Valutazione: in Italia respiri corti e misurati

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Ultima modifica 15 Luglio 2019

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In Francia, dopo il cambio di ministro dell’Istruzione nella persona di Benôit Hamon, si parla di creare un diverso sistema di valutazione, in quanto, con quello attuale,  i bambini e i ragazzi vengono soltanto mortificati per ciò che non sanno e non incoraggiati per ciò che sanno.
Il titolo del pezzo dice sì, “Abolire i voti”, ma, in realtà, leggendo si scopre che si sta solo cercando un nuovo sistema di valutazione.
Perché, purtroppo, la scuola senza un minimo di controllo sul raggiungimento degli obiettivi, secondo me non può esistere, non tanto per i bambini, quanto per gli insegnanti che , ad ogni argomento affrontato, devono avere il polso di una situazione variegata, in divenire, eventualmente da correggere.
E’ il dilemma di sempre.
Noi, in Italia, abbiamo un sistema di valutazione semplice, ma questa semplicità, che in altri casi può essere la chiave di tutto, lo rende un sistema di valutazione “ignorante” per due motivi.

Il primo è che essendo troppo stretto, oltre che triste, non lascia spazio per evidenziare progressi parziali o talenti particolari.
Un numero, si sa, non mostra l’anima di una persona né tantomeno i suoi talenti, a meno che non sia da 8 in su. E’ un voto che “ignora” la persona su molteplici punti di vista.
Un esempio: un bambino con difficoltà oggettive nella scrittura, nella lettura e nel calcolo scritto, non diagnosticato per diversi motivi, ma bravissimo nelle attività di discussione, in gamba nel risolvere conflitti, bravissimo nel problem solving, ha difficoltà ad uscire fuori. Voglio dire che l’elasticità di promuovere talenti, nonostante profonde carenze, non l’abbiamo, a causa del nostro sistema valutativo.
E’ vero che oggi certificazioni e diagnosi vengono redatte a volte con tanta (troppa) facilità, ma ci sono anche tantissimi casi in cui i genitori non se la sentono di chiederle. E quei bambini, pur capaci, non hanno la possibilità di emergere veramente.
Ci vorrebbe maggiore elasticità e soprattutto, creare per ogni obiettivo una gradualità.
Io vorrei tanto che sulla scheda di un bambino del tipo descritto sopra, la difficoltà non togliesse il sorriso a quel 10 che dimostra con talenti diversi. Se ha 5 in grammatica e 10 in esposizione e verbalizzazione, perché dovrei dargli 7 e mezzo in lingua italiana?  Che si veda benissimo con le luci al neon lampeggianti, ciò che sa fare bene! E se ha un 4 nel calcolo scritto e un 10 nel problem solving, perché devo mortificarlo con un 7? Lo so che 7 non è un brutto voto, ma non esce comunque il suo 10. La scuola che lo accoglierà lo conoscerà come un 7 ad italiano e in matematica. C’è poco da fare.

Il secondo motivo per cui il nostro sistema risulta “ignorante” è che è poco attento al lavoro declinato, graduato, funzionale alla personalizzazione dei percorsi, che, però, viene richiesto.Tanta flessibilità nel lavoro per giungere alla marmoreità nel voto. Mi sembra una schizofrenia valutativa. Resta, quindi, sempre molto complicato creare la giusta rispondenza tra un voto e la realtà dei fatti. Parliamoci chiaro: la scheda di valutazione ha una personalizzazione pressoché uguale zero.
Questo non vuol dire, però, che gli insegnanti italiani non cerchino in ogni modo, con quei numeri freddi e limitati, di dare a ciascun bambino un incoraggiamento o a fare meglio o a continuare su quella buona strada.
Dietro ad ogni 7 c’è un 6 in divenire. Dietro un 8 e mezzo che resta 8 c’è la considerazione di un impegno aspettato, che però si è perso per strada.
Purtroppo o per fortuna, dietro al voto c’è la considerazione di un percorso che i genitori e gli insegnanti conoscono. Un voto è difficile da dare e da ricevere. Ma questo abbiamo.

Certo è che la nostra storia pedagogica potrebbe dare più aria al nostro percorso scolastico, invece di strozzarlo. Puntualmente “facciamo” finta di non conoscere chi, della pedagogia, ha fatto la sua vita: Maria Montessori già parlava dell’impossibilità di chiudere un percorso in un voto (ne parla in modo puntuale Paola Bianconi nel suo blog, qui ).
In futuro, chissà, se la Francia ispirasse anche il nostro Ministro dell’Istruzione, potremmo avere un sistema di valutazione con un po’ più di ossigeno, sia per gli studenti che per gli insegnanti. Per ora, respiri corti, misurati e un po’ “ignoranti”.

Ylenia Agostini

1 COMMENT

  1. Qui in Trentino abbiamo (per gli alunni in uscita dalla terza media) la scheda per la valutazione delle competenze europee, che valuta la capacità di collaborazione e di “imprenditorialità”, il rispetto delle regole, la creatività, la competenza tecnologica, e altri aspetti che non riguardano solo le nozioni apprese ma la persona e i suoi svariati talenti e possibilità. Peccato che non gli venga dato ancora il giusto peso, e che spesso rimane ancora una delle ennesime scartoffie da compilare in sede di scrutinio!

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