Whatsapp, scuola, genitori e altre storie…

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Ultima modifica 20 Giugno 2019

Ho letto con un sorriso l’articolo di Monica D’Ascenzo contro il registro elettronico ed il gruppo “Whatsapp” dei genitori, veri e propri pericoli del nostro tempo… da insegnante e da genitore mi trovo nella doppia veste di quella che ci partecipa e quella che, in un certo senso lo subisce, e mi ritrovo completamente in quello in cui si dice nell’articolo.

I gruppi Whatsapp dei genitori ormai sono una realtà consolidata: si inizia dall’asilo e si arriva fino alla scuola media (forse).  Si forma una classe (ma anche un gruppo di un corso di palestra o dell’oratorio) e, tempo qualche settimana, qualcuno più tecnologico degli altri ne crea uno diventando amministratore. All’interno dei gruppi Whatsapp si discute di tutto: di insegnanti (soprattutto), di  compiti, di avvisi vari relativi alla scuola o personali come gli inviti ai compleanni, ecc. La comodità è quella di avere sempre qualcuno all’ascolto.

Tuo figlio è stato assente? Basta una richiesta di aiuto mandata nel web per avere una risposta immediata (o quasi) con un notevole risparmio di tempo e fatica.

whatsapp

Sublime, direi.

Un altro “fantastico”  vantaggio dei gruppi Whatsapp è quello di fare gruppo e di sentirsi uniti, spesso (purtroppo) anche contro gli insegnanti. Si chiacchiera, ci si scambiano vedute in una grande piazza virtuale facendoci forza l’uno con l’altro.

Anche io partecipo da genitore al gruppo della classe di mia figlia anche se, devo dire, che i genitori che ci partecipano sono molto corretti e lo usano solo per le classiche comunicazioni di servizio o per la richiesta di chiarimento di alche compito e mai per discutere di questa o l’altra insegnante.

Mobil Phones - Many Hands and Phones

Quale sarebbe quindi il rischio di questi gruppi Whattsap?

Fondamentalmente nessuno, almeno all’apparenza.
Eppure stiamo, forse per l’ennesima volta, fornendo delle ciambelle di salvataggio ai nostri figli.

Dice l’autrice dell’articolo: “non mi ricordo che i miei genitori telefonassero ai genitori dei miei compagni per sapere che compiti erano stati assegnati per domani. Andavo a scuola impreparata e facevo una figuraccia”.
E’ proprio così. Io mi ricordo un’unica volta che mia madre telefonò alla mamma (e all’epoca c’erano ancora i telefoni fissi, pesanti e grigi dove si rischiava di provare almeno tre volte prima di trovare a casa chi cercavi) di una mia compagna di classe per sapere i compiti (probabilmente perché ero stata assente).

Visto che il ricordo è così nitido, ed è rimasto fissato nella mia memoria, probabilmente mia mamma non lo faceva poi così tanto spesso.

Sicuramente prima neanche la tecnologia aiutava in questo, pertanto le cose andavano così perché c’erano dei limiti tecnici, di sicuro però c’era un altro atteggiamento mentale dove i figli erano più responsabilizzati nei loro compiti e doveri.

Da insegnante talvolta temo i gruppi Whatsapp, specialmente quelli in cui si sviscerano fino all’inverosimile i fatti avvenuti a scuola talvolta sfociando anche nella polemica.
Anche in questo caso io non ricordo mia madre che occupava molto tempo a parlare di ciò che accadeva a scuola; ora ogni minima cosa viene amplificata e spesso se ne discute proprio nei famigerati gruppi.
Probabilmente la tecnologia non aiutava ma ci lasciavano anche molto fare, sbrigarcela da soli, crescere, oserei dire…

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