Venti di guerra

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Ultima modifica 20 Aprile 2015

pace siriaUna voce importante si è alzata contro la follia, la stupidità di combattere per la pace, combattere con le armi, intendo.
E non sono parole che possono essere liquidate come ovvie in un uomo di Chiesa, quand’ esso poi ne è anche il capo, il sommo Pontefice.
No, sono parole di un uomo saggio, di una persona che pensa al di là e al di fuori della propria cerchia, ragiona e trae lezioni dal passato, dalla storia.

La guerra genera guerra, la violenza altra violenza in un cerchio che si chiude dove tutto si rigenera e si ripete.
Non ci si può servire delle armi per ripristinare la pace, nel proprio come in un altro paese. Non è un dovere, non se ne ha il diritto, specie se fosse opera di uno o più potenti, magari con il corollario dei seguaci interessati al proprio utile, anche se fossero i più grandi della Terra.

Grandi? Per chi e perchè? Ma non è questo il punto.

Lo sappiamo, la storia è piena di esempi, che un popolo invaso quasi mai ha gettato le armi e ha accettato di uniformarsi al credo dell’ invasore. Molti o pochi si  sono dati alla macchia ed hanno iniziato una guerriglia che, durando nel tempo, ha portato  morte, terrore e infiniti disagi alla popolazione inerme, a quelli non schierati e a quelli che non sono disposti a schierarsi perché non condividono le ragioni delle parti in lotta, quelli cioè che subiscono.

Ma c’è chi si erge a padrino di altre comunità, perché si sente designato, come l’antico unto dal Signore, e manda altri a combattere ed a morire in nome di un principio forse encomiabile, ma che lui difende solo a parole!

È certo che Mr. Obama & Co., non parteciperanno alla giornata di digiuno e preghiera (rivolta a tutta l’umanità qualsiasi sia la religione professata e anche agli atei convinti), indetta da Francesco I°, né daranno la loro adesione.
Si alzi forte da tutta la terra il grido della pace!

Queste le parole di papa Francesco che si è attivato e lavora strenuamente per cercare di convincere gli Stati, o meglio, i loro leader ad impegnarsi a dirimere le divergenze per arrivare ad un compromesso che dovrebbe porre termine ad un conflitto che non giova a nessuno.
A nessuno che voglia vivere e lasciar vivere gli altri secondo la loro coscienza, senza fare del fanatismo la loro religione, la loro legge, senza arrogarsi diritti che non si posseggono.
Che siano già state usate le micidiali armi chimiche è ormai quasi assodato, ma chi le ha usate?

Di questo non c’è prova, solo congetture e presunzioni.

Che Bashar sia un despota, che detenga un potere assoluto non si discute, ma i ribelli?
Si hanno certezze che si comporteranno in differente modo una volta conquistato il potere? Che accetteranno che ognuno professi la sua religione, come peraltro permette Bashar? Molti sono i dubbi attesa l’appartenenza politico- religiosa dei combattenti.

Che senso ha arrogarsi il diritto di giudicare, di intervenire, di punire a proprio insindacabile giudizio e a fianco di chi? E con quali alleati?
Sicuri, poi, che alcuni di loro non governino come e peggio di Bashar, salvati dal fatto di detenere il potere con mano talmente inflessibile da non permettere non dico la ribellione, ma neppure la più piccola delle contestazioni?
E, oltretutto, senza il consenso dell’O.N.U.?

Ma, scusate, questa organizzazione non era stata creata proprio per questo? Per dirimere eventuali diatribe, possibili conflitti tra i popoli?
Non hanno, forse, i pesi del nostro mondo delegato alle Nazioni Unite il compito di vigilare ed, eventualmente, intervenire dove occorresse?
Purtroppo, o per fortuna, la Siria ha alleati anche importanti, per cui è dubbio che l’O.N.U. possa, o voglia, intervenire.
Il monito lanciato dal Papa non più guerre, ha fatto breccia nell’animo e nelle loro coscienze di una sempre più vasta parte della popolazione.
I vescovi americani, per esempio, invitano i cittadini ad informare i loro deputati sulla loro avversione alla guerra, il loro NO  ad un intervento armato. E la folla di piazza S. Pietro partecipante alle veglia di preghiera e digiuno, senza distinzione di razza, lingua o religione, ne è un’ ulteriore conferma.

Chissà se tutte quelle persone riunite non solo a Roma riusciranno a scuotere le coscienze e le Cancellerie degli stati per scongiurare un altro inutile massacro.
Perché un massacro di gente comune sarebbe il risultato di qualsiasi azione bellica, breve o prolungata che sia, a meno che…. a meno che questa non traduca in un innesco di un conflitto sempre più grande  che infiammi non solo la Siria e i paesi a lei vicini , ma si spanda in tutto il mondo.

Un disastro totale, una catastrofe immane, procurata dall’uomo per portare la pace!!!!!!

Speriamo che il grido lanciato da Francesco diventi un urlo colare, un unisono così assordante da risvegliare le coscienze, tanto forte da essere udito e ascoltato da chi agita venti di guerra.

In nome della pace!

Nonna Lì

1 COMMENT

  1. sono d’accordo, anche io penso che usare la forza non serva a niente……….. speriamo che l e parole del Papa servano a scongiurare la guerra…………..

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