Ultima modifica 28 Marzo 2019

Per quanto tempo prolungare l’allattamento?

Spesso le mamme si pongono questa domanda, alla quale difficilmente si può dare una risposta univoca.

Certamente vengono validati gli effetti benefici a livello di salute, e non solo, per tutti quei bambini che hanno potuto godere dell’allattamento al seno.

Qui è mio interesse fare una riflessione anche sugli effetti positivi della relazione mamma-bambino. 

Il legame che si crea è intenso e profondo.

Il bambino chiede e la mamma risponde, immediatamente, soddisfando ogni suo bisogno. Non sono solo la fame o la sete i fattori in gioco, ma anche il bisogno di calore, affetto, contenimento.

allattare al seno

In questa unione si confonde chi da’ e chi riceve, poiché vi è, a parer mio, uno scambio quasi alla pari.

Anche per le mamme è quindi un momento di piacere, intimità e nutrimento affettivo.

Per alcune tuttavia viene anche vissuto come una sorta di lavoro, un impegno da rispettare con delle scadenze, un qualcosa di stressante e faticoso. La variabile comune forse è proprio quella della fatica.

Sia che esso sia vissuto come un piacere che come un dovere, sempre faticoso è.

Succhia alla mamma tanta energia, la stanchezza fisica che ne consegue è quindi inevitabile e, a volte, difficilmente recuperabile per via della ciclicità che appartiene all’allattamento stesso. A volte, il dimagrimento fisico della mamma è molto evidente, come lo sono la stanchezza e la fragilità emotiva.

Quindi da che parte far cadere la bilancia del tempo?
Quanto prolungarlo?

Io penso che la risposta vari in base al criterio del benessere.

Se il bambino e la mamma stanno entrambi bene, allora può essere protratto in base alle richieste del bambino stesso.

Se la mamma invece è in grado di rendersi conto di un suo malessere fisico ed emotivo, allora deve avere la forza di far spazio anche a se stessa, trovando per entrambi la giusta soluzione.

Potrebbe essere quella di diminuire le poppate in alcuni momenti della giornata o della nottata, per darsi il tempo di recuperare ed avere più energie per il suo bambino.

Può essere anche quella di interrompere l’allattamento, se questo può portare ad una presenza fisica, emotiva e relazionale migliori per entrambi i membri della coppia.

Entrambi i passaggi sono delicati e meritevoli di tempo ed attenzione. Altrettanto preziosa tuttavia è la salute della mamma e, di conseguenza, quella del bambino.

L’invito è quindi quello di riflettere tenendo conto dei due punti di vista, senza farsi travolgere dai timori di danneggiare il bambino o di minare le basi di una buona relazione con lui. 

Sono mamma di una splendida bambina. Terapeuta EMDR, Psicoterapeuta (specializzata in psicoterapia dell'infanzia, dell'adolescenza e delle coppie), Consulente per il Tribunale di Varese in materia di separazione/divorzi e Formatrice in progetti di prevenzione al maltrattamento ed abuso infantile. La psicologia non è solo un lavoro ma una vera e propria passione.

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