Adolescenti che amano come adulti: aiutiamo i nostri figli a non crescere troppo in fretta

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Nel mio attraversare il mondo degli adolescenti uno dei temi che più spesso mi trovo a dover affrontare è quello dell’amore. Perché, lo sappiamo tutti, l’adolescenza è il tempo delle scoperte, delle passioni irrefrenabili, delle emozioni forti.

L’amore, tra tutte le emozioni, è quella più potente.
A qualsiasi età.

Adolescenti che amano come adulti

Dai primi battiti di cuore verso l’altro sesso in preadolescenza (quando i maschi smettono – forse – di correre dietro ad un pallone per guardarsi intorno), ai primi baci come risposta a pulsioni che i ragazzi sentono nascere da dentro, fino alla scoperta della passione sessuale.

La scoperta dell’amore – emozionale e fisico -, l’approccio con l’altro sesso, la paura di esporsi, i rifiuti, le gioie di quando si è ricambiati: questo e altro mi raccontano i ragazzi ogni giorno.

Passando dai social, ovviamente.
Dove il “mi sento con” spesso viene vissuto come “sto insieme a“.

O comunque da internet dove, attraverso le immagini su Instagram o i siti pornografici, aiutano a scoprire (molto spesso in modo erroneo) un mondo mai affrontato prima e a sperimentare sensazioni che i loro corpi vivono come nuove.

Relazioni in cui a volte manca il dialogo fisico perché relegato al virtuale o dove la fisicità spesso diventa troppo immediata.

C’è però un fenomeno con il quale spesso mi scontro e che mi preoccupa parecchio.

Mi riferisco a quegli adolescenti che amano come adulti.

Ho scelto appositamente il verbo “amare” perché mi riferisco a quelle relazioni che non sono basate solo sul sesso ma che comprendono anche le emozioni, la condivisione, la progettualità.

Sempre più spesso ascolto racconti di adolescenti che vivono relazioni di coppia come se fossero già degli adulti. Ragazzi che dormono insieme, che passano le serate sul divano a guardare la tv, che vanno a fare la spesa per poi cucinare e mangiare insieme, che non possono vivere alcuna esperienza se non esclusivamente alla presenza dell’altra metà della mela.

Quasi sempre con l’avvallo degli adulti che stanno loro intorno. E che si dichiarano compiaciuti di questo “comportamento di coppia responsabile“.

Di fronte a queste situazioni cerco di oppormi con tutta la forza che ho.
Sia con i ragazzi che con gli adulti.

Sono esperienze che, a mio parere, limitano il percorso di crescita degli adolescenti.

Che fanno saltare loro delle tappe. Che precludono un crescere progressivo anche del sentimento dell’amore.

I ragazzi, naturalmente, vivono queste relazioni con soddisfazione per un motivo molto semplice: si sentono già grandi, già adulti.
Che è ciò che normalmente ogni adolescente vuole, in ogni sua esperienza.

Ma gli adolescenti non sono adulti. non ancora almeno.

E per diventarlo devono necessariamente attraversare degli step che li formino, che gli garantiscano di acquisire strumenti di valutazione e di rielaborazione.

Un passo per volta, senza correre. O il rischio è di perdersi dei pezzi.

Mi rendo conto che chi ha letto questa mia riflessione fino a questo punto possa pensare che io sia un retrogrado e paleolitico bacchettone.

Lo capisco, ma così non è. Anzi. 

Sono un adulto che vive una relazione adulta fatta di quotidianità, di routine, di emozioni, di contrasti, di progetti, di sana noia. Sono un adulto che sa quanto questo sia importante e gratificante (o frustrante, a volte). Ma sono anche un adulto che comprende bene che questo è frutto di un percorso, di passi avanti e indietro. Di crescita. Di tappe.

Sono un adulto consapevole che vuole dire no a chi ha fretta.

Perché è nostro – di noi adulti – il compito di mostrare la strada, di dare dei limiti, di determinare i confini, di battere i tempi.

Siamo noi adulti che dobbiamo, per primi, permettere ai nostri figli di fare gli adolescenti.

Evitando che si trasformino in piccoli adulti prima del tempo.

Stando lontani dal rischio di invertire i ruoli: adolescenti che amano come adulti e adulti che si comportano come adolescenti. 

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