Ultima modifica 29 Settembre 2016

Oggi vorrei parlare di una grande conquista, una vittoria sia per le coppie infertili che per quelle fertili. Si tratta della decisione della Corte Europea dei diritti umani, risalente a quattro giorni fa,  che ha bocciato il ricorso del governo italiano contro il riesame di una sentenza espressa ad agosto di quest’anno in materia di analisi preimpianto degli embrioni.
Nella sua formulazione originaria, infatti, la Legge 40 del 2004 prevedeva l’impossibilità, per le coppie fertili a rischio di produrre embrioni affetti da gravi patologie, di accedere alla diagnosi preimpianto. Con la recente sentenza, invece, la Corte ha riscontrato “l’incoerenza del sistema legislativo italiano in materia di diagnosi preimpianto”, in particolare nella parte in cui si vieta l’impianto dei soli embrioni non affetti da fibrosi cistica sebbene, con la legge sull’interruzione di gravidanza, si autorizzino i genitori ad abortire un feto affetto dalla stessa patologia.
La decisone è importantissima per tutte quelle coppie che, affette da patologie genetiche, potranno accedere ad un procedimento che gli consentirà di generare dei figli sani; ma essa è, soprattutto, l’affermazione di un diritto sacrosanto in materia di procreazione e salute. In proposito, ricordo che la Corte inter-americana dei diritti dell’uomo, lo scorso dicembre, ha ritenuto che l’accesso alla fecondazione assistita rientri“tra i diritti umani meritevoli di tutela”.
Grazie a questo pronunciamento l’Italia si allinea alle posizioni di altri paesi.
La legge n. 40 del 2004 è oggi, per fortuna, diversa dal testo emanato nel 2004 grazie alle modifiche ed abrogazioni introdotte da sentenze emesse da corti italiane ed europee; tuttavia si avverte sempre più la necessità di una nuova Legge sulla procreazione medicalmente assistita che regolamenti in modo più moderno e coerente la materia.
Resta ancora in vigore, nel nostro paese, il divieto di fecondazione eterologa, quella, cioè, che prevede la donazione di ovuli o sperma da parte di soggetti esterni alla coppia; di questo argomento complesso e delicato parleremo nelle prossime settimane in un apposito articolo.
Oggi godiamo della vittoria.
Perché una legge iniqua, ingiusta e frutto più delle posizioni delle gerarchie ecclesiastiche che non dei veri bisogni dei cittadini è sbagliata in partenza.
A mio avviso, si intende.
Oggi è stata eliminata una dolorosa discriminazione e affermato un diritto non sindacabile.

Raffaella Clementi

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