriamente non mancina mi diverto a complicarmi l’esistenza?” le chiedo con ironia, cercando di togliere un po’ di assurdo da quella scena fuori da ogni logica. Lei, invece di mettersi a ridere e concludere in bellezza il teatrino, mi afferra l’altro braccio. Al ché sbrocco completamente e definitivamente e le chiedo se è proprio diventata del tutto cretina.

Mia madre, con la calma che la contraddistingue ( e non è un dono di famiglia, ne sono certa), continuando a perlustrare il braccio, mi spiega che la maggior parte dei famigliari dei tossici non si accorge di averne uno in casa perché è troppo convinto che un proprio consanguineo non possa buttare via in questo modo la sua vita. Volevo obbiettare che la maggior parte dei tossici, essendo un po’ deficiente, ha dei famigliari che stanno messi peggio di loro e che quindi non si preoccupano di controllare se i propri parenti si bucano o meno, ma mi sembrava un oltraggio sprecare della logica per una situazione così paradossale.

Ho tentato di contenermi, perché ero ancora un po’ provata dalla serata e volevo evitare di rimettere di nuovo, facendo pensare a mia madre che oltre a drogata ero pure alcolista e, pacatamente, ho tentato di spiegare a mia madre che non mi facevo, non  mi ero mai fatta e non avevo nessuna intenzione di farmi di eroina. 

Visto che ho pronunciato la parola eroina, allora è partito l’interrogatorio: “Quindi ti fai di coca?”. “No, mamma, non faccio uso di stupefacenti e di sicuro non di quelli pesanti”. “E l’erba, la fumi l’erba? Ti fai di ecstasy? Lo sapevo.”. Le ho chiesto, semi-pacatamente, cosa diavolo sapeva, per l’esattezza. Ma non sono stata a sentire la risposta. Ho semplicemente urlato a squarcia gola che di tanto in tanto bevevo e mi ero fatta qualche canna, ad Amsterdam. Al suo sguardo perplesso le ho spiegato che la parola “canna” era sinonimo di “spinello”. Poi sono andata in bagno, mi sono vestita, mi sono truccata e sono uscita di casa diretta a scuola. Meglio sul banco che in manicomio, di sicuro. 

Ross@Malpelo

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