Ultima modifica 6 Settembre 2017

Cielo, siamo a fine agosto, di già.
Tra poco ricominciano le scuole.
Brivido, terrore e raccapriccio.
Quest’anno poi siamo ad un altro giro di boa. Eh sì, con il grande abbiamo superato anche le scuole medie e quindi siamo all’inizio del nuovo ciclo scolastico. Eppure mi sembra ieri che la nostra famiglia si era formata, invece…puf…un battito di ciglia e siamo già alle superiori.

Mio figlio fra qualche giorno inizierà una nuova grande avventura.
Lui esterna un calmo, quanto apparente, disinteresse; beato lui.

adozioni_scuola

E io, come mi sento io?

Ancora una volta sto sulle montagne russe alternando sentimenti come se fossi una slot machine; felice per essere arrivata fino qua nonostante tutte le difficoltà avute nei cicli precedenti, terrorizzata perché tutto è nuovo e quindi è tutto da conoscere ed imparare a gestire.

Quello che so per certo è che dovrò ricominciare tutto da capo.

Cosa, vi chiederete.
Cosa devo io cominciare da capo visto che a scuola ci va lui.
La sensibilizzazione sull’argomento “alunno adottivo”
perché ho il legittimo dubbio, dopo ben 8 anni di rapporto con il mondo scolastico, che di “specifico adottivo” ne sappiano ben poco e che, e di questo ne ho la certezza rispetto all’istituto che frequenterà mio figlio, di linee di indirizzo per favorire il diritto allo studio degli alunni adottati visto che in segreteria, quando ho chiesto se avessero fatto proprie queste indicazioni del MIUR, mi hanno guardata come si guarda un alieno che sta parlando la lingua del mondo dal quale proviene. Con un sospiro, ho detto loro che le fornirò io quando riuscirò ad incontrare il dirigente.

È un film già visto questo ad ogni inizio di ciclo scolastico; ogni volta devo prendere tutto il corpo docenti, i dirigenti e soprattutto gli ATA, che sono quelli che stanno a maggior contatto con i ragazzi nei momenti di libertà, per spiegare a grandi linee non solo cosa significa “specifico adottivo”  ma spiegare tutte le difficoltà che possono portarsi dietro molti ragazzi/e adottati.

Generalmente sono comportamenti e difficoltà appresi negli anni passati in istituto, a chi è andata meglio, altrimenti della strada stessa o degli ambienti di crescita violenti o quantomeno disturbati, in una fase così delicata della loro crescita emotivo-relazionale.

E ve lo posso dire?
Sono stufa,
sì sono stufa di dover sempre spiegare i perché ed i per come, violando anche un po’ la privacy dei ragazzi, perché il mondo della scuola non è preparato ad accogliere le specificità dei propri allievi.
Sono stufa di dover spiegare per filo e per segno ogni cosa quando sarebbe loro preciso dovere tenersi aggiornati sulle mille sfaccettature dei ragazzi a loro affidati. Sono stanca di mettere al corrente docenti che ci possono essere dei problemi di attenzione e poi sentirmi dire :ma signora, suo figlio non sta a sentire e non si concentra per più di mezz’ora, se solo stesse più attento!” o peggio “ ma suo figlio non ha proprio voglia di fare nulla”.
Stanca e tendenzialmente un po’ sfiduciata anche dai mille discorsi sentiti da altri genitori adottivi che mi dicevano che se avevo problemi alle scuole di grado inferiore dovevo aspettare di arrivare alle superiori per cogliere appieno tutti i casini che possono esserci a scuola.
Ecco, adesso ci siamo arrivati ed io un po’ tremo.

Eppure sono una inguaribile ottimista, piena di fiducia, che legge dietro la disponibilità ed il sorriso che finora mi sono stati propinati da chiunque io abbia approcciato in questa scuola, dagli ATA al dirigente passando per le impiegate della segreteria, a farmi sperare per il meglio.
Spero in un percorso dove la collaborazione la faccia da padrone, dove il dialogo sia costruttivo e tutti mirino a fare sì che la storia particolare di mio figlio non sia altro che una sua specificità e non un limite.
Per quanto mi riguarda insomma…venghino siori,venghino, altro giro, altra corsa ed io…io speriamo che me la cavo!

Riminese trapiantata per amore in Umbria da ormai 18 anni. Ex dietista e mamma attempata, di due fantastici figli del cuore che arrivano dal Brasile. Ma il tempo passa e i figli crescono (e non sia mai avere mamma sempre fra i piedi) ho ripreso a studiare e sono diventata Mediatore familiare, civile e commerciale. E a breve...mediatore penale.

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