Violenza verbale

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Ultima modifica 20 Aprile 2015

I nostri media, sia quelli televisivi che della carta stampata, ritornano, giornalmente, a commentare con sdegno le parole con cui Calderoli ha stigmatizzato il nostro ministro delle pari opportunità sig. Kyenge.
E, continuano a ripetere che siamo oggetto di disprezzo di tutti gli altri popoli poiché tolleriamo che una persona che si esprime in tal guisa sieda in parlamento e, anzi, sia il vice presidente di una delle due camere. È vero, le parole di Calderoli, oltre che stupide sono chiaramente offensive, ma, purtroppo, fanno parte di un linguaggio che molti dei nostri uomini politici usano abitualmente.
Forse chiamare una persona di statura molto, molto bassa, nano, con evidente disprezzo non è un’ offesa? Non è forse un’ ingiuria, usare lo stesso appellativo per descrivere la pochezza politico- mentale di un avversario? Definire morti viventi appartenenti ad altri partiti, non è forse ingiurioso? E gli esempi sono tanti, e gli autori sono sparsi in tutti i partiti e movimenti politici nostrani.
Eppure…eppure queste persone sono state ricevute, non so se con tutti gli onori, dai Presidenti, pro tempore, della nostra repubblica.Forse questo caso è più grave perché le parole offensive erano rivolte ad una donna? Non credo, perché le nostre parlamentari, specie quelle appartenenti al pdl, con termini forse ancora più pesanti, le hanno definite pronte a compiacere con tutti i modi il loro capo, o no?
E in quanti hanno irriso ad un ministro che arrivava sui luoghi di un disastro con i capelli perfettamente in ordine? Cercate negli annali, se non ve lo ricordate!
E vi ricordate le parole di scherno con cui, nel passato, veniva descritta l’attuale ministro Bonino per le sue proteste femministe e radicali? Forse è più grave perché oltre che donna è soprattutto nera?
Ma scusate: dove sta la differenza? Nera, bianca, rossa o gialla: è una donna, semplicemente una donna che non ha più diritti perché è nera e, nello stesso tempo, non ha più doveri.
Io, e lo dico sinceramente, non la vedo a capo di un ministero, perché la sua cultura non è italiana, ne ha la cittadinanza, ma non il retaggio e un ministro, un capo, per me, deve essere il ministro di tutti, il capo di tutti, non di una sola parte e, fin’ora le parole della Kyenge sono rivolte solo a coloro che, come lei, appartengono ad altre etnie.
Penso che la sua nomina sia stata intempestiva, un errore, ma credo che lei, come tutti, debba essere rispettata e le ingiurie bandite dal nostro linguaggio, le ingiurie gratuite che non dovrebbero offendere le persone a cui sono rivolte per la pochezza, la nullità di chi le pronuncia.

Nonna Lì

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