Uomo ucciso. Solo un incidente!

Ultima modifica 20 Aprile 2015

 

Gli avevano ritirato la patente perché sorpreso a guidare completamente ubriaco, null’altro.
E lui, totalmente indifferente, continuava a guidare e un mattino, sempre ubriaco fradicio, guidando a velocità sostenuta in una strada cittadina, investiva due automobili, regolarmente parcheggiate, una delle quali carambolando lontano colpiva un motociclista uccidendolo.

Il guidatore è accusato di guida senza patente in stato di ubriachezza e omicidio colposo!!!
Perché? Dicono che chi si mette al volante non ha intenzione di uccidere, dicono che chi è ubriaco o drogato non è in grado di intendere e volere ed e quindi parzialmente, molto parzialmente responsabile! Quasi che uccidere una persona con un’ autovettura sia diverso dal farlo utilizzando le mani od un’arma, quasi che l’automobile costituisse una specie di salvacondotto.

Hai ucciso, ma non volevi, sconterai, se sconterai, una pena minima, possibilmente alternativa e, in attesa della sentenza, sarai libero come l’aria. Il carcere? Via non scherziamo! Il carcere è una pena troppo dura, troppo pesante… in fin dei conti si è trattato solo di un incidente! Sono cose che capitano!!!
Ma la volontà è peggio dell’indifferenza? Io non credo. Chi usa le 4 o le 2 ruote incurante delle regole che il codice della strada pone soprattutto a salvaguardia della vita altrui (almeno spero), chi si ubriaca o si droga e poi si mette al volante se non proprio specificatamente vuole uccidere, certamente è indifferente al fatto che succeda, che lui provochi un incidente mortale, perché la probabilità di causarlo è altissima e il non essere in possesso della patente, oltretutto ritirata per un problema analogo, costituisce una doppia aggravante.
Il fatto poi che a distanza di un mese l’omicida abbia reiterato il reato, questa volta con esito mortale, dovrebbe far riflettere sia il legislatore che il giudice sulla correttezza del loro operato.E si pensa a svuotare le carceri per rendere più civile la pena, ma a quell’uomo steso sull’asfalto chi restituisce la vita, chi rende più leggero il dolore dei familiari?
Si è parlato molto della giovane donna italiana vittima di un incidente mortale causato da un uomo che, a velocità folle, su una strada super affollata di Los Angeles ha travolto molte persone. Ha avuto, più di altri incidenti, l’onore delle cronache, forse perché la giovane era a Los Angeles a coronamento di un sogno e durante il suo viaggio di nozze, quasi che le morti quando ci si reca al lavoro o, comunque, nella quotidianità siano meno importanti e meno dolorose per i familiari. Forse sono solo meno giornalisticamente attraenti.
Si sono sprecate, more solito, parole di condanna verso l’investitore e, più o meno velatamente, hanno parlato della dura condanna che il tribunale californiano sarà in grado di comminare al reo, ma non ho sentito voci che abbiano fatto il paragone con quello che rischia chi commette lo stesso reato in Italia. Il termine rischia è abitualmente usato da tutti i media nostrani ed è un termine che non mi piace, perché non indica la certezza di una pena, ma la sua aletorialità, è solo un termine di possibilità, del massimo che potrebbe, ma quasi mai viene inflitto, a chi commette un reato in Italia, perché da noi viene costantemente applicata ogni possibile attenuante.

Ogni tanto una voce si leva a chiedere l’inserimento, nel nostro codice, di uno specifico reato che abbassi o annulli il valore della volontarietà e lo sostituisca con l’indifferenza al fine di rendere più giusta la pena per chi commette questo tipo di omicidio e renda, finalmente, giustizia alle vittime, ma, e soprattutto, che funzioni da deterrente.
E basta commiserare ed aiutare gli assassini, solo pietà e sgomento per le vittime, chi delinque deve scontare una pena.
Ma……ma chi può se ne occupa solo a parole, nel momento che vittime importanti rimangono sull’asfalto, salvo…..salvo poi dimenticarsene il giorno dopo!

Nonna Lì

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