Allattamento al seno, un beneficio per mamma e bimbo

Ultima modifica 21 Ottobre 2019

L’ allattamento al seno è una pratica che, stando alle statistiche del Ministero della Salute e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è ancora poco supportata in Italia.

Allattamento al seno: lo stato delle cose in Italia

allattamento al seno

Da questi numeri e tabelle infatti sembrerebbe che le mamme italiane tendano ad allattare poco man mano che passano i mesi dal parto. Ovviamente questo andamento è diciamo fisiologico, perché se normalmente un neonato si attacca al seno della mamma ogni 2-3 ore nei primissimi mesi, questo intervallo di tempo tende naturalmente a dilatarsi, fino a scomparire del tutto con lo svezzamento.

E’ purtroppo però vero che, se pur con dati limitati a causa della mancanza di informazioni dettagliate su tutto il territorio nazionale, in Italia nei primi giorni della loro vita, i neonati che assumono latte materno sono 9 su 10, mentre già a 4 mesi il numero scende a 3 e diminuisce ancor più drasticamente a 1 a 6 mesi di vita.

Proprio per fronteggiare questa mancanza di “buona pratica”, cioè l’allattamento esclusivo al seno per un tempo più prolungato, lo scorso anno il Ministero della Salute, le maggiori società pediatriche e l’OMS hanno dato vita a nuove nuove linee guida su Allattamento e uso del latte materno/umano.
Evidentemente ce ne era il bisogno.

Quando io sono diventata mamma, e non è successo un secolo fa vi assicuro, tutte queste linee guida erano meno conosciute, ma io ho reputato ugualmente che l’ allattamento al seno esclusivo fosse quanto di meglio la natura offriva al mio bambino appena nato.

Ho allattato esclusivamente al seno per 6 mesi il primo figlio e 7 il secondo. Addirittura il più piccolo, nei primi 7 mesi della sua vita, non ha conosciuto neanche l’acqua, se non in qualche rara occasione.

E mi sembra di non aver fatto male: oggi i miei figli godono di ottima salute e io sono qui a perorare la causa dell’ allattamento al seno esclusivo, supportata anche da Ministeri, organizzazioni mondiali e pediatri.

Di allattamento al seno abbiamo parlato anche con Emilia Sigillo, psicologa perinatale, e Maura di Giovanni, ostetrica, nel nostro articolo riguardante la Settimana Mondiale di Sostegno all’ Allattamento Materno, che cade proprio in questi giorni, dall’ 1 al 7 ottobre

Come si legge sulle linee guida volute dal Ministero, il latte umano è un alimento specie-specifico, e addirittura individuo specifico. Significa cioè che il latte di ogni mamma è l’alimento migliore per lo sviluppo e la crescita del proprio bambino.

Ma non si pensi che questo concetto che oggi è ormai chiaro a tutti sia sempre stato così scontato.

Racconta il dottor Riccardo Davanzo, neonatologo dell’Istituto per l’infanzia di Trieste e presidente del tavolo tecnico del Ministero della Salute sull’allattamento in un’intervista a Repubblica di qualche tempo fa, che per decenni anche la comunità scientifica ha invitato le mamme ad uno svezzamento più precoce per prevenire il rischio di allergie nei più piccoli.

Oggi non è più così, e i vantaggi dell’ allattamento al seno sono stati comprovati da numerose ricerche internazionali, tanto da intervenire anche nelle pratiche ospedaliere e favorire e consigliare un attaccamento al seno sin dai primi istanti di vita del neonato (anche già nella prima mezz’ora dal parto).

La sostituzione, peraltro immotivata, del latte materno con quello artificiale, ormai è provato, non solo non apporta alcun beneficio al piccolo, ma in alcuni casi potrebbe addirittura compromettere lo stato di salute suo e della mamma a breve e lungo termine.

I vantaggi dell’ allattamento al seno

allattamento al seno

  • Un bambino non allattato al seno ha il 257% di possibilità di ricovero per infezioni alle basse vie respiratorie.
  • Il 178% di probabilità in più di soffrire di episodi di vomito e diarrea nel primo anno di vita rispetto ai bimbi allattati al seno.
  • Il 64% di probabilità in più di soffrire di diabete di tipo 2 e il 35% di probabilità in più di sviluppare forme di asma e obesità (32%).
  • Le ultime linee guida inoltre rivedono la credenza dei tempi passati riguardo all’introduzione del glutine nella nutrizione del neonato.

Sembrerebbe infatti che l’allattamento al seno esclusivo metta al riparo da diversi tipi di allergie quali asma, eczema, rinite allergica e allergie al glutine, proprio grazie alla minima quantità di esso nel latte materno, capace di favorire una tolleranza immunologica nel neonato già dai primi mesi di vita.

L’ allattamento al seno in più protegga i piccoli anche dall’inquinamento ambientale: il latte materno infatti compensa gli effetti dell’esposizione ad elementi inquinanti come le diossine, pericolose per lo sviluppo neuromotorio del piccolo.

Allattamento al seno dei bambini in terapia Intensiva

In Italia allattare i neonati in terapia intensiva non è una pratica comune.

Purtroppo questo è un ulteriore ostacolo al corretto sviluppo di questi piccoli più deboli, che invece godrebbero non solo dell’alimento migliore per loro, ma anche della presenza della mamma in un periodo difficile per loro.

I vantaggi dell’ allattamento al seno si estendono anche alle mamme

Si pensi che, sempre secondo le ultime ricerche, per ogni anno di allattamento durante le loro diverse maternità le donne riducono il rischio di cancro al seno del 4%, e del 24% di quello all’ovaio.

Il cosiddetto “baby blues”, la depressione post partum, è meno frequente nelle donne che allattano, le perdite ematiche diminuiscono più rapidamente, e il rischio di altre patologie quali ipertensione, diabete o malattie cardiovascolari e oncologiche si riduce in maniera proporzionale alla durata dell’allattamento.

E, vantaggio per alcune molto importante (me compresa), è quello di una più veloce “remise en forme” della donna: insomma una donna che allatta esclusivamente al seno dimagrisce più rapidamente rispetto a quelle che non lo fanno.

Diciamo che per molte questo potrebbe essere un motivo in più per continuare ad allattare i propri piccoli!

Durata dell’allattamento al seno

allattamento al seno

Secondo le linee guida internazionali l’allattamento al seno esclusivo dovrebbe durare non meno di 6 mesi.

Alcune raccomandazioni poi addirittura consigliano di continuare ad allattare i propri piccoli fino ai 2-3 anni, ma qui entriamo in un discorso che implica non solo la salute di mamma e bambino, ma anche e soprattutto un aspetto psicologico e sociale talmente delicato che non mi permetto di entrare nel merito, se non per dire una brevissima mia opinione. Personalmente, ripeto senza alcun fondamento scientifico, ritengo che un bambino di 3 anni allattato al seno sia una immagine eccessiva, ma sono conscia di potermi attirare le ire di molte mamme, e magari anche di alcuni specialisti. In ogni caso, vorrei passasse il messaggio che ogni mamma sa cosa è meglio per il proprio figlio, anche in questo caso.

Vero è inoltre che la durata dell’allattamento poco o niente ha a che vedere con la “vita intima” della coppia.

Alcuni infatti rimproverano a questa pratica prolungata di essere causa della mancanza di intimità tra partner, ma i suoi benefici per mamma e figlio dovrebbero spingere la coppia non a perdere questa abitudine, quanto a “organizzare meglio” i propri incontri amorosi!

Più inficiante invece per l’allattamento al seno è il rientro delle mamme lavoratrici sul luogo di lavoro.

Su questo fronte i governi, piuttosto che fare disastrosi Fertility day, potrebbero intervenire garantendo alla madre lavoratrice condizioni a sostegno della maternità e dell’allattamento: migliori accessi ai nido, leggi adeguate per il mobbing in azienda contro le neomamme, garanzie per flessibilità sui posti di lavoro ecc.

Controindicazioni per l’ allattamento al seno

Vi sono alcuni casi però nei quali è controindicato allattare, sebbene siano rari o a causa di gravi motivi.
Con l’insorgere di una nuova gravidanza ad esempio si può continuare ad allattare al seno a meno di ritardi evidenti di crescita del feto, o in caso di aborti ricorrenti, o ancora nei casi di minacce di parto pretermine.

E’ invece ovvio che una donna che faccia uso di sostanze stupefacenti, sia dedita all’alcol o sia una fumatrice accanita non può e non deve allattare al seno.

Per quel che riguarda il bambino invece, sono rari i casi nei quali il latte materno possa essere vietato o controproducente al suo sviluppo.

Un bambino affetto da galattosemia o fenilchetonuria non può essere allattato.

Divieto di allattamento al seno anche in caso di madre affetta da HIV, HTLV, brucellosi o altre infezioni gravi.

Le madri che allattano dovrebbero anche evitare l’esposizione a liquidi di contrasto, e quelle purtroppo che seguono terapie chemioterapiche devono smettere, o non iniziare.

La Società Italiana di Neonatologia raccomanda però di decidere di sospendere o continuare ad allattare valutando attentamente la situazione personale.

Riguardo all’assunzione di farmaci da parte di mamme in allattamento infine esiste un’app  interessantissima che contiene un archivio da consultare, e che riferisce per ogni farmaco o molecola le conseguenze che questo può portare al bambino allattato.

Inutile specificare che un’app, per quanto aggiornata, mai potrà sostituire il consiglio e le indicazioni di un medico in carne e ossa che conosce in dettaglio le condizioni di madre e figlio, al quale affidarsi in casi di scelte del genere.

Allattamento al seno: una parola sulle banche del latte

allattamento al seno

In Italia le banche del latte, a discapito del comune pensare, sono le più numerose in Europa dopo solo la Svezia. Su 165 banche del latte europee, 32 sono distribuite sul nostro territorio.

“Le banche del latte – afferma su Repubblica il presidente della Società Italiana di Neonatologia Mauro Stronati -operano grazie alla generosità di donatrici volontarie, accuratamente selezionate, che offrono il proprio latte a titolo gratuito. Ovviamente le banche devono attenersi a procedure rigorose e standardizzate”.

Questo è un motivo di vanto, che mi fa dire in ultimo che le mamme italiane, oltre a pensare al benessere del proprio bambino abbiano a cuore anche quello di piccoli più sfortunati che non hanno potuto godere del caldo abbraccio della loro che li allatta.

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