Adottare un adolescente è più ‘difficile’?

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Spesso e volentieri passano dei messaggi sbagliati in merito alle adozioni.
Adottare un adolescente è più ‘difficile’? Era esattamente questo il messaggio che passava in una conversazione a cui ho assistito tempo fa. Con i bambini adottati in fase preadolescenziale pare sia quasi impossibile creare un legame sereno con la nuova famiglia.

Ora, da mamma adottiva, sono un po’ allarmata  da  questo tipo di messaggio.
Questo soprattutto perchè passa anche il messaggio contrario, cioè che tutto vada bene se il bambino che arriva nella nuova famiglia è piccolo.
Beh, le cose, secondo me, non stanno esattamente così.

Adottare un adolescente è più ‘difficile’?

adottare un adolescente

Fermo restando che ogni accoglienza in famiglia di un bambino ha i suoi bei problemi, il riuscire a  “fare famiglia“ dipende da molteplici fattori sia del bambino che della coppia genitoriale. Passando attraverso gli studi sulla coppia e sul minore adottabile, ai servizi territoriali, tribunali, enti e tribunali esteri devono fare.
Sicuramente rendersi disponibili per bambini grandi, che hanno un passato così ben radicato, non è una cosa facile.

Spesso ci si ritrova di fronte
a vissuti che farebbero inorridire chiunque.

Il problema fondamentale secondo me è la mancanza di un percorso serio e adeguato ad ogni caso nelle prime fasi del post adottivo.
Se è vero che prima le coppie vengono “indagate” abbastanza a fondo è altrettanto vero che è all’arrivo del minore nella nuova famiglia, che viene a mancare completamente il supporto esterno.
E’ proprio in questo delicato momento che invece sarebbe fondamentale per accompagnare questa nuova famiglia verso un cammino sereno.
Poi è indubbio che rapportarsi ad un preadolescente sia più faticoso che prendersi cura di un bimbo piccolo… lo è anche nella genitorialità bio.

Differente è proprio l’approccio che si ha con il bambini: di cura con i più piccoli, di relazione con i più grandi.

Più di una volta, genitori più “scafati” di me perché genitori da più tempo, mi hanno ripetuto la litania  “Bambini piccoli, problemi piccoli, bambini grandi problemi grandi”.

Questo è valido in ogni famiglia, comprese quelle adottive anche se, certamente, i problemi che portano i nostri figli sono differenti e spesso ben più pesanti da quelli che può portare un figlio biologico. Purtroppo però, io che questo mondo lo vivo dall’interno, mi guardo intorno e devo ammettere che le coppie che hanno adottato bimbi più grandi sono più in affanno di altre.
Le caratteristiche di una coppia che decide di adottare un adolescente devono essere maggiori.
La coppia deve essere ancor più forte e disponibile di altre.
Ci vuole infatti tanta pazienza e maturità per sopportare le mille “messe alla prova” che questi bambini fanno incessantemente e a lungo. Difficile riuscire a concedere subito un goccio di quella fiducia che è stata così brutalmente tradita da chi invece doveva prendersi cura di loro.
E non bastano una, due, tre volte, sono mille e mille volte.
Per una volta che te la sei conquistata quella benedetta fiducia e ti dici “finalmente” con un sospiro di sollievo, ce ne saranno altre mille in cui avrai dato alla tua voce una sfumatura sbagliata e tutto ricomincerà esattamente come prima.

Potrei andare avanti ancora per molto.

Voglio invece fare un’altra considerazione.
Se siamo tutti consapevoli che inserire in famiglia un minore troppo grande è più problematico, perché i bambini vengono tenuti negli istituti anni e anni prima di renderli adottabili?

Forse un lieve filo di cordone ombelicale, pur saltuario e remoto, mantenuto dalla famiglia biologica è più importante di una famiglia adottiva reale?

Io credo che se i giudici fossero più realistici ed evitassero ai bambini tanti anni di istituto dandoli prima in adozione forse questo problema si risolverebbe alla sua radice.

Ogni bambino ha diritto ad una famiglia, grande o piccolo che sia.

Ma qual è la ragione per cui lo si lascia ad aspettare anni durante i quali si devasta mentalmente sul perché ed il percome lui o lei sia stato abbandonato.
Sul perché sia indegno di essere amato come gli altri bambini.
Allora con questo pensiero nella testa plaudo al ministro Brasiliano che si occupa di minori. Ha stabilito che, per legge, “si sancisce la centralità del diritto alla famiglia, assegnando al Potere Giudiziario e alle autorità per l’infanzia – sia federali che statali – la responsabilità di promuovere il reinserimento familiare dei minori ospiti delle strutture di assistenza e, laddove non sia possibile, di favorirne l’adozione.

Una delle principali novità della legge riguarda l’introduzione di una verifica, ogni sei mesi, dello status giuridico dei bambini assistiti nelle strutture pubbliche e private.
In questo modo si intende contrastare una delle cause principali della permanenza in istituto dei minori, ovvero la mancanza di informazioni sulla condizione giuridica di bambini e adolescenti.

I bambini non dovrebbero stare così più di 2 anni in istituto.

Un arco di tempo in cui la famiglia di origine deve dimostrare di volere ed essere in grado di accogliere nuovamente il minore in famiglia. Diversamente gli si cerca una nuova famiglia che sia pronta ad accudirlo ed amarlo come ogni bambino deve essere accolto ed amato. Ed ecco che così adottare un adolescente non sarà più un problema…

Riminese trapiantata per amore in Umbria da ormai 18 anni. Ex dietista e mamma attempata, di due fantastici figli del cuore che arrivano dal Brasile. Ma il tempo passa e i figli crescono (e non sia mai avere mamma sempre fra i piedi) ho ripreso a studiare e sono diventata Mediatore familiare, civile e commerciale. E a breve...mediatore penale.

UN COMMENTO

  1. Bellissimo articolo. Mi torna in mente una favola, una poesia di Fedro: Il cane e l’agnello
    Un cane sentendo un agnello belare in mezzo a delle capre gli disse:”Stolto, stai sbagliando; tua madre non è qui”; e gli indica lontano le pecore separate dal gregge. “Non cerco quella che mi ha concepito quando è piaciuto a lei, che ha portato un fardello sconosciuto per un certo numero di mesi e, per ultimo mi ha partorito (ha lasciato scendere lentamente il peso); cerco piuttosto chi mi nutre offrendomi le sue mammelle e sottrendo il latte ai suoi nati perché non manchi a me”. “Quella che ti ha partorito è tuttavia più importante”. “Assolutamente no” rispose l’agnello “Sapeva forse se sarei nato bianco o nero? Continuiamo: se avesse desiderato partorire una femmina che avrebbe ottenuto partorendo un maschio?. Mi ha fatto certo un grande regalo dandomi la vita, considerando che attendo ogni momento l’arrivo del macellaio! Quella che non ebbe alcun potere nel darmi la vita perchè deve essere considerata migliore di quella che ha avuto pietà di me abbandonato e che gratuitamente mi offre la sua generosità? E’ l’amore e non il sangue che rende genitori”.

    Grazie di aver condiviso la tua esperienza.

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