Utero artificiale. Speranze per i nati prematuri

Ultima modifica 24 Ottobre 2019

L’utero materno è uno di quegli organi umani non replicabili artificialmente.
Almeno era così prima che gli scienziati mettessero a punto questo prototipo di utero artificiale.

Utero artificiale. Speranze per i nati prematuri

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Un bambino che nasce prematuro, alla 22-23esima settimana ha pochissime probabilità di sopravvivenza fuori dall’utero della madre.

Sulla base di questo si sono spinti i ricercatori del Children’s Hospital di Philadelphia per sperimentare il primo utero artificiale al mondo.

Lo studio è stato pubblicato su Nature Communications.
La nascita prematura è la causa principale della mortalità infantile.
Questo dovuto all’immaturità del feto.
Fino a oggi gli sforzi per completare una gestazione extracorporea avevano avuto successi limitati.
Anche in caso di sopravvivenza, i soggetti potevano, e possono accusare traumi molto gravi come paralisi cerebrali o complicanze respiratorie.

Lo sviluppo di un sistema cosiddetto “utero artificiale” può aumentare le probabilità di sopravvivenza.

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Al momento la sperimentazione ha avuto come soggetti degli agnelli. 6 piccoli di ovino per la precisione. Questi animali sono stati scelti come primi cuccioli per l’utero artificiale in quanto i loro organi respiratori funzionano in modo molto simile a quelli dei feti umani.

L’utero artificiale è una sacca totalmente sterile che mima la placenta materna.
Viene riempita con del fluido simile al liquido amniotico. A temperatura regolata e costante.
Il fluido passa dai polmoni del feto. Con dei macchinari questo viene continuamente arricchito di nutrimenti e sostanze utili allo sviluppo del feto.

Un macchinario esterno filtra poi il sangue pompato dal cuore, e lo ripulisce dall’anidride carbonica, come avviene nel grembo materno.

Nella sperimentazione gli agnellini sono stati tenuti nell’utero artificiale per 28 giorni. Alcuni di essi sono stati poi condotti a respirazione autonoma. La loro vita post natale è stata poi prolungata con l’uso di normali incubatrici.

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I ricercatori hanno replicato pedissequamente tutti i circuiti umani: vene, pompe, ossigenazione, organi.

Il limite di questo utero artificiale è la non adattabilità a tutte le settimane di gestazione del feto.
Esso infatti può supportare un nato prematuro soltanto nelle fasi intermedie e finali della gravidanza.

Ciò significa che questo sistema non nasce come surrogato di maternità, ma come una sorta di evoluzione della odierna incubatrice.

Il suo successo però è incoraggiante.

Se fosse adattato e approvato per i feti umani, moltissimi nati prematuri potrebbero sopravvivere anche fuori dal grembo materno.

Il che sarebbe una grande conquista della scienza, e soprattutto della ricerca in campo medico.

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